TANTO RUMORE
PER NULLA

di Redazione Wall Street Italia
29 Agosto 2007 15:39

*Edoardo Almagià e’ consulente di Orconsult Sim. Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) –
Per quanto a prima vista allarmante, il problema dei mutui sub-prime non dovrebbe farci prendere dal panico.

Non è razionale pensare che l’economia ed il sistema creditizio Americani possano essere azzoppati perché un certo numero di persone o di famiglie dalla scarsa solvibiltà, e dunque clienti a rischio elevato, sono rimaste indietro nel pagamento dei loro mutui o vi abbiano addirittura rinunciato.

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Di fronte ai numeri del PIL Americano, non si tratta di cifre considerevoli. Inoltre, per via dell’impacchettamento e della cartolarizzazione in prodotti finanziari, queste cifre sono state spalmate un po’ ovunque per il mondo. L’impatto ne risulta dunque diluito ancorché esteso.

I dati dell’economia USA sono generalmente buoni e la grande maggioranza delle società continua a registrare profitti.

Si è trattato di un fenomeno generato da assenza di pianificazione e da aspettative eccessive da parte di investitori che cercavano rendimenti maggiori di quelli offerti dalle Banche o dalle normali Obbligazioni. Li hanno trovati in titoli garantiti dai mutui residenziali subprime, che presentavano ovviamente rischi maggiori.

La richiesta sempre crescente di questi strumenti ha indotto le grandi istituzioni finanziarie a sfornarne e venderne sempre di più. Si è inevitabilmente arrivati ad un punto critico ed ora chi si trova a conceder prestiti o li nega o pretende garanzie maggiori.

E’ comunque ovvio che ciò che sta accadendo generi ansia e ciò porta i mercati ad oscillare tra timori di perdite e sete di guadagno. Questo stato di cose genera una buona dose di incertezza che a sua volta fa si che gli investitori si alleggeriscano dei titoli che vedono più a rischio per ripiegare verso investimenti reputati più sicuri.

Per ovvi motivi, con i prezzi degli immobili arrivati alle stelle ed i tassi d’interesse in risalita, il mercato immobiliare USA ha iniziato ad indebolirsi.
Ciò ha fatto si che un certo numero di mutui non potessero più essere pagati. Questo a sua volta, ha creato incertezze sul valore degli strumenti derivati ancorati ai mutui.

Questi timori si sono poi ripercossi sull’affidabilità delle classifiche (rating) assegnate a questi prodotti, timori che a loro volta hanno contagiato sia altri tipi di cartolarizzazioni che altre forme d’investimento.

Di fronte a questi dubbi ed a queste paure, è diventato più difficile per le Istituzioni Finanziarie in qualche modo coinvolte, ottenere denaro in prestito. Ecco che iniziano le vendite per coprire posizioni divenute improvvisamente difficili da sostenere e per la volontà di riscatto degli investitori.

Iniziano a questo punto vendite a catena sia per non trovarsi allo scoperto che per creare liquidità. La paura si diffonde e rimbalza anche sul mercato delle valute, vista la necessità di ricoprirsi per far fronte a situazioni che davano l’impressione di poter sfuggire di mano. L’effetto valanga continua e viene amplificato dalla globalizzazione dei mercati, tracima poi sul resto dell’economia, coi consumatori che iniziano a preoccuparsi e pensano bene a tirare i remi in barca.

Si tratta fondamentalmente di un susseguirsi di fattori psicologici: non vi è nulla che tocchi i fondamentali. Quando sono in troppi ad aver bisogno di vendere, è sempre bene ricordarsi che i compratori si fanno rari ed ecco che subentra anche la speculazione.

Chi ha investito si è così trovato costretto a scaricare sul mercato molti tipi di debito societario, e non solo quelli connessi al mercato dei Mutui, facendo scarsa attenzione ai sottostanti fondamentali delle singole realtà aziendali.

I timori di situazioni critiche ed ancora sconosciute o di perdite non ancora affiorate nel mercato dei mutui sub-prime, fanno si che ne risentano tutti i prodotti finanziari garantiti da mutui, indipendentemente dalla loro qualità, e che la situazione di instabilità dei mercati possa durare ancora qualche tempo.

Ora che tutto ciò è stato rapidamente e sommariamente spiegato è tempo di contemplare i fatti seguenti:

– ad essere stata colpita non è tutta l’economia Americana, che è ancora forte e tira in modo soddisfacente, ma parte di un solo settore, quello immobiliare, che già si sapeva non aveva basi granitiche, altrimenti non si sarebbe parlato di mutui sub-prime che, in inglese, non stanno certo ad indicare la prima qualità.

