Tagliato l’assegno unico per i figli. Ecco a chi

10 Novembre 2022, di Pierpaolo Molinengo

L’assegno unico per i figli è finito sotto la tagliola dell’Inps. Alcuni genitori, nel corso del mese di ottobre, hanno notato che l’importo erogato dall’Istituto di Previdenza Nazionale Sociale è stato più basso del solito: una situazione che sta generando non poche polemiche. Ci ha pensato l’associazione Una Buona idea a dar voce a quanti si sono sentiti colpiti da quella che ritengono una vera e propria ingiustizia.

L’Inps ha tagliato l’importo dell’assegno unico: a subire questa decisione sono le famiglie monogenitoriali, che non rientrano nei requisiti per poter ottenere la maggiorazione prevista dalla normativa vigente. Questa è, in estrema sintesi, la motivazione che ha portato ad effettuare questi tagli. Nel corso dei prossimi mesi la sforbiciata all’assegno unico si estenderà: lo scopo è quello di recuperare le somme già erogate, ma che in realtà non erano dovute. I diretti interessati, invece, ritengono di aver effettuato la richiesta in buona fede: nessuno aveva intenzione di aggirare le regole. Il vero problema sarebbe la scarsa chiarezza dei requisiti richiesti. Questo avrebbe indotto molte persone a presentare l’istanza per accedere al contributo, senza averne realmente diritto.

Assegno unico, il vero nodo

L’assegno unico è stato, quindi, tagliato. Alcune famiglie hanno perso 54 euro. Le motivazioni, che stanno dietro a questa decisione, non sono state spiegate a nessuno dei diretti interessati. Molto semplicemente l’Inps ha richiamato l’attenzione sull’articolo 4, comma del Decreto Legge n. 230/2021. La norma ha previsto una vera e propria maggiorazione dell’assegno unico per ogni figlio con meno di 18 anni. La misura è erogabile solo e soltanto se i due genitori sono titolari di un reddito da lavoro. La maggiorazione è pari a quasi 30 euro per quanti abbiano un Isee inferiore a 15 mila euro: l’importo man mano scende, fino a sparire nel momento in cui l’Isee arriva a 40 mila euro.

Sostanzialmente il nodo della questione è tutto qui. La maggiorazione, erroneamente, è stata riconosciuta anche alle famiglie monogenitoriali, che avevano provveduto a presentare l’istanza anche se non rientravano nel parametro appena indicato. In altre parole non ci sono due genitori titolari di un reddito da lavoro. La scelta è stata dettata dalle norme che sono attualmente in vigore, in attesa che arrivi una revisione del testo della legge. Sempre che questa sia destinata ad arrivare.

La frase fuorviante

A voler proprio andare a cercare il pelo nell’uovo, è stata una frase fuorviante contenuta nel modulo di richiesta dell’assegno unico a trarre in inganno i diretti interessati. Secondo le testimonianze dei diretti interessati, a gennaio era presente – nei moduli – la seguente frase:

“Si richiede la maggiorazione perché il genitore è titolare di reddito da lavoro”.

Non si faceva, quindi alcun riferimento ad entrambi i genitori. Con una frase di questo tipo di poteva perfettamente intendere che la maggiorazione fosse dovuta anche solo in presenza di un unico genitore. L’Inps ha poi provveduto a correggere la frase in questo modo: “Selezionare questa opzione se entrambi i genitori sono titolari di reddito da lavoro al momento della presentazione della domanda. Qualora questa condizione venga meno durante il periodo di fruizione dell’assegno, occorre darne tempestiva comunicazione modificando la domanda nella sezione ’Consulta e gestisci le domande presentate’”.