TASSI USA: PERCHE’ E’ MEGLIO TAGLIO DELLO 0,25%

26 Giugno 2001, di Redazione Wall Street Italia

‘Il troppo stroppia’.

La Federal Reserve dovrebbe imparare questo concetto prima dell’incontro in cui si decidera’ se ridurre il costo del denaro di un quarto di punto o di mezzo punto percentuale.

Le ragioni per una o l’altra mossa sono forti, ma quelle per un taglio di un quarto di punto sembrano piu’ forti.

E perche’ poi la Fed non potrebbe decidere di ragionare in ottavi di punto e approvare una manovra da 3/8 di punto?

Nonostante gli operatori del mercato siano in disaccordo sul possibile ammontare del previsto taglio dei tassi da parte della Fed, la maggioranza e’ d’accordo che ulteriori riduzioni dei tassi siano necessarie.

L’economia e’ semplicemente troppo debole perche’ la Fed si metta gia’ da parte.

Mentre un taglio di mezzo punto non dovrebbe fare danno e a un primo sguardo i benefici derivanti da una riduzione dello 0,50% sembrano superare gli scenari su una riduzione di solo 0,25%, in realta’, andando oltre l’apparenza, un taglio di un quarto di punto e’ molto interessante per una serie di ragioni.

Quando meno e’ meglio

1) Innanzitutto, per dirla con le parole della Fed, l’impatto dei precedenti tagli ai tassi deve ancora farsi sentire.

Ecco la dichiarazione del presidente della Reserve Alan Greenspan (24 maggio 2001):

“A causa dei lunghi e variabili ritardi della politica monetaria, l’effetto delle nostre recenti iniziative necessitera’ di tempo per rafforzare i portafogli finanziari e riversarsi nella domanda di beni e servizi. Dobbiamo essere anche consapevoli che la nostra attivita’ quest’anno dovrebbe rivelarsi un sostanziale supporto per il rafforzamento dell’attivita’ economica di fine anno”.

La prospettiva di Greenspan e’ stata ripresa da parecchi altri membri della Federal Reserve e quindi sembra essere uno dei temi principali della banca centrale americana.

2) In secondo luogo, un taglio di un quarto di punto potrebbe aiutare a mantenere l’attuale tendenza al ribasso dei tassi d’interesse a lungo termine.

Solo poche settimane fa i tassi d’interesse a lungo termine stavano salendo ai massimi degli utlimi sei mesi nonostante le riduzioni della Fed, poiche’ gli investitori in obbligazioni a lungo termine esprimevano il loro timore che la Fed stesse diventando troppo aggressiva.

Un taglio di mezzo punto percentuale potrebbe essere di nuovo accolto con gli stessi timori e essenzialmente cannibalizzare l’ulteriore quarto di punto. Una mossa di un quarto di punto calmerebbe i timori di tagli eccessivi da parte della Fed e conterrebbe l’aumento dei tassi di interesse a lungo termine.

3) In terzo luogo, una volta terminato il rallentamento economico, il tasso di disoccupazione dovrebbe essere piu’ basso e il tasso d’inflazione piu’ alto di quanto accade quando l’economia si riprende dalla debolezza.

Ecco cosa ha detto Laurence Meyer, membro del direttivo Fed, il 6 giugno:

“Nelle previsioni generali, l’economia si avvicina nel 2002 a qualcosa di molto simile a una crescita a piena occupazione. Questa conseguenza e’ molto diversa dal solito modello di debolezza economica e dobbiamo tenerne conto mentre allentiamo i tassi per mitigare il rischio di un rallentamento persistente o di una recessione e non creare allo stesso tempo condizioni che portino a una crescita dell’inflazione quando l’espansione si prepara a crescere”.

4) In quarto luogo, si potrebbe commentare che i passati tagli della Fed siano gia’ stati indirizzati all’attuale debolezza dell’economia. La Fed probabilmente ha creduto che le statistiche economiche successive ai tagli ai tassi rimanessero deboli, specialmente a causa del lungo periodo di tempo che intercorre tra la riduzione dei tassi e i loro effetti.
Quindi, le recenti notizie sull’economia sono state probabilmente attese dalla Fed.

5) In quinto luogo, una mossa di mezzo punto sembrerebbe andare contro il volere dei dodici distretti della Fed. E’ stato rivelato di recente che sei delle dodici banche centrali avevano richiesto una riduzione di solo un quarto di punto all’incontro del Federal Open Market Committe (FOMC), l’organo di politica monetaria della banca centrale, del 15 maggio e che una banca non aveva richiesto alcuna modifica.

