Strauss-Khan in liberta’ vigilata

20 Maggio 2011, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK – ”La legge e’ uguale per tutti”: il procuratore distrettuale di Manhattan, Cyrus Vance, ha tenuto a sottolineare questo semplice messaggio in una dichiarazione pubblica resa all’esterno del palazzo di giustizia di New York dove Dominique Strauss-Kahn ha vissuto oggi la giornata piu’ lunga della sua vita. Davanti agli occhi esterrefatti di moglie e figlia, presenti in aula, l’ex direttore del Fondo Monetario Internazionale ha saputo di essere stato formalmente incriminato da un gran giuri’ per tutti e sette i capi di imputazione di cui e’ accusato; ha appreso che la Corte Suprema dello Stato di New York ha accolto la sua domanda di liberta’ su cauzione, ma lui dovra’ comunque restare ancora una notte in carcere, fino a quando – domani – non avra’ versato un milione di dollari e avra’ fornito garanzie in deposito per altri 5 milioni di dollari; ha avuto la conferma che, fuori dal carcere, dovra’ comunque portare un braccialetto elettronico.

Non solo: ha appreso, cercando di nascondere ogni emozione sotto un’espressione apparentemente neutra, che nell’appartamento di Manhattan in cui dovra’ stare agli arresti domiciliari (affittato per l’occasione) avra’ per tutto in tempo una guardia armata a sorvegliarlo. Che, ironia della legge, sara’ a suo carico: dovra’ cioe’ pagare di tasca sua chi lo sorveglia, una spesa che secondo gli esperti americani puo’ essere anche di 200 mila dollari al mese. Questo il giovedi’ piu’ lungo e doloroso che l’ex direttore dell’Fmi abbia mai vissuto. La giornata era cominciata per lui molto presto. Era stato infatti alle primissime ore del mattino che il Fondo Monetario aveva reso note al mondo le sue dimissioni. ”E’ con infinita tristezza che mi sento costretto oggi a rassegnare le mie dimissioni” aveva detto Strauss-Kahn nella prima sua dichiarazione pubblica da quando lo scandalo e’ cominciato. Nella stessa dichiarazione aveva pero’ ribadito che di ”negare con la piu’ grande fermezza possibile” le accuse mosse nei suoi confronti.

Questa continuera’ a essere la sua linea processuale. Una linea che per il momento lo vede formalmente sul banco degli imputati. La giuria popolare convocata per esaminare le accuse a suo carico ha infatti votato a favore dell’accoglimento di tutti i capi d’imputazione. Lo ha fatto perche’, come ha ribadito l’accusa in aula, ha giudicato ”credibili” le accuse mosse dalla cameriera del Sofitel di Times Square. La donna dice di essere stata violentata, di essere stata costretta con la forza a sottomettersi ai desideri del suo aggressore. Gli agenti della Special Victim Unit di New York hanno fornito elementi a sostegno di questa versione, verificando e accertando che la donna ”ha detto la verita”.

La difesa di Strauss-Kahn continua invece a ripetere che l’atto sessuale si’ c’e’ stato, ma e’ stato consenziente. Restano pero’ alcune contraddizioni nella versione fornita dall’ex direttore dell’Fmi. Per esempio, non coincidono i tempi: ha detto di aver lasciato l’hotel alle 12:30 per andare a pranzo, alle 12:45 in un ristorante li’ vicino, e poi in taxi fino all’aeroporto. Ma la polizia ha rintracciato il tassista che lo ha portato al Jfk, e ha verificato attraverso il gps che il taxi e’ giunto all’aeroporto alle 13:15. Per quanto possa essere stato veloce il pranzo consumato a Manhattan, e’ impossibile per un taxi arrivare al Jfk per l’ora indicata da Strauss Kahn.

Per questo e per altri motivi, non ultimo il pericolo di fuga, il giudice della Corte Suprema dello Stato, Michael Obus, nel ritirarsi per decidere se concedergli la liberta’ su cauzione, aveva sottolineato di essere ”preoccupato”: ”Il vero problema per questa corte e’ di avere garanzie, e non soltanto finanziarie, per essere certa che l’imputato sia presente” alle eventuali, prossime udienze. Dominique Strauss-Kahn proviene da ”un Paese dove sarebbe difficile, se non impossibile” estradarlo, aveva precisato. E’ un altro modo per dire, come dichiarato dal procuratore Cyrus Vance, che in America la legge e’ uguale per tutti.