TERRORISMO:
È GUERRA,
LEGGI SPECIALI

di Redazione Wall Street Italia
9 Luglio 2005 11:50

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(WSI) – Questa Berlusconi se la poteva risparmiare. Ha giurato che a settembre ritirerà dall’Iraq trecento soldati. È vero, lo aveva già dichiarato. Ma ribadirlo adesso, mentre le macerie di Londra fumano ancora e mentre gli inglesi seppelliscono i morti senza fare sceneggiate, senza strapparsi i capelli, insomma con dignità e compostezza; ribadirlo adesso, dicevo, è poco opportuno. Non fa bene all’anima nostra. Avvilisce. Il mondo intero sa che presto toccherà all’Italia subire la violenza dei bastardi – come li ha definiti un giornale britannico -; noi stessi lo sappiamo, e scoprire attraverso le parole del premier che lo Stato se la fa sotto perché impreparato e debole non giova al morale.

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Il presidente del Consiglio doveva mordersi la lingua. Tacere piuttosto che offrirsi in ostaggio al terrore. Intendiamoci. Comprendiamo la sua apprensione. È stato personalmente minacciato. Vive nell’angoscia di essere vittima di un agguato. Trema. Ma il ruolo che egli ricopre impone di non farsene accorgere. Signor premier, qui bisogna inquadrare il problema e rendersi conto dei pericoli. L’Italia non ha un salvacondotto. Non è un porto franco. È alleata degli americani e ciò se da una parte dà vantaggi, dall’altra impone dei rischi. Non è il caso di ritirare trecento soldati nella consapevolezza che poi la missione comunque non cessa. O lei va fino in fondo o è meglio che si zapaterizzi: o rimpatria tutti i militari, confessando che in questo modo spera di muovere a pietà i bastardi, oppure – con dignità e rigore – va avanti per la sua strada con quello che la scelta comporta. Il compromesso (ne richiamo trecento per fornire un segnale agli islamici, insomma faccio loro l’occhiolino) non è accettabile.

Il suo amico Blair ha mantenuto una condotta da uomo di Stato. Serio, impassibile, responsabile. E gli inglesi gli sono andati dietro. Non una lacrima, nessun cedimento alla teoria del piagnisteo, niente sceneggiate. Solo efficienza nei soccorsi. Tutto ha funzionato per il meglio, i soccorsi, gli impianti di estinzione e di sicurezza; tempestivamente sono comparse anche le maschere antiustione. Che popolo, quello anglosassone. Le tivù non hanno mai indugiato sui particolari strappacuore. La parola d’ordine era: salviamo il salvabile. Poi piangeremo in privato. Una lezione che dovremmo imparare; lei per primo, dottor Berlusconi Silvio da Arcore.

Incomprensibile l’atteggiamento della Lega, che vuole tagliare la corda dall’Iraq. Scemenze. Quando furono abbattute le torri gemelle a New York non era in corso alcun conflitto; fu un atto bellico unilaterale, la dichiarazione di guerra del fondamentalismo islamico contro gli Stati Uniti, contro l’Occidente. Con tremila cadaveri bruciati o sotto un cumulo di detriti, che cosa avrebbe dovuto fare Bush? Rassegnarsi? Inviare un mazzo di fiori a Bin Laden? Intavolare una discussione con gli assassini? Invitarli a cena? Oppure accettare la sfida? La mossa iniziale della Casa Bianca fu prudente: il presidente ingiunse ai talebani di consegnare all’America il regista dell’attentato, l’organizzatore, Bin Laden. I talebani risposero picche. Cominciarono le ostilità. L’Afghanistan non resse.

Fu quindi la volta dell’Iraq di Saddam, “il vero luogo di incubazione del terrorismo”, come ha scritto ieri il manifesto in una intervista a Maurizio Calvi, presidente del Ceas (Centro alti studi per la lotta al terrorismo e alla violenza politica). Non è sufficiente? Ecco allora il titolo dell’Unità, sempre di ieri: “È Bagdad il laboratorio sperimentale del terrorismo di Al Qaeda”. Si vede che non era poi tanto sbagliato mandare i marines in Iraq a fare piazza pulita dei banditi esaltati. Altro che pacifismo. Ci sono momenti in cui serve agire; l’America ha agito, Bush ha rivinto le elezioni. Noi invece siamo qui, tremebondi e alla ricerca di una mossa furba onde convincere gli omicidi che non meritiamo di essere ammazzati. Nessuno desidera sacrificarsi in nome dell’Occidente civile; per carità. Però ricordiamo: o ci battiamo o saremo sopraffatti.

Sono indispensabili leggi speciali. Leggi speciali furono approvate all’epoca in cui imperversava il terrorismo rosso, grazie alle quali lo sconfiggemmo. Perché non fare altrettanto davanti alla minaccia degli estremisti islamici? Invece di congedare le truppe – ma solo un po’ – caro Berlusconi, si metta al lavoro per proteggerci da un eventuale probabile assalto armato. Lei ha una maggioranza consistente e in grado di muoversi; ne approfitti per dare un segnale agli italiani e anche agli stranieri che circolano a loro piacimento sul territorio nazionale. Agevoli l’espulsione dei potenziali nemici, dei clandestini, delle teste calde. Via.

Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: siamo in guerra, in emergenza. Eliminiamo lacci e lacciuoli che vietano un repulisti negli ambienti in cui il terrorismo prospera, cresce, aggrega i propri adepti, gli allievi degli assassini, coltiva i kamikaze. Ospitare chi ci vuole uccidere è una follia. Coccolarselo è una follia ancora maggiore. Leggi speciali. Provvedimenti drastici. Qualcuno ieri ha polemizzato con Libero per il suo titolone di prima pagina: “Ce la pagherete”. Qualcuno preferisce non fargliela pagare? Segno che è un complice. Noi preferiamo crepare che essere complici dei criminali. E lei, Cavaliere, come la pensa?

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