I votanti dei distretti della Fed comprendono un consiglio di nove membri, tutti di diversa provenienza, che presumibilmente hanno informazioni sulle previsioni economiche nei loro campi. Quindi il loro ottimismo implicito e’ degno di nota.

6) In sesto luogo, due dei settori chiave – le abitazioni e le auto – stanno gia’ dando buoni risultati, quindi non c’e’ un gran bisogno da parte della Fed di muoversi aggressivamente per spingere questi comparti.

7) In settimo luogo, una mossa di mezzo punto farebbe poco per motivare la spesa in conto capitale nelle aree piu’ sfortunate dell’economia.

Per quale ragione, ad esempio, una societa’ di telecomunicazioni con un massiccio eccesso di capacita’ degli impianti considererebbe l’aumento della propria capacita’ semplicemente perche’ la Fed ha scelto una mossa di mezzo punto invece di quella di un quarto?

La probabilita’ che questo accada e’ vicina allo zero. Ci vorra’ tempo perche’ questo eccesso di capacita’ si riduca e i tassi della Fed possono fare poco per accelerare il processo.

8) In ottavo luogo, un taglio di 50 punti base abbasserebbe il tasso reale dei Fed Funds (il tasso dei Fed Funds meno l’inflazione) a un livello troppo basso.

Questo preoccupa alcuni mebri della Fed, compreso il governatore della Fed di Richmond, Alfred Broaddus, che recentemente ha notato che il tasso reale dei Fed Funds e’ “molto basso, vicino all’1%”.

Broaddus ha notato poi come, a differenza dell’inizio degli anni novanta quando la Fed aveva spinto il tasso reale vicino allo zero, l’inflazione corrente si sta alzando e il tasso di disoccupazione e’ basso.

In passato, un livello basso in maniera anormale del tasso reale dei Fed Funds ha preceduto episodi inflazionistici.

9) In nono luogo, la Fed ha gia’ iniziato il processo. Quest’anno la crescita della riserva di denaro e’ stata robusta, con l’M3, la misura generale Fed della crescita di riserve monetarie, in aumento al tasso piu’ veloce degli ultimi 20 anni. In pratica il processo e’ gia’ finito.

10) In decimo luogo, due fonti di stimolo stanno per emergere: tagli fiscali e calo dei prezzi energetici.

Il taglio fiscale quasi certamente innalzera’ la spesa al consumo a partire da luglio mentre il recente calo dei future energetici quasi certamente dara’ un’ulteriore spinta all’economia. E sara’ importante anche il possibile aiuto che cio’ portera’ alla fiducia dei consumatori.

La ragione per un taglio di mezzo punto e incrementi in ottavi di punto

La ragione per una mossa di mezzo punto sembra basarsi sulle recenti revisioni al ribasso delle societa’ americane e la continua debolezza nel settore manifatturiero.

Inoltre, i differenziali tra i ‘junk bond’, le cosidette obbligazioni spazzatura, sono aumentati notevolmente nelle scorse settimane a causa dei timori sull’economia e sul settore tecnologico in particolare cosi’ come a causa della rinnovata debolezza del mercato azionario.

Ma, nonostante queste ragioni siano forti, non sembrano schiacciare quelle per una mossa di un quarto di punto. Cio’ nonostante, non escluderei per niente una mossa di mezzo punto anche se non sono sostanzialmente d’accordo.

Se il dibattito si facesse piu’ acceso, forse la Fed dovrebbe considerare l’utilizzo di incrementi di ottavi di punto. Una mossa di mezzo punto oggi, quando il tasso dei Fed Funds e’ al 4%, rappresenta il 12,5% del tasso degli stessi Fed Funds, contro il 7,7% di quando il tasso era al 6,5%.

Gli incrementi in ottavi di punto darebbero alla Fed la flessibilita’ di utilizzare il suo strumento principale in modo da adeguarsi alle diverse circostanze economiche.

Potrebbero anche aiutare a ridurre la volatilita’ del mercato riducendo il grado di delusione che occorre quando i partecipanti al mercato anticipano in modo errato le mosse della Fed. Questo e’ particolarmente importante nella situazione attuale.

Qualunque cosa succeda, non si puo’ comunque negare che la Fed abbia fatto la sua parte per ravvivare l’economia.

*Anthony Crescenzi e’ capo analista della sezione Capital Markets alla boutique finanziaria Miller Tabak & Co.

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FED E TASSI USA: SPECIALE WALL STREET ITALIA