Tassi negativi, “una tassa per aziende e famiglie”

3 Maggio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – I tassi di interesse negativi sono un esperimento che non funziona. Parola di Christopher Waller, executive vicepresident e director of research della sede del Missouri della Fed, secondo cui il costo del denaro negativo rappresenta una tassa sulle banche che, a loro volta riversano sulle aziende e sulle famiglie. “Tutto questo non può essere visto come una politica di stimolo” ha aggiunto.

L’accusa e’ pesante: sarebbero in realtà ben più che inefficaci, infidi come un lupo travestito da agnello. Risultato: danneggiano, in una spirale questa sì negativa, banche, profitti, borse e consumi.

“I tassi negativi sono semplicemente una imposta sulle riserve bancarie” comincia Waller, che “deve essere pagata da qualcuno”.

Le conseguenze sono due: la banca può scegliere di “non trasferirla ai consumatori”, abbassando i “profitti al netto delle imposte”. Ma questo peserà’ sul valore delle sue azioni.

Seconda opzione: la banca può passare l’imposta ai clienti-correntisti riducendo gli interessi sui conti e imponendo costi e commissioni più alte. Ma in questo caso saranno le famiglie avranno meno soldi da spendere in beni e servizi in grado di alimentare la crescita.

La banca può infine trasferire i costi sui debitori, alzando gli interessi chiesti per i prestiti o gli oneri per processarli e concederli.

Tutto questo non sembra uno stimolo per l’espansione. La conferma di quanto affermato viene dalla Germania e anche la Svizzera. I titoli bancari “hanno sicuramente sofferto”. I tassi sui mutui dopo iniziali ulteriori cali sono risaliti. E le banche sono state molto riluttanti a imporre i costi ai consumatori per paura di ripercussioni.

“Pochi economisti sosterrebbero che alzare le tasse sulle famiglie rappresenta uno stimolo alla spesa» conclude Waller. “Perché dunque dovrebbero farlo con i tassi negativi?”.

Fonte: Business Insider