– I mercati finanziari Americani sono forti abbastanza da assorbire il colpo. Non si tratta infatti di cifre eccessive di fronte ai numeri dell’economia USA.

– E’ probabile che a questo punto la crescita all’interno degli Stati Uniti subisca un rallentamento ma l’economia è sufficientemente robusta che non vi è rischio di recessione.

– Questo scompiglio sui mercati finanziari corrisponde, in realtà, ad un processo salutare dato che ogni tanto è indispensabile qualche scossone per metter freno alle follie degli investitori.

– Non si è mai vista, negli ultimi 200 anni, una crescita economica a livello mondiale di questa portata: vi sono dunque in giro tutti i mezzi per arginare ed assorbire questa crisi.

– Non ho mai visto nessuno perdere il sonno e disperarsi quando le borse facevano balzi del 2 o del 3% al giorno, perché dunque strapparsi i capelli quando ogni tanto si comportano in modo opposto.

– Chissà, forse sarebbe anche opportuno cominciare a studiarsi certi titoli o considerarne l’acquisto. Audaces fortuna juvat.

Se vi siete presi un bello spavento, mi rincresce darvi la notizia che nelle nostre gestioni non eran presenti tutti questi strumenti strutturati che tanto han fatto trepidare il mondo. In futuro, promettiamo di fare del nostro meglio per adeguarci alle mode del mercato così, finalmente, si apparirebbe anche sui giornali.

Quali prospettive per il prossimo futuro

L’economia americana si basa sulle spese dei consumatori.

Negli ultimi anni i prezzi delle case, data l’enorme disponibilità di denaro a basso costo, sono saliti.

Questo ha fatto si che i valori degli immobili siano generalmente aumentati ed in numerosi casi anche di molto.

Ciò ha fatto pensare ai consumatori di avere più soldi a disposizione da spendere.

Di conseguenza hanno utilizzato la loro casa come un bancomat e si sono indebitati.

Questo ha funzionato egregiamente finchè i tassi erano bassi e fino a che il valore degli immobili non faceva che salire.

Le cose purtroppo sono cambiate ed eccoci al punto in cui siamo.

Il consumatore americano si sentirà inevitabilmente meno ricco ed è più che probabile che finirà col ridurre i propri consumi.

La riduzione dei consumi da parte degli Americani, potrebbe portare ad un rallentamento generale dell’economia, e non solo di quello statunitense.

Bernanke, la BCE ed i tassi d’interesse

Ciò che ha colpito i mercati, avrà certamente conseguenze deflattive visto il rallentamento della crescita americana dovuto, come lo abbiamo spiegato, ad un indebolimento della domanda.

Questo rallentamento potrebbe di conseguenza riflettersi anche sulle altre economie, con il risultato che la Federal Reserve e la Banca Centrale Europea si dovrebbero operare in sostegno della domanda. Come farlo?

Abbassando i tassi e rendendo meno caro il denaro per ridar forza al consumatore ed incoraggiare gli investimenti.

Bisogna tener presente però che fino a poco tempo fa il timore maggiore era quello dell’inflazione, timore che – specialmente in Europa – non si è ancora dissolto.

Il fatto che Bernanke, come misura d’emergenza, abbia ridotto il Tasso di Sconto per far fronte alla crisi dei mercati azionari, ci fa pensare lo abbia fatto proprio per darsi l’opzione di evitare di abbassare i tassi nella prossima seduta di Settembre.

La Federal Reserve si metterà in attesa per prendersi il tempo di valutare la situazione con maggior distacco. Se le cose non dovessero andare troppo male, i tassi rimarranno invariati anche nella riunione di fine anno, altrimenti verranno ridotti, ma di poco.

Per quel che riguarda l’Europa, dove le cifre dell’inflazione ancora preoccupano, è probabile che i tassi di interesse rimangano invariati per la prossima seduta si da non spaventare i mercati. Se successivamente i rischi di deflazione non dovessero essere alti, i tassi saranno aumentati verso fine anno.

Conclusione

Se ci dovessimo essere sbagliati, vi consigliamo di non prendervela più di tanto: la morte essendo la ragione ultima di tutto e tutto dovendo tornare alla polvere, non ne vale la pena. Godetevi quel che rimane delle vostre vacanze, i conti si faranno a fine anno.

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