Se Tesla è una bolla lo capiremo entro quest’anno

15 Gennaio 2020, di Alberto Battaglia

Pochi hanno dubitato dei forti contenuti innovativi o sulle performance che mai si erano viste su nessun altra auto elettrica. Sulla sostenibilità finanziaria di Tesla, però, le perplessità sono sempre state ben di più, così come sulla prospettiva di realizzare vendite sufficienti a garantire flussi di cassa stabili e positivi. E’ vero, da quando Tesla esiste (dal 2003) la società non ha mai chiuso un solo anno senza registrare perdite nette.

Nella prima metà del 2019 sembravano prevalere questi dubbi e le azioni sono scivolate fino a toccare il minimo di inizio giugno. Da allora, il valore del titolo Tesla è triplicato. Come si spiega una tanto radicale inversione di marcia? Anche gli analisti faticano a fornire spiegazioni meramente razionali a questa domanda. Nel grafico in basso è possibile vedere lo spread fra il prezzo di Tesla e la media dei target price degli analisti: a dicembre (parte destra del grafico) è avvenuta una improvvisa impennata delle valutazioni che ha lasciato spiazzati gli esperti (più si scende in territorio rosso, tanto più i prezzi obiettivo risultano inferiori rispetto al valore attuale delle azioni Tesla) .

Rally Tesla: atto primo

Il primo segnale positivo è arrivato a ottobre, alla pubblicazione dei risultati relativi al terzo trimestre 2019: contrariamente alle previsioni, la società aveva realizzato un utile netto di 143 milioni di dollari. Una sorpresa immediatamente prezzata dai mercati, che da quel momento in poi hanno avviato una febbricitante corsa all’acquisto del titolo. Poco importa se nei due trimestri precedenti Tesla aveva perso 1,1 miliardi. Un numero crescente di analisti inizia davvero a credere che la creatura di Elon Musk sia davvero pronta a registrare stabilmente profitti in un futuro non troppo lontano. Jefferies, ad esempio, ritiene che il ramo automobilistico dell’azienda “dovrebbe passare in utile quest’anno”.

Rally Tesla:  atto secondo

Osservando l’andamento del titolo, però, l’annuncio che ha elettrizzato ancor di più gli investitori è stato quello del 3 gennaio. Tesla ha comunicato la consegna quasi 112mila veicoli nel quarto trimestre, un record per l’azienda. Non solo, le vendite complessive del marchio per il 2019 sono aumentate del 50%. 
Nel frattempo la fabbrica (o meglio, Gigafactory) di Shanghai, è entrata in funzione, sfornando i primi veicoli. E’ un obiettivo strategico: la Cina è al momento il maggior mercato automobilistico mondiale per le auto elettriche.
A questo punto, regna una certa fiducia sul fatto che il prossimo suv della Casa, la Model Y il cui lancio è atteso nell’estate, possa consolidare questi numeri. Da inizio anno la performance del titolo è del 27% segno che gli investitori ritengono (vero o meno che sia) archiviati gli ostacoli nella produzione, nei tempi di consegna e che Tesla abbia in qualche modo superato il guado. I risultati finanziari relativi al quarto trimestre, lo ricordiamo, restano ancora da scoprire.

Le sfide di una concorrenza crescente e il rischio crollo

Attualmente le auto elettriche costituiscono una parte minoritaria delle vendite di automobili, anche negli Stati Uniti. Tuttavia, Tesla è riuscita a imporsi come leader in questa fetta di mercato approfittando dell’anticipo sui concorrenti, su una formidabile comunicazione affidata al ceo Elon Musk e su un prodotto attualmente più avanzato di quello offerto dai rivali (pochi, ancora) che si contendono lo stesso spazio. Il 77% delle auto elettriche vendute negli Usa (novembre 2019) risulta a marchio Tesla, benché la quota di mercato complessiva della Casa si aggiri ancora intorno all’1%.

L’attrattiva del marchio Tesla, e la relativa quota di mercato nelle auto elettriche è destinata a mantenersi stabile anche quando la concorrenza si sarà fatta più ampia ed agguerrita? Su questo interrogativo gli analisti hanno opinioni assai diverse, così come sulle prospettive immediate del titolo.

Secondo Credit Suisse e Ubs, ad esempio, il giudizio resta pessimistico: entrambe ritengono che il titolo possa perdere il 50-60% del valore nell’arco di quest’anno. Deutsche Bank, costretta in qualche modo ad adeguare al rialzo il target price dopo il rally fa comunque notare che il “sentiment degli investitori è diventato rialzista troppo in fretta, ignorando alcuni dei rischi a breve termine”.

A tutto beneficio di Tesla vanno certamente notate le prime “sconfitte” da parte della più blasonata concorrenza: negli Usa né la Jaguar I-Pace né l’Audi e-Tron sembrano scalfire minimamente le vendite della Model X nello stesso segmento (a novembre sono state vendute circa 1.700 Model X contro 621 e-Tron). Ma la concorrenza è destinata a crescere e solo un mercato dell’elettrico più maturo e meno legato all’effetto-novità potrà veramente dare segnali affidabili sul potenziale di vendita di Tesla in rapporto alle rivali. Ma le massicce differenze nelle previsioni degli analisti non sono destinate a durare all’infinito: se è vero che l’era della Tesla in perdita perenne è vicina alla fine, questo 2020 potrà chiarirlo in buona parte.