Tanta paura sul futuro del dollaro: ma quand’è che toccherà il fondo?

11 Ottobre 2010, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) –I payrolls di venerdì sono usciti leggermente peggiori del previsto, e la price action sui mercati ha mostrato come gli investitori fossero in accordo sul fatto che la Federal Reserve annuncerà un secondo round di Q.E. a novembre.

Non importa che le aspettative di mercato siano proiettate più avanti rispetto al processo decisionale della Fed: il dollaro continua ad essere venduto, e tutti si chiedono “quando toccheremo il fondo?”. La vera questione non è se il dollaro si fermerà (perché si fermerà prima o poi), bensì quanto ancora possa scendere.

Da una prospettiva di valutazione fondamentale, il dollaro è sottovalutato contro tutte le major, per via della prospettiva di QE II da parte della Fed. Il fatto è che il mercato forse sta scontando più pessimismo del dovuto, e che quando finalmente le misure di QE II verranno introdotte, risulteranno essere meno pesanti del previsto.

Nel 2009, con QE I, il dollar index ha perso il 16% ma da settembre noi abbiamo visto un declino rapidissimo (7%) mentre l’euro si è rivalutato del 10%. C’è una sostanziale disparità tra QE I e QE II e quindi anche i movimenti valutari dovranno tenerne conto: non ha senso una discesa ingente quanto nel 2009.

Per chi invece si aspettava grandi discorsi dal G7A/IMF questo weekend, arriva solo delusione. I leader mondiali hanno fallito nell’assottigliare le divergenze sulle politiche valutarie sotto la moderazione dell’IMF. In realtà il tema “valute” è stato centrale nel meeting di questo weekend perché tra i policy maker c’è il timore che alcune nazioni tengano artificialmente le ragioni di scambio favorevoli per facilitare la crescita, con il rischio di rivedere dogane, barriere protezionistiche e svalutazioni.

La Cina è stata accusata di tenere lo Yuan sottovalutato, mentre i tassi di interesse bassi nei paesi industrializzati sono stati incolpati degli ingenti flussi di fondi diretti nei paesi emergenti. Si è parlato di cooperazione maggiore, ma senza un piano prestabilito.

Il fatto di tenere i tassi prossimi allo zero, unitamente alla rapida espansione monetaria, non solamente cerca di stimolare la crescita bensì mira anche a produrre un indebolimento della valuta domestica. Insomma, per vedere se i nostri capi siano ancora in grado di cooperare, dovremmo aspettare il 22-23 ottobre per l’incontro dei ministri delle finanze del G20.

Tornando al mercato, questa settimana sarà intensa. Oggi il mercato obbligazionario USA è chiuso per Columbus Day ma l’azionario e l’FX sono aperti. Vedremo dati sull’inflazione, spesa per consumi e l’indice del Michigan; vedremo le minute della FOMC, ma ancora più importante sarà il report sulle vendite al dettaglio di venerdì.

Per quanto concerne lo Yen, siamo ben oltre i livelli di intervento e per questo sono tutti sull’attenti: il ministro delle finanze, Noda, ha esplicitato come “si prenderanno misure decise per ridare disciplina al mondo valutario”. Detto questo, i nipponici vogliono differenziarsi rispetto alla Cina: anche se il Giappone ha cercato di manipolare la propria valuta, rimane su un piano totalmente diverso rispetto alla Cina.

Passando all’analisi tecnica, dobbiamo portare alla vostra attenzione di quanto sia stata notevole la volatilità e la price action in concomitanza dei Non farm payrolls: se si analizza un grafico a 5 minuti balza subito all’occhio il movimento spinto da una forte vendita di dollari, che ha portato la quotazione in 10 minuti da 1.3876 a 1.3983, per poi ritracciare velocemente in una ventina di minuti, fino ad arrivare a 1.3832.

Una figura e mezza in mezzora che ci conferma come il mercato stia sempre più reagendo ai dati macroeconomici in pubblicazione con logiche anche fondamentali. All’apertura dei mercati stanotte, abbiamo visto un candelone rialzista che ha spinto l’EurUsd da 1.3925 a 1.3995 in 5 minuti ed ora si sta formando una piccola figura di continuazione del trend rialzista sostenuto dalla linea di tendenza disegnata su on grafico orario, una bandiera che potrebbe contenere un movimento correttivo fino ad area 1.3900, per poi rivedere una ripartenza verso nuovi massimi. Obiettivo 1.4025 in caso di tenuta dei supporti.

Apertura fortemente negativa per il dollaro yen, venduto pesantemente (in concomitanza di un Nikkey comunque negativo) che è passato da 82.17 a 81.37 in mezzora di contrattazioni ed ora sta tradando in fase laterale contenuta in una ventina di punti in attesa della partenza del mercato europeo. Possibile tenuta della media mobile esponenziale a 100 periodi su un grafico a 30 minuti per andare a rivisitare i minimi.

Stesse sorti per il UsdChf, venduto anch’esso pesantemente in apertura e che si trova in fase laterale più ampia rispetto a quanto appena visto. 0.9700 il livello da non oltrepassare per non intaccare lo scenario ribassista che potrebbe, anche in questo caso, riproporci il test dei minimi fatti segnare dal cambio.

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