Stress test: solita farsa delle lobby politico bancarie (e noi paghiamo…)

15 Luglio 2011, di Redazione Wall Street Italia
Luca Ciarrocca e’ il direttore e fondatore di WALL STREET ITALIA.

WALL STREET ITALIA e’ costretta suo malgrado a fare la parte del “bad guy”, cioe’ il cattivo della situazione: siamo quelli, nel mondo dell’informazione economica, a non capacitarci di come i media continuino a manipolare la verita’, senza limiti alla decenza.

Allora, il tema e’ stress test bancari, visti con un occhio internazionale e non local. Ovunque oggi vedrete dichiarazioni entusiastiche sulle 5 banche italiane promosse, titoloni compiaciuti sulle parole del non-ancora-governatore e attualmente direttore generale di Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni, il quale (ma cosa dire di questo suo sbracciarsi quasi “sindacale” dopo il misurato e autorevole governartorato di Mario Draghi?) dopo lo stress test dice “confermata la loro solidità”, riguardo a Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Ubi e Banco Popolare.

Perche’ noi di WSI, invece, parliamo di farsa? Non e’ un titolo un po’ forzato, scandalistico, demagogico e populista, basato magari su impressioni e non su dati di fatto? No, esattamente il contrario. Ecco perche’.

Il punto chiave degli stress test decisi dagli organi di regolamentazione dell’Unione Europea sulla solidita’ delle 91 banche prese in esame in zona euro, e’ questo: lo scenario di possibili shock sistemici prevede una perdita forzata nel bilancio degli istituti pari al 25% calcolata sui bond del governo della Grecia in portafoglio. Ma diciamo la verita’: e’ uno scenario troppo soft.

Il fatto e’ che il mercato finanziario – come al solito – viaggia in grande anticipo rispetto alle trame di potere elaborate da governi, politici e lobby bancarie (gli speculatori lavorano per noi cittadini mentre la gente, non sapendo, li demonizza); infatti i mercati hanno gia’ affossato da un bel po’ di tempo il prezzo del bond greco a 10 anni al punto che oggi quel titolo quota 52 centesimi di euro, e non 75 centesimi come prevede il peggior scenario possibile delineato dal test.

Altro esempio di palese manipolazione ai danni di cittadini e investitori europei, ai soli fini di fornire al pubblico un quadro edulcorato e “non allarmante” rispetto a quello invece a volte drammatico e sempre turbolento in cui vive il capitalismo in Europa (e ovviamente anche in America): le autorita’ monetarie Ue NON hanno incluso negli stress test la possibilita’ che uno dei paesi membri dell’area euro faccia default. Un’analisi dei CDS (credit default swaps) indica invece una probabilita’ dell’87% che tale ipotesi si verifichi, come e’ intuibile, per la Grecia. E non solo lo dicono i prezzi dei CDS (di cui i soliti puristi e finto-moralisti chiedono l’abolizione); il bond a 2 anni della Grecia quota gia’ un tasso da default pieno, con il rendimento oltre il 30%, cioe’ peggio del peggior junk (monnezza) in circolazione.

Dal nostro punto di vista, conoscendo il sentiment e i meccanismi dei grandi mercati finanziari internazionali, possiamo dire che nelle capitali del denaro che si rispettano (New York, Londra, Honk Kong, Singapore) la possibilita’ che la piccola e insignificante Atene in un prossimo futuro non sia effettivamente in grado ripagare i suoi debiti (e nemmeno i tassi sui medesimi) e’ una assoluta certezza. Ma lasciamola fallire, senza menarla piu’ di tanto.

