SUPEREURO: COME PESA SUI CONTI DEI GRANDI GRUPPI

18 Febbraio 2004, di Redazione Wall Street Italia

Il supereuro inizia a pesare sui conti delle grandi multinazionali europee e, in particolare, sui colossi tedeschi che, per quanto riguarda le esportazioni, continuano a fare la parte del leone nel Vecchio continente. E’ di oggi la notizia che il forte apprezzamento della moneta unica, in particolare rispetto al dollaro, ha influito negativamente sull’ utile lordo di Volkswagen per 1,2 miliardi di euro nei primi nove mesi del 2003.

Il gruppo di Wolfsburg non ha voluto fornire le cifre per l’ intero 2003, ma gli analisti stimano che l’ aggravio complessivo sia salito a 1,6 miliardi di euro. Secondo un recente studio di Merril Lynch, inoltre, un euro a quota 1,35 dollari inciderà sui profitti della Volkswagen per altri 663 milioni nel 2004 e per 865 milioni nel 2005. Numeri che suscitano preoccupazione già di per sé, ma che potrebbero creare notevoli difficoltà all’ intero sistema dell’ export europeo se dovessero trovare riscontro nei bilanci degli altri grandi gruppi la cui pubblicazione è attesa nelle prossime settimane.

Alcuni indizi fanno pensare, tuttavia, che la situazione della Volkswagen sia destinata a rimanere, almeno per ora, un caso abbastanza circoscritto. Gli altri colossi del ‘Made in Germany’, infatti, da un lato sono stati più prudenti della casa di Wolfsburg nel coprirsi dal rischio di cambio e, dall’ altro, hanno attuato da tempo una delocalizzazione produttiva, soprattutto negli Usa e nei Paesi asiatici, che li rende meno vulnerabili alla debolezza del dollaro e delle valute ad esso collegate.

E’ il caso della Bmw, per esempio, che oltre a produrre negli Usa i modelli destinati al mercato americano, ha comunque provveduto ad assicurare al 75%, per il 2004, le sue esportazioni dalle oscillazioni valutarie. Ancora più prudente, in materia di cambi, è stata la Porsche, che all’ inizio degli anni ’90 aveva rischiato addirittura di fallire per la forza del marco (all’ epoca aveva toccato quota 1,37 dollari) e che ha assicurato, quindi, il 100% del proprio export fino alla metà del 2007.

Passando da quello automobilistico ad altri settori, il discorso diventa più complicato, anche perché la maggior parte dei gruppi non ha ancora presentato il bilancio dell’ intero 2003 e il dollaro ha iniziato a deprezzarsi in maniera consistente proprio nel quarto trimestre dell’ anno. A livello di comparto chimico-farmaceutico, tuttavia, i colossi industriali Basf e Bayer hanno spiegato che lo stato di salute dei loro bilanci dipende soprattutto dall’ andamento del comparto di appartenenza, senza contare che sulle aziende chimiche e farmaceutiche il supereuro ha un impatto parzialmente positivo, essendo il prezzo di molte materie prime denominato in dollari.

La tesi secondo cui la crescita della domanda internazionale finora è riuscita a compensare, a in parte a sopravanzare, la perdita di competitività dell’ export dovuta al rafforzamento dell’ euro, del resto, è stata sostenuta recentemente anche dalla Bce e dalla Bundesbank. Il presidente della banca centrale tedesca, Ernst Welteke, anzi, pochi giorni fa si è spinto ad affermare che “il marco forte ha reso sempre un buon servizio alla Germania”.

Di diverso avviso, tuttavia, è il mondo politico che non cessa di ricordare i rischi legati ad un eccessivo apprezzamento della moneta unica. Anche oggi il ministro tedesco dell’ economia, Wolfgang Clement, ha ribadito che “alcune aziende sono particolarmente colpite dalla forza dell’ euro”, sottolineando che la Germania continua a “sacrificarsi” per la stabilità monetaria, accettando un livello dei tassi di interesse più alto di quanto necessario per stimolare la sua crescita economica.