Svizzera: evasori si, ma non masochisti

21 Febbraio 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Tutto il mondo è paese. Hanno portato di nascosto soldi in Svizzera mica solo gli italiani. Ma anche tedeschi, francesi, inglesi, greci ecc. Né le uniche motivazioni sono state l’evasione fiscale o la loro provenienza illecita.

Soprattutto in passato hanno pesato timori vari: persecuzioni razziali, avvento del comunismo, crac finanziari o semplicemente il rischio di pignoramenti.

Diverse sono state le soluzioni adottate dai singoli stati per far rientrare i capitali. Gli accordi firmati nel 2012 fra Gran Bretagna, Austria e Confederazione Elvetica hanno permesso di tenerli tranquillamente in Svizzera, schermati al fisco del paese di provenienza (una pacchia!), a fronte di penali anche solo nell’ordine del 15%.

In Italia c’erano già stati alcuni scudi fiscali dal 2002 al 2009. Con essi i capitali sono potuti rientrare e finire in conti riservati, pagando dal 2,5% al 6% (un’altra pacchia), con l’abbuono di tutte le imposte evase e di quasi tutti i risvolti penali.

Per chi non vi aveva aderito, magari perché ha esportato i soldi in seguito, si sarebbe aperta una nuova possibilità col decreto-legge 4 del 28-1-2014. Essendo in Italia vietato l’uso dell’italiano, è generalmente nota come voluntary disclosure. Per parlare chiaro, si dovrebbe piuttosto chiamarla autodenuncia.

Se è innegabile l’eccessiva indulgenza degli scudi di tremontiana memoria, qui siamo all’estremo opposto. È infatti previsto l’obbligo di dichiararsi esplicitamente evasori di fronte al fisco, cosa già antipatica. Poi il saldo di tutte le imposte pregresse, solo con sanzioni ridotte. Per i soldi esportati negli ultimi anni, il conto può arrivare all’80-90% del patrimonio. Difficile che un evasore accetti di salvare solo il 10-20% del suo peculio.

Preferirà trasferirlo nei pochi residui paradisi fiscali, vista comunque l’intenzione della Svizzera di mettersi a posto per rientrare nella cosiddetta white list. E infatti alcuni intermediari stanno proponendo conti addirittura a Dubai (un bel coraggio!).

Oppure i capitali potrebbero rientrare sì in Italia, ma trasformati prima in contanti, lingotti d’oro od opere d’arte. Senza nessun vantaggio per l’Erario italiano.

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Il Risparmio Tradito – che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

Copyright © Il Risparmio Tradito. All rights reserved