Svolta Norvegia: saremo indipendenti dal petrolio

3 Aprile 2017, di Alberto Battaglia

La Norvegia, il cui Pil dipende ancora per il 15% dal petrolio, ha annunciato per bocca della premier Erna Solberg “che non può vivere di rendita col fondo petrolifero”. La presidente, in vista delle prossime elezioni di settembre lo ha detto in un’intervista rilasciata presso la penisola Heroya.

Il ridimensionamento dei prezzi del petrolio degli ultimi anni ha provocato una decisa svalutazione della corona norvegese, un fenomeno che, d’altra parte, ha favorito il tessuto industriale esportatore del Paese. E’ proprio sui settori industriale e tecnologico che la Norvegia punta a investire per il futuro a lungo termine.

Il governo ha preparato un libro bianco che mette le basi per lo sviluppo del Paese scandinavo: è il primo documento del suo genere mai pubblicato in Norvegia dal 1981. I benefici della moneta debole, ha avvertito Solberg, non dureranno per sempre, per questo il rilancio delle attività economiche non collegate al petrolio richiederanno una visione strategica più complessa.

Solberg aveva già fatto parlare di sé l’anno scorso, quando dispose il prelievo delle riserve dal fondo sovrano del Paese, il più grande del mondo, per finanziare progetti di welfare; a febbraio, invece, fu ritoccata la regola che pone dei limiti alla spesa attinta dal fondo da 900 miliardi di dollari. Mosse necessarie per fronteggiare i danni recati dalla riduzione del prezzo dell’oro nero.

Sotto la premier Solberg il fondo sovrano ha iniziato a disinvestire sul settore petrolifero. Entro il 2030 Oslo ha preso l’impegno di raggiungere la neutralità delle emissioni, uno status nel quale scelte ecologiche compensano quelle inquinanti.

La Norvegia ha ridotto le stime di crescita per quest’anno dall’1,7 all’1,6% (in linea con l’Unione Europea, di cui il regno però non è membro); il debito pubblico nel 2015, inoltre, è cresciuto al 38,8% del Pil, si parla dell’anno in cui il prezzo del barile di greggio ha chiuso sotto i 40 dollari.