Bene, comunque, che le banche italiane insieme ad altri 88 istituti di credito europei abbiano passato gli stress test, peccato siano farlocchi! Soprattutto perche’ chi cerchi, non vi trova alcun dato veritiero sull’esposizione effettiva degli istituti di credito Ue ai titoli di stato dei paesi PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna) in difficolta’. Vi diamo un’altra riprova che inficia la validita’ dei test: sempre in caso di shock sistemico simulato, essi prevedono una perdita forzata del 22.3% sui bond a 10 anni del Portogallo. Ma anche in questo caso il mercato e’ molto piu’ avanti e trasparente, quando si tratta di scegliere “mi conviene o non mi conviene?”. Infatti, i titoli di stato di Lisbona gli investitori internazionali, cinesi, brasiliani o turchi (mica solo a Manhattan) li scambiano gia’ ad una quotazione piu’ che dimezzata rispetto a quella teorica “peggiore”, e cioe’ 54 centesimi di euro. Chiaro il meccanismo?

Le banche piu’ indebitate hanno dunque quasi tutte superato l’esamuccio tanto sbandierato, e il motivo e’ evidente: gli organi bancari Ue non hanno considerato condizioni veramente “stressate” ma solo scenari “abbastanza normali”, e certo non quelli di estrema turbolenza come e’ invece altamente probabile che possa capitare in un prossimo futuro, date le premesse, su questa e sull’altra sponda dell’Ocenao Atlantico.

Gli scenari da shock sistemico devono comprendere invece:

a) un paese Ue fallisce ed esce dall’euro (al momento, la Grecia, possibilmente anche Irlanda e Portogallo)

b) le banche Ue bocciate (8 su 90 tra cui 5 spagnole e 2 greche, vedi nomi sotto) ma anche gli altri 82 istituti hanno in pancia in abbondanza titoli tossici e bond dei debiti sovrani dei paesi PIIGS tecnicamente in via di fallimento e a prezzi di gran lunga inferiori, in molti casi – e per molti miliardi – fino alla meta’ del valore appostato in bilancio.

Diciamo un’altra verita’ sconveniente per lor signori al potere, come ci ha insegnato Al Gore: e’ indecente, e conferma una volta di piu’ l’origine lobbistica e non democratica dell’Europa – che manchi un minimo di trasparenza riguardo al portafoglio delle banche europee, le quali dovrebbero essere (e non sono piu’) un servizio per il pubblico e per il tessuto produttivo dei propri paesi.

Scrive l’agenzia Bloomberg: “Il tentativo della EBA – European Banking Authority – di puntellare la fiducia nel settore e’ stato criticato dagli analisti per aver escluso un default della Grecia. Anche i test dello scorso anno, svolti dall’ente predecessore dell’EBA, furono attaccati perche’ non erano abbastanza severi: risulto’ che le banche all’epoca avevano bisogno di soli 3.5 miliardi di euro di ulteriore capitale, un decimo cioe’ della stima piu’ bassa elaborata dagli analisti”.

Gli investitori invece calcolarono che almeno 15 banche erano votate al fallimento e quindi molti istituti furono costretti ad aumentare il capitale complessivamente di oltre 29 miliardi di euro, stando a un report di Goldman Sachs del mese scorso. La stessa autorita’ bancaria europea (EBA) ammette che ben 20 banche sarebbero finite gambe all’aria se non avessero aumentato il capitale negli ultimi mesi. Tra queste, le principali italiane, con in testa i big Unicredit, Intesa Sanpaolo e MPS. Il gap di capitali sarebbe ammontato complessivamente a 26.8 miliardi di euro – scrive Bloomberg – senza i fondi aggiuntivi versati dagli azionisti, gia’ spremuti e penalizzati dal crollo dei titoli in borsa. “In tutto, le banche europee da gennaio ad aprile hanno raccolto 50 miliardi”, secondo Andrea Enria, presidente dell’Autorita’ bancaria europea EBA.

“Ho l’impressione che la stessa cosa stia succedendo con i test appena pubblicati” ha detto Richard Barfield, della societa’ di revisione PwC a Londra. Gli investitori cioe’ piu’ che alle false parole rassicuranti delle autorita’ e al fatto che tutte le maggiori banche sono state promosse, alcune a pieni voti e altre per il rotto della cuffia, sono molto piu’ interessati “alla pubblicazione – in dettaglio – dell’esposizione di ciascuna banca ai titoli di stato dei debiti sovrani”.

