Terremoto Emilia: cinque paesi Ue si rifiutano di pagare

9 Novembre 2012, di Redazione Wall Street Italia
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Roma – Germania, Olanda, Finlandia, Svezia e Gran Bretagna bloccano gli aiuti Ue all’Emilia Romagna per il terremoto. È quanto hanno riferito fonti Ue a margine dell’Ecofin bilancio.

I cinque paesi non vogliono pagare i 670 milioni di euro del Fondo di solidarietà Ue proposti per compensare i danni subiti dall’Italia.

Se tutti i paesi hanno riconosciuto che l’Italia ha diritto ai finanziamenti del Fondo di solidarietà Ue, e hanno negli scorsi giorni formalmente approvato la decisione, Germania, Olanda, Finlandia, Gran Bretagna e Svezia non vogliono pero `pagare il conto´, hanno spiegato le fonti. I 27 sono riuniti oggi per decidere anche sul bilancio rettificativo Ue 2012, per cui la Commissione ha chiesto in più la cifra record di 9 miliardi, e anche sul bilancio 2013, per cui la sempre la Commissione ha chiesto un aumento del 7% rispetto a quello dello scorso anno.

Questi cinque paesi sono contrari anche a queste richieste dell’esecutivo comunitario, adducendo il fatto che data la crisi bisogna ridurre le spese.

I soldi che la Commissione chiede, però, sono quelli già stanziati per i progetti del bilancio 2007-2013, che essendo ora giunto al termine deve saldare i conti e pagare le fatture dovute agli stessi stati membri.

«Ora sono arrivate le `bollette´ da pagare: cosa dovrei farne, ignorarle e buttarle nel cestino della spazzatura?», ha detto il commissario Ue al bilancio Janusz Lewandowski ai ministri riuniti a Bruxelles. I negoziati tra Commissione, Consiglio e Parlamento per cercare di arrivare a un’intesa complessiva si prevedere che dureranno tutta la notte.

Stando agli ultimi dati in prospettiva pubblicati dall’Ocse, si profila un futuro di crescita economica moderata in Italia, secondo un rapporto di previsioni di lungo periodo diffuso oggi, che guarda da qui al 2060. Anno in cui avverra’ lo storico sorpasso ai danni della Germania. Anche se molti italiani non vivranno abbastanza per assistervi.

In media il Pil della penisola dovrebbe aumentare dell’1,4 per cento l’anno sul periodo 2011-2060, contro il 2 per centro annuo di crescita atteso per la media dell’area Ocse, il 3,9 per cento dei paesi non Ocse e il più 2,9 per cento annuo della crescita mondiale, sempre sullo stesso periodo in esame. Eppure l’Italia farebbe meglio della Germania, che secondo le stime dell’ente parigino sullo stesso periodo crescerebbe solo dell’1,1 per cento l’anno.

Superiore invece la performance della Francia, lo studio stima una espansione media annua dell’1,6 per cento, così come per la Spagna con un più 1,7 per cento. Tuttavia guardando alla crescita del Pil procapite, la performance attesa sull’Italia, più 1,3 per cento, è inferiore al più 1,5 per cento annuo della Germania, nelle tabelle diffuse dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

Le previsioni di crescita economica dei vari paesi sono calcolate dall’Ocse “a parità di potere di acquisto”, ovvero per tenere conto delle differenze di prezzi locali ed eliminare l’effetto dei cambi valutari, non corrispondono quindi esattamente al Pil assoluto.

Il periodo in esame viene suddiviso in due parti, dal 2011 al 2030 e dal 2030 al 2060. Sul primo sotto periodo per l’Italia l’Ocse prevede una crescita economica media annua dell’1,3 per cento, mentre sul 2030-2060 stima un rafforzamento al più 1,5 per cento annuo.

Per l’economia mondiale, ponderata a parità di potere di acquisto, l’Ocse prevede una crescita media annua del 3,7 per cento sul periodo 2011-2030 cui seguirà un più limitato 2,3 per cento sul 2030-2060.

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