TELECOM:
L’ IMPORTANZA
DEL QUATTRINO

3 Aprile 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Un’ondata di ardente peronismo anticapitalistico e nazionalista attraversa maggioranza di governo e sindacati, compresi il presidente della Camera e il liberalizzatore Bersani: via i capitali americani dalla Telecom. Unica eccezione il portavoce unico, Silvio Sircana, che in un coro di voci dissonanti definisce “sacre” le decisioni dei consigli d’amministrazione. Che cosa è successo?

E’ successo che Pirelli, avendo in pancia la quota di controllo di Telecom, ha ricevuto un’offerta di acquisto così conveniente da convincere tutti i suoi amministratori senza eccezione, compresi Mediobanca Capitalia Banca Intesa, ad andare a vedere: quando arriva il quattrino vero, che è importante in un sistema capitalistico di mercato globale o dovrebbe esserlo, non si vota contro i propri interessi.

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Però, incalzati dai fanatici della Fiom, dai Comunisti italiani di Diliberto, dai neocomunisti di Rifondazione, dai Verdi e da Di Pietro, che gioca con Beppe Grillo, ministri rutelliani e diessini, e i loro capipartito, oppongono alle intimazioni dei bravi, “questa vendita non s’ha da fare”, una pelosa strategia dell’attenzione, della vigilanza, dell’occhiuta sorveglianza per vedere come si fa a recuperare l’affare di mercato, a reinserirlo nel “sistema” (così lo chiamano), insomma a ripristinare il potere conventicolare di politica e capitalismo squattrinati, o avari o incapaci di rischio, che finora sulla Telecom hanno detto e disdetto, dopo averla malamente privatizzata e dopo avere malamente cercato di ripubblicizzarla o, in subordine, di distruggerla con il solito asse tra magistrati, gruppi editoriali concorrenti e poteri forti e neutri di varia natura e umanità.

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Pirelli non è stata per così dire “magica” quando comprò i telefoni e il resto a un prezzo eccessivo, non lo è stata nella gestione del suo apparato di sicurezza, che ha origliato tutti compresa la moglie e i parenti del proprietario, ma sul piano industriale l’azionista di Telecom, pressato dagli eventi (diciamo così) ha insediato un nuovo management meno sgradito (Guido Rossi), ha tentato un paio di piani industriali e commerciali con la spagnola Telefonica e con il globale Murdoch, tutti regolarmente sabotati sempre in nome di un consorzio di sistema che prometteva di intervenire senza tirare fuori il quattrino a condizioni di mercato, provando ancora una volta un mezzo esproprio di salotto politico e finanziario.

Domenica, a Borsa chiusa, l’azionista di controllo ha annunciato che nel giro di un mese potrebbe concludere un affare attraverso una vendita per 4,6 miliardi di euro a grandi operatori multinazionali interessati al mercato italiano. Ne è seguita una risalita in Borsa del dieci per cento circa. Ed è subito ripartita la sarabanda dei guardiani del sistema autarchico all’italiana, quello del capitalismo senza capitali. Ora racconteremo e staremo a vedere come finisce.

Certo però che alla fine il quattrino conta, e se uno ha una cosa dovrebbe avere il diritto di venderla al miglior offerente senza che partiti ministri e altri soggetti indirettamente politici glielo impediscano con metodi peronisti. Dovrebbe.

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