TAGLI AGLI STIPENDI: WALL STREET IN RIVOLTA

25 Ottobre 2009, di Redazione Wall Street Italia

La decisione dell’amministrazione Obama di porre un freno agli stipendi dei dirigenti delle aziende americane si e’ attirata le critiche di Wall Street, con un gruppo di istituti finanziari tra cui Bank of America che si ribella, giudicando le misure un duro colpo per le stesse societa’ che gli Stati Uniti stanno cercando di salvare.

“La gente vuole lavorare per noi ma vuole anche essere pagata quanto si merita”, ha commentato in un’intervista rilasciata a Bloomberg Scott Silvestri, un portavoce di Bank of America, banca che ha ottenuto $45 miliardi di fondi governativi. “Le concorrenti hanno identificato i nostri migliori elementi e stanno approfittando dei timori sul fronte degli stipendi per tentare di assumerli offrendo loro retributi adeguati al mercato”.

Kenneth Feinberg, il membro del Dipartimento del Tesoro incaricato di prendere decisioni in questioni riguardanti gli stipendi, ha annunciato di aver ordinato tagli in busta paga in media del 50% ai manager di societa’ tra cui Bank of America, Citigroup e AIG.

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La Federal Reserve, agendo in tandem con il governo, ha stabilito linee guida che hanno lo scopo di rendere le compensazioni delle banche piu’ legate alla gestione del rischio.

Inoltre le misure messe a punto hanno l’obiettivo di strozzare le pratiche che vengono definite dall’amministrazione Obama rischi eccessivi fuori controllo, alimentati da stipendi esageratamente elevati.

Il collasso del mercato creditizio che ne e’ scaturuito ha provocato la crisi finanziaria che tutti conosciamo, che a sua volta ha portato a oltre $1.600 miliardi di perdite, a innumerevoli svalutazioni in tutto il mondo e 7.2 milioni di licenziamenti.

In un intervento tenuto venerdi’ a Washington Feinberg ha spiegato che il vero obiettivo era quello di “trovare un equilibrio ideale tra l’insoddiffazione della gente con le decisioni di principio sulle compensazioni che placheranno le proteste, attireranno talento e faranno si che le societa’ prosperino in modo da poter pagare il contribuente”.

Stuart Grant, investitore e managing director di Grant & Eisenhofer PA non ha dubbi. “Quello che avrebbe dovuto accadere e’ semplice: il CdA di queste societa’ avrebbe dovuto fissare compensazioni appropriate sia a livello di dimensioni, che di bonus che di rischi intrapresi. “E’ orribile, ma era inevitabile e la dannata colpa e’ tutta loro” e di nessun altro.

Il settore finanziario resta uno di quelli piu’ lucrativi per i top manager. Anche dopo l’ordine di ridurre gli stipendi, 66 dei dirigenti delle sette societa’ le cui compensazioni sono finite sotto la lente di Freinberg potranno contare su una compensazione a lungo termine di almeno $1 mlione. BofA, ad esempio, paghera’ i suoi top manager una media di $6.04 milioni quest’anno.

Tali cifre sono ritenute esagerate da una schiera di parlamentari, primo fra tutti il senatore Democratico Christopher Dodd, presidente del comitato bancario: “Per la gente di Wall Street concedere pacchetti di compensazione oltraggiosi, nel bel mezzo di una recessione, con soldi che sono stati prelevati dai contribuenti, e’ semplicemente osceno”.

Intanto l’amministratore delegato di AIG, il colosso assicurartivo di New York salavato dal governo con aiuti complessivi pari a $182 miliardi, Robert Benmosche ha provveduto a rassicurare i propri dipendenti, rendendo loro noto che non saranno costretti dall’amministrazione Obama a restituire i soldi che hanno gia’ ricevuto.

“Il Signor Feinberg non ha giurisdizione sulla gran parte dei dipendenti di AIG”, ha sottolineato in settimana Benmosche in un memo ai lavoratori della compagnia di assicurazione. C’e’ da dire che Feinberg aveva gia’ approvato il pacchetto di compensazioni di Benmosche da $10.5 milioni.

Alcune banche, come Goldman Sachs, stanno gia’ cambiando le politiche salariali. Le riduzioni decise da Feinberg nella porzione di contanti degli stipendi dei dirigenti si applica solo alle compensazioni guadagnate dai dipendenti nel periodo compreso tra novembre e dicembre e verranno comunque riviste all’inizio dell’anno prossimo.

Feinberg ha aggiunto che il suo obiettivo non e’ quello di ottenere indietro gli stipendi o i bonus che sono gia’ stati pagati. I taglim anche se riguarderanno solo due mesi, sono importanti perche’ sono il punto di partenza da cui avviare le trattative sugli stipendi dell’anno prossimo.

Tra le proteste alla decisione di ridurre gli stipendi, una delle piu’ pesanti arriva da Kenneth Langone, confondatore di Home Depot ed ex membro del board della Borsa di New York, il New York Stock Exchange. “I tagli agli stipendi sono una stupidita’ bella e buona”, dice Langone, precisando che “i contribuenti hanno un rischio finanziario enorme in queste societa’ e, per dirla semplice, io voglio sempra la persona migliore. Se avessi bisogno di un neurochirurgo, vorrei il miglior dottore che riesco a trovare, non importa quanto poi lo dovro’ pagare”.

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