Svezia, fine del paese oasi di stabilità. Governo rovesciato da estremisti di destra

5 Dicembre 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Il Financial Times parla chiaro: “l’instabilità politica della Svezia è un avvertimento per il resto dell’Europa”. Il paese, fino a poco tempo fa un esempio di modello welfare efficiente e di giusta risposta alla crisi finanziaria, è nel caos politico.

Motivo: il partito svedese contro l’immigrazione, noto con il nome di Democratici di Svezia (Ds), ha rovesciato il governo di centro sinistra appena due mesi dopo il suo insediamento.

La conseguenza è che la Svezia avrà le sue prime elezioni anticipate in più di mezzo secolo, il prossimo 22 marzo del 2015. Elezioni che per il partito dei Democratici svedesi (DS) saranno più che altro un referendum sull’immigrazione, in un paese che accoglie più immigrati pro-capite rispetto a ogni altra nazione europea.

Gli estremisti di destra hanno fatto cadere il governo di centro sinistra del premier svedese Stefan Löfven, votando contro la proposta di legge finanziaria. E ora che sono il terzo partito del paese, puntano a raccogliere maggiori consensi, la prossima volta che si recheranno alle urne. (nelle ultime elezioni si sono aggiudicati un consensus di quasi il 13%).

Il partito xenofobo è stato creato nel 1988 da membri del movimento svedese neo nazista. Così il leader Kent Ekeroth parla del problema dell’immigrazione. “C’è stata una escalation della situazione, si sono raggiunte proporzioni assurde in Svezia dove assistiamo a nuovi livelli record di immigrazione ogni anno. Quest’anno, abbiamo 100.000 persone richiedenti asilo, più le loro famiglie e gli immigrati che vengono qui per cercare lavoro. Dunque potremmo parlare di qualcosa come 250.000 persone che ogni anno vengono qui in Svezia. E’ una immigrazione estrema di massa e colpisce tutte le aree della società – le finanze dello stato, i comuni, crollati sotto il peso dell’immigrazione di massa, e condiziona anche i livelli di criminalità e il modo in cui gli svedesi si sentono a casa loro. E’ un problema enorme che nessuno degli altri sette partiti ha affrontato in modo appropriato”. (Lna)

Fonti

Financial Times