STRESS TEST: 10 BANCHE SU 19 DA RICAPITALIZZARE

5 Maggio 2009, di Redazione Wall Street Italia

Secondo le ultime indiscrezioni stampa, le autorita’ di controllo americane chiederanno a circa 10 delle 19 principali banche del Paese che sono state sottoposte agli “stress test” di aumentare le proprie finanze.

Nelle ultime sedute i mercati stanno speculando sui risultati delle analisi, che differenzieranno le banche piu’ solide da quelle che invece potrebbero ancora subire perdite creditizie consistenti. I nomi delle societa’ finanziarie interessate non sono ancora noti, ma secondo il Wall Street Journal tra queste figurerebbero le banche Wells Fargo, Citigroup e Bank of America, oltre a diversi istituti regionali.

Secondo quanto riferito al quotidiano finanziario da fonti vicine alla vicenda, che hanno chiesto di rimanere anonime, c’e’ stato un momento in cui le autorita’ erano convinte che fossero 14 gli istituti ad avere bisogno di un aumento di capitale per creare un cuscinetto contro eventuali perdite future, ma negli ultimi giorni quel numero sarebbe calato.

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Le banche dovrebbero essere informate oggi sull’esito dei test e sul metodo con cui la Federal Reserve e il Dipartimento del Tesoro Usa intendono comunicare i risultati, secondo quanto riferito a Reuters da una fonte che ha chiesto di rimanere anonima.

Al momento Tesoro e Fed si sono rifiutate di lasciare un commento sul numero o sull’identita’ delle banche interessate. Negli ultimi giorni i principali istituti americani stanno cercando di convincere le autorita’ americane della loro solidita’ patrimoniale, tale da consentire di sopravvivere anche nel caso in cui la recessione dovesse aggravarsi. Ieri Bank of America ha smentito le indiscrezioni stampa secondo cui l’istituto avrebbe bisogno di incrementare di almeno $10 miliardi il capitale.

Il metodo degli stress test consiste nel calcolare le perdite a cui le banche potrebbero incorrere sulla base di scenari differenti. Uno di questi prevede che nei prossimi due anni il tasso di disoccupazione arrivi al 10.3% e che i prezzi delle case subiscano una contrazione del 22%.