Superbonus 110% a rischio flop, normativa troppo complessa

6 Maggio 2021, di Mariangela Tessa

Il Superbonus 110% per le ristrutturazioni edilizie rischia il flop. I motivi? Una normativa estremamente complessa e la lunghezza delle procedure. Senza contare che la verifica della regolarità urbanistica, soprattutto di quegli edifici datati, rende molto difficile e in alcuni casi impossibile la sua attuazione. Ecco dunque spiegato il motivo per cui, la misura che offre indubbi vantaggi ai cittadini, è stata utilizzata da pochi.

Secondo i dati forniti dall’ENEA, in Italia su un totale di circa 7.000 pratiche di accesso al Superbonus 110% presentate, sono 6.512 i lavori effettivamente iniziati e di questi, solo 530, l’8% circa, sono stati avviati per le aree comuni dei condomini.

“Il Superbonus 110%, anche se con tante difficoltà, ha avuto un alto gradimento tra le persone e sta dando anche molto lavoro all’Agenzia delle Entrate per fornire molti chiarimenti su tanti dubbi causati da lacune legislative di una norma comunque molto complessa” ha spiegato spiega Emilio Giffi, fondatore e CEO di Condominio Chiaro, che si occupa di gestione dei condomini in modo innovativo e altamente professionale e trasparente.

Superbonus 110%, come funziona

Il Superbonus 110% può essere richiesto su qualunque tipo di edificio che sia un condominio o un’abitazione privata, l’importante è che più del 50% della superficie sia adibita ad uso residenziale, ovvero ad abitazione e che non sia una abitazione di lusso o categoria catastale (A1).

La legge divide gli interventi di ristrutturazione ammessi al bonus in due categorie:

  • gli interventi trainanti e gli interventi trainati. Per poter ottenere il bonus, è necessario realizzare almeno un intervento trainante, ovvero realizzare il cappotto termico per almeno il 25% dell’intera superficie coprente le zone abitate, sono pertanto escluse la parti di muro che si riferiscono ad androni di scale, garage, cantine etc..
  • oppure la sostituzione della caldaia e sempre che uno dei 2 interventi porti ad un risparmio energetico di 2 classi energetiche (quelle che si stabiliscono elaborando un documento chiamato Attestazione della Prestazione energetica A.P.E.).

Se almeno uno di questi due interventi si possono realizzare, allora è possibile effettuare anche altri interventi ricompresi nel bonus chiamati interventi “trainati”, ovvero l’istallazione di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica, oppure pannelli solari per la produzione di acqua calda o ancora le colonnine di ricarica delle auto elettriche.

Se facendo i lavori si raggiunge la cifra di 100.000 euro, lo stato riconosce un credito d’imposta di 110.000 euro. Il beneficiario può scegliere se pagare i 100.000 euro e detrarsi 110.000 euro in rate costanti, oppure cedere il credito a terzi, ad esempio una banca, che pagherà i 100.000 ed acquisirà il credito di 110.000 euro.

Verso modifica normativa?

Attualmente in Parlamento si sta discutendo anche di una modifica della normativa, omogeneizzandola con tutte le atre agevolazioni fiscali riguardanti sempre gli immobili, come per esempio il bonus ristrutturazioni, il bonus facciate, che ad oggi hanno aliquote di detrazioni differenti. Inoltre, si sta valutando, anche, di creare un’aliquota unica al 75% ed anche uno snellimento delle procedure di cessione del credito.

“Nei documenti di lavori parlamentari ad oggi sembra che almeno inizialmente l’ecobonus non sarà interessato alla riduzione di aliquota dal 110% al 75%, ma anzi vi sia la volontà di prorogare ulteriormente la data di scadenza dal 31/12/2022 al 31/12/2023, proroga che tutti auspichiamo arrivi il prima possibile oltre che allo snellimento di alcune procedure. Il Superbonus 110% rappresenta una misura ormai indispensabile per poter realizzare un progetto ampio di sostenibilità e di messa in sicurezza degli edifici delle nostre città” ha concluso il CEO di Condominio Chiaro.