Svizzera si allontana dall’UE, accordo quadro “è morto”

12 Marzo 2019, di Daniele Chicca

Troppe incertezze sull’accordo quadro che Ue e Svizzera dovrebbero firmare dopo la primavera. I rappresentanti ed emissari elvetici incaricati lunedì di negoziare per arrivare a una linea comune sui rapporti con l’Europa tornano a casa a mani vuote. I membri dei partiti del Parlamento svizzero hanno incontrato tre esponenti del Consiglio federale svizzero a Berna lunedì.

L’obiettivo era trovare dei punti d’incontro. Ma nessuna delle parti chiamate in causa ha cambiato posizione. Così, un accordo quadro istituzionale tra le due regioni sembra sempre più lontano. Secondo l’UDC svizzera, il partito di destra anti migranti, “l’accordo è morto” sul nascere. Il prossimo appuntamento è mercoledì, quando saranno le parti sociali a consultarsi con il Consiglio federale della Confederazione elvetica.

Ignazio Cassis, a capo del Dipartimento degli Affari Esteri, il presidente della Confederazione Ueli Maurer e Guy Parmelin, ministro dell’Economia, della formazione e della ricerca, hanno partecipato alla riunione che si è conclusa con un nulla di fatto. Svizzera e Ue sono sempre più distanti.

Swexit: UDC: accordo con l’UE è “morto”

Secondo Albert Rösti, presidente dell’UDC, partito nazionalista, “il Consiglio federale è più vicino al no che al si. Per me, questo accordo è già morto, ma vedremo cosa succederà dopo le elezioni federali”, ha detto con un sorriso stampato sul volto.

Il leader dei conservatori ritiene “interessante” il fatto che anche gli altri partiti abbiano criticato l’accordo istituzionale di apertura con l’Unione Europea. “Il popolo svizzero non può più dire nulla. La Svizzera perde la sua sovranità se incominciamo ad accettare automaticamente il diritto europeo“.

La “consultazione” dei leader di partito è stata una “bella conversazione”, ha fatto sapere su Twitter Regula Rytz, la presidente dei Verdi. “Sfortunatamente, conferma che il Consiglio federale non aveva una strategia per una delle questioni più importanti della sua legislatura”.

Nodi cruciali: mercato comune e lavoratori distaccati

L’UE è delusa dal comportamento della Svizzera che a dicembre 2018 si è rifiutata di firmare l’intesa negoziata. Neanche un mese fa le autorità europee avevano minacciato Berna che senza la firma dell’accordo quadro per definire i rapporti istituzionali e commerciali tra i due blocchi, l’UE avrebbe tolto alla Svizzera l’accesso al mercato comune.

Sarebbe un brutto colpo per entrambe aeree, ma specialmente per l’enclave elvetica, dal momento che la maggior parte dei suoi affari commerciali sono stretti con i paesi d’Europa. I due punti controversi dell’accordo riguardano l’accesso al mercato comune e le politiche sui lavoratori distaccati.

Secondo l’Ue la conclusione di un’intesa quadro è la condizione sine qua non perché l’UE firmi accordi in futuro con la Svizzera che assicurino l’accesso al mercato interno europeo. Senza, anche gli accordi esistenti non possono essere messi in pratica.

La Svizzera viene criticata in particolare sul capitolo delicato della libera circolazione delle persone. Gli Stati membri UE chiedono a Berna di rispettare le regole europee pertinenti, soprattutto per quanto riguarda i lavoratori distaccati.

Novembre 2018: l'allora capo del dipartimento svizzero delle Finanze e attuale presidente del Consiglio Federale (dal primo gennaio 2019) Ueli Maurer (a sinistra) parla con il vice presidente della Bce Luis de Guindos Jurado (a destra) prima dell'EcoFin a Bruxelles