TASSE, IL GOVERNO FRANCESE LE TAGLIA. DAVVERO

30 Gennaio 2000, di Redazione Wall Street Italia

Centoventimila miliardi di imposte in meno ogni anno e per tre anni consecutivi dal 2001 al 2003.

E’ quanto ha annunciato venerdì 21 gennaio il primo ministro socialista francese Lionel Jospin. Non si tratta solo di un annuncio: il piano di bilancio della Francia per i prossimi tre anni, con la sua appendice di riduzione delle imposte, è già stato trasmesso alla Commissione europea, come vogliono le nuove norme dell’Unione.

Erano due anni che il governo socialista prometteva un taglio robusto al prelevamento obbligatorio (fisco, contributi sanitari e previdenziali, tassazione locale) per togliere alla Francia il primato di Paese più tartassato del continente: 45,3% del prodotto interno lordo.

Ma al ministero delle Finanze ci andavano cauti: l’abattimento del debito pubblico deve procedere, secondo un piano rigoroso, al ritmo dello 0,4-0,5% l’anno, mentre le spese dello Stato non debbono aumentare più dell’1%.

Ma per la Francia gli ultimi tre anni sono stati di sviluppo ininterrotto: più 3% nel 1997, 3,4 nel ‘98, 2,8 nel ‘99, un altro 3% previsto nel 2000. Negli ultimi due anni sono stati creati 460 mila posti di lavoro e tutto questo, unito a un sistema di controllo fiscale al limite della perfezione cui sfugge una evasione bassissima, ha fatto esplodere gli introiti dello Stato.

Fu il presidente della Repubblica in persona, Jacques Chirac, il 14 luglio scorso (festa nazionale) ad annunciare che l’erario aveva realizzato un ‘bottino fiscale’ (disse proprio ‘bottino’) decisamente esagerato ed era tempo di mettere mano ai tagli.

Jospin non si fece pregare.

Soppressi (un po’ per volta, a scalare) i contributi sui salari per la parte a carico dei lavoratori; ridotta l’Iva al 5,5% su elettricità
e gas; diminuita dal 20,6% al 5,5% l’Iva sui lavori di manutenzione delle abitazioni (il che ha già creato 48 mila posti di lavoro in più);
soppressione delle imposte sui contratti di locazione; soppressione di una imposta addizionale (introdotta nel ‘97) sulle società; ulteriore riduzione dei contributi sociali a carico dei lavoratori.

Per tutto il ‘98-’99 si è creato quello che è stato definito ‘il paradosso fiscale’: le imposte diminuivano per i singoli, ma aumentavano nel complesso e in percentuale sul Prodotto interno lordo.

Perché il ministro delle Finanze, Joseph Strauss-Kahn, (si è dimesso in seguito a uno scandaletto che non sembra essere neppure tale) tagliava da una parte e stangava dall’altra, soprattutto nel settore delle tasse ecologiche e sulle imprese. Ne sono nate in tale quantità e a una tale velocità da produrre ‘il bottino’ fiscale denunciato da Chirac.

Adesso Jospin fa sul serio. Anche perché un rapporto dell’Istituto nazionale di Statistica ancora ufficialmente riservato, ma già universalmente conosciuto, rivela che la percentuale dei prelevamenti sul Pil è superiore di almeno un punto a quanto fin’ora creduto.