Un criterio veritiero e non da teflon per possibili ma realistici shock sistemici nel settore bancario avrebbe dovuto includere:

1) un test che saggiasse la reazione dei 90 istituti di credito europei rispetto a una contrazione di -0,5% del pil nell’area euro nel 2011 o 2012;

2) un crollo del 15% dei mercati azionari europei;

3) perdite dal trading sui titoli di stato dei debiti sovrani non tenuti in portafoglio fino alla maturita’.

Per tutti questi motivi, alla fine della fiera, sembra giusto ed equilibrato e per niente forzato il titolo a questo articolo di WSI, se lo avete letto fin qui, “Stress test: solita farsa delle lobby politico bancarie (paghiamo noi)”. Voi lettori esperti bancari e analisti, non credete? Pubblicheremo i vostri graditi commenti.

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Per inquadrare il tema ed eliminare l’effetto euforia dell’annuncio odierno, consigliamo di leggere anche gli articoli in archivio di WSI:

1) Punto e a capo: “shock” su banche Ue, il Wsj accusa gli stress test

2) Banche, stress test: italiane promosse. Solo 7 bocciate su 91

Ecco invece l’informazione ufficiale, sugli stress test, dalle agenzie di oggi:

ANSA – Tutte le cinque banche italiane Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Ubi e Banco Popolare hanno superato, come da previsioni, lo stress test condotto a livello europeo su 91 istituti del Vecchio Continente.

SACCOMANNI,STRESS TEST CONFERMA LORO SOLIDITA’ – “Le banche italiane superano con ampio margine il valore di riferimento del 5% di Core Tier1 stabilito dallo stress test”, e questo conferma “l’adeguatezza della capitalizzazione del sistema bancario nazionale”. E’ quanto afferma il direttore generale della Banca d’Italia Fabrizio Saccomanni dopo la pubblicazione degli stress test superati da tutte e cinque le banche italiane oggetto dell’esercizio (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Ubi, Banco Popolare). La media ponderata del Core Tier1 post stress per i cinque gruppi sarebbe del 7,3%.In particolare il risultato, spiega la Banca d’Italia, tiene conto delle misure di rafforzamento patrimoniale decise entro l’aprile di quest’anno. Includendo così ulteriori risorse patrimoniali tra cui alcuni strumenti non compresi nella definizione di Core tier1, ma caratterizzati da elevata capacità di assorbire le perdite, il coefficiente patrimoniale medio dei cinque gruppi risulterebbe del 7,9% alla fine del 2012.

‘ITALIANE POSSONO RESISTERE A NUOVE PERDITE’ – I risultati degli stress test europei confermano che le banche italiane “hanno margini sufficienti per assorbire ulteriori peggioramenti delle condizioni di mercato grazie alla loro prevalente natura di banche radicate nell’economia reale e sul territorio”. E’ quanto afferma il direttore generale della Banca d’Italia Fabrizio Saccomanni, ricordando come i test confermino la validità “della nostra iniziativa di richiamare le banche a muoversi per tempo nello sforzo ricapitalizzazione”. Invito avanzato dal governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, al Forex dello scorso febbraio

STRESS TEST UE, 8 SU 90 SONO BOCCIATE – Otto banche europee su 90 hanno fallito gli stress test Ue. E’ quanto si legge nei risultati pubblicati oggi dall’Eba, la European banking authority. Non hanno passato gli stress test europei cinque banche spagnole, due greche e una tedesca. Lo hanno comunicato le banche centrali dei tre paesi. I cinque istituti di credito spagnoli sono le casse di risparmio Caja Mediterraneo (Cam), CatalunyaCaixa, Unnim e CajaTres, insieme al Banco Pastor. Le due greche invece sono la Ate (una banca agricola) e Eurobank, mentre quella tedesca è la Landesbank Hessen-Thueringen (Helaba), che però contesta i risultati e sostiene di aver superato l’esame.

MUSSARI, BANCHE ITALIANE PROMOSSE E SOLIDE – “Le banche italiane sono state promosse e sono solide”. Lo afferma il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari commentando i dati degli Stress Test.