Tempa Rossa: Total e governo, contatti “su tutti i fronti”

6 Aprile 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Dalle intercettazioni è emersa una fitta rete di contatti tra Total e il governo Renzi. In una conversazione con il compagno del ministro dimissionario Guidi, Gianluca Gemelli, il dirigente del colosso francese Giuseppe Cobianchi spiega che al pari di altre lobby la compagnia petrolifera era impegnata “su tutti i fronti” per influenzare le decisioni politiche esecutive.

“So che anche a livello centrale con i ministeri, insomma, i colleghi di Roma hanno contatti continui, frequenti, mi auguro che quello che viene dichiarato a livello governativo poi possa trovare applicazione”.

Oltre ai riferimenti ai contatti con i ministeri, riferisce Il Giornale, Cobianchi fa il nome di un altro dirigente Total, Roberto Pasolini, spiegando che si tratta della “persona che comunque tiene i rapporti a Roma, anche con i ministeri, eccetera”. Il tema era ancora quello dell’emendamento da riproporre – con il placet del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi – nella legge di Stabilità per sbloccare la situazione su Taranto, portando il petrolio da Tempa Rossa fino alla città sullo Ionio.

A inizio settimana, proprio in concomitanza con lo scoppio dello scandalo che ha portato alla dimissioni il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, è arrivata una controversa e pesante sentenza di condanna della procura di Potenza (47 anni di carcere complessivi) per nove persone, tra cui i più alti ex dirigenti di Total.

Il tempismo della sentenza, che chiude una lunga trafila giudiziaria aperta nel 2008, è quanto mai inopportuno per il governo, già alle prese con lo scandalo sulle trivelle in Basilicata chiude una vicenda cominciata nel 2008.

Tuttavia, proprio la grande distanza di tempo tra quando i reati di corruzione e turbativa d’asta riconosciuti dai giudici in primo grado e la sentenza potrebbe “salvare” l’ex AD Lionel Lehva (tre anni e mezzo di reclusione), gli altri ex manager del gruppo petrolifero francese Roberto Pasi e Roberto Francini, un imprenditore e l’ex indaco di Gorgolgione (sette anni).

Come ricorda La Stampa, infatti, potrebbe scattare la prescrizione per i reati contestati già a partire da giugno di quest’anno. Di conseguenza i prossimi gradi del processo non potranno essere portati a termine.

Va precisato che la vicenda giudiziaria in questione non ha nulla a che vedere con quella che ha portato alle dimissioni del ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, anche se dalle intercettazioni è emerso che l’emendamento del governo alla legge di Stabilità è stato aggiunto non solo per accelerare le trivellazioni in Basilicata ma anche per “accontentare” Total e Shell. Rimane il fatto che le ultime condanne sono la prova della presenza di una rete allargata di corruzione che coinvolge imprese locali, politici, amministratori e colossi stranieri del petrolio.