TASSI USA: FED HA IGNORATO DATI POSITIVI

22 Agosto 2001, di Redazione Wall Street Italia

La dichiarazione sulla politica della Fed lascia chiaramente le porte aperte a ulteriori tagli e suggerisce che l’autorita’ monetaria americana non ha ancora sufficienti elementi per cominciare ad accennare alla possibilita’ che la fine della campagnia di tagli dei tassi sia immininente.

Mentre la Fed ha iniettato un po’ di ottimismo nella sua ultima dichiarazione di politica monetaria, rispetto a quella precedente del 27 giugno, il discorso e’ chiaramente privo di molti sviluppi positivi che si sono delineati nelle ultime notizie economiche.

La Fed ha scelto di enfatizzare i dati negativi: “i profitti delle aziende e le spese in conto capitale continuano ad essere deboli e la crescita estera e’ lenta, pesando sull’economia americana”.

L’omissione riguarda parecchi sviluppi positivi che includono: richieste di sussidi di disoccupazione, che sono stati sotto i 400.000 per quattro settimane consecutive da Aprile; la produzione industriale che in luglio ha registrato il calo piu’ basso degli ultimi dieci mesi; le vendite al dettaglio, che esclusa la benzina, sono state forti in luglio e le catene di negozi che stanno registrando vendite superiori alle attese in agosto; le scorte di magazzino che continuano a scendere in modo deciso; l’indice preliminare dell’Universita’ del Michigan che e’ salito al livello piu’ alto da gennaio; il superindice che e’ cresciuto per quattro mesi consecutivi, prima volta nell’ultimo anno e mezzo.

La mancanza della Fed nel riconoscere questi dati potrebbe riflettere il fatto che molti di questi segnali positivi sono nella prima fase. La Fed tende a mettere una grande enfasi sugli sviluppi che si sono verificati in un arco di molti mesi e non sui dati freschi. Percio’ e’ comprensibile che la Fed non abbia ancora riconosciuto pubblicamente questi importanti sviluppi positivi. La Fed probabilmente stara’ aspettando che continuino ancora per un po’ di tempo prima di introdurli nella formulazione della propria politica.

I distretti bancari potrebbero mostrare un aiuto in discesa da ulteriori tagli dei tassi.

Un aspetto interessante della dichiarazione di politica monetaria e’ stato il fatto che, come in giugno, appena 7 dei 12 distretti bancari hanno richiesto il taglio del tasso di sconto (per tagliare i tassi la Fed deve ricevere la richiesta da parte dei distretti bancari). Il numero dei distretti che hanno votato a favore di una riduzione dei tassi e’ sceso dall’unanimita’ di marzo, a 5 richieste di maggio.

Infatti, in maggio, il presidente della Fed di Kansas City aveva dissentito dalla decisione di tagliare i tassi di mezzo punto, vontando per una diminuzione di un quarto di punto.

Da giugno inoltre i distretti bancari hanno continuato a richiedere riduzioni di un quarto di punto e non piu’ di mezzo punto e questo perche’ c’era solo una stretta maggioranza di distretti bancari che voleva un taglio dei tassi. La loro insistenza ha avuto successo e la Fed ha proseguito a limare i tassi di quarto di punto.

Avendo fatto questa concessione, le richieste per un taglio dei tassi sarebbero dovute aumentare.

Il fatto che non siano aumentate suggerisce che alcuni distretti bancari potrebbero opporsi a ulteriori tagli.

Il breve periodo fra oggi e la prossima riunione della Fed, il prossimo 2 ottobre significa che la prossima decisione sui tassi dipendera’ molto dai dati pubblicati in settembre, relativi al mese di agosto. Se il trend corrente dovesse continuare, la Fed potrebbe interrompere la politica espansiva alla prossima riunione.

La mancata iniezione di ottimismo da parte della Fed nella dichiarazione ha tolto l’opportunita’ di valorizzare gli importanti dati positivi che si erano susseguiti ultimamente.

La Fed ha perso anche l’occasione di aiutare i mercati compensando il continuo flusso di dati negativi sugli utili con cui deveno confrontarsi giornalmente gli investitori.

Fondamentalmente non ha colto l’opportunita’ di usare il proprio discorso per aiutare a eliminare la marea di pessimismo che pervade i mercati e l’economia.

La Fed avrebbe dovuto mostrare piu’ considerazione dell’impatto che i fattori psicologici giocano sull’economia, enfatizzando maggiormente quelli positivi.

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FED E TASSI USA: SPECIALE WALL STREET ITALIA /2