STRATEGIE: CONVIENE ANCORA PUNTARE SULL’AZIONARIO?

15 Giugno 2007, di Redazione Wall Street Italia

*Antonio Cesarano e’ Head of Research and Strategy MPS Finance BM S.p.A. Questo documento e’ rivolto esclusivamente ad investitori istituzionali ovvero ad operatori qualificati, così come
definiti nell’art. 31 del Regolamento Consob n° 11522 del 1° luglio 1998 e successive modifiche ed integrazioni. Le analisi qui pubblicate non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale
di WSI.

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(WSI) – In sintesi il commento degli ultimi dati macro Usa:

– prezzi al consumo maggio: continua il ridimensionamento della dinamica core ora a 2,2% con possibilità nel giro di un paio di mesi di arrivare al 2%. Buona parte del buon andamento è dovuto agli affitti che, visto il loro peso notevole (circa 40%) hanno più che bilanciato invece l’andamento meno favorevole della componente trasporti, sulla quale ha pesato molto l’incremento delle tariffe aeree in seguito al rincaro del greggio;

– produzione industriale: peggiore delle attese ma in buona misura penalizzata dal calo utilities per minore produzione energia elettrica grazie a più favorevoli condizioni meteo

– fiducia consumatori preliminare Michigan: in calo a cusa rialzo greggio e calo prezzo case. In rialzo aspettative di inflazione ad 1 anno.

– Tic report: ad aprile gli investitori privati hanno acquistato in modo massiccio equity, corporate bond ed agenzie Usa risultando invece venditori netti di Treasury. Al contrario le banche centrali hanno ripristinato l’acquisto di treasury, pur rimanendo le agenzie l’asset preferito. Da notare che la Cina ad aprile è stata venditrice netta di circa 6Mld di
Treasury, il valore record mai registrato. Era dall’ottobre del 2005 che la Cina non risultava venditrice netta di treasury.

In sintesi: è confermato il trend di graduale rallentamento dei prezzi al consumo che dovrebbe continuare almento fino al mese di agosto quando la parola passerà agli uragani, nel caso ve ne saranno. Il quadro macro sulla crescita rimane com’è lessivamente positivo anche se qualche effetto del rallentamento immobiliare comincia a farsi sentire. La crescita del secondo trimestre dovrebbe oscillare nel range 2,5/3%. Ipotizzare livelli superiori al momento appare eccessivo.

Il tema inflazione sembra essere diventato soprattutto un tema di discussione ma nei fatti gli operatori appaiono molto meno preoccupati, a giudicare dall’andamento moderato/stabile delle breakeven dei linkers sia area Euro sia Usa. Proviamo a fare due semplici calcoli: immaginiamo che negli Usa le aspettative di crescita (degli operatori) da qui ad un anno si spostino al 3% con un’inflazione core intorno 2-2,5% (includendo nella parte alta del range l’eventuale shock deteminato da uragani), arriveremmo ad un livello di circa 5,25-5,5%.

Facciamo lo stesso ragionamento in area Euro: crescita attesa Bce 2007 pari a 2,6%, inflazione attesa intorno al 2-2,2%. In altri termini i tassi decennali di equilibrio potrebbero essere nel range 4,6-4,8%. Teniamo in considerazione il risultato del fund manager survey (fonte
Merrill Lynch) del 13 giugno che fotografa l’atteggiamento dei gestori volto a mantenere sì ma anche a ridurre lievemente il sottopeso di bond. Ne consegue la possibilità di un recupero dei corsi obbligazionari nelle prossime due settimane. Ciò implicherebbe un calo dei tassi che sarebbe una notizia ancora positiva per le borse, soprattutto ora che si avvicina la fine del semestre quando generalmente i gestori tendono a ridurre le pressioni in vendita (casomai ve ne fosssero) in vista della semestrale.

In sintesi: le ragioni per mantenere un tendenziale sovrappeso di equity ancora sussistono. Potrebbe esservi una fase di recupero dei bond per un paio di settimane. Per il prossimo trimestre vale ancora la regola: tenere cash pronto per approfittare degli storni delle borse che si preannunciano comunque possibili, se non altro perchè la Cina potrebbe implementare ancora diverse misure restrittive.

Ed ora, come promesso una sintesi del Global Fund Managers Survey di MLynch pubblicato il 13 giugno, interessante perché si colloca proprio dopo le forti tensioni sui bond. Di seguito la sintesi dei punti principali:

Status quo

-Aumenta il timore di inflazione
-Fund managers continuano ad essere sovrappesati di equity ma si riduce la percezione di sottovalutazione assoluta
-area geografiche preferite sull’equity in ordine: 1)zona Euro 2)emg mkts 3)Jap
– areee geografiche meno gradite: 1) Usa 2) Uk
-settore preferito: energia
-settori meno graditi: consumer discretionary, utility e banche

In prospettiva

-disposti a ridurre sia il sovrappeso di equity (pur mantendolo in assoluto) sia il sottopeso di bond.
-su distribuzione geografica equity si dichiarano disposti a ridurre sia sovrappeso di equity eurozone sia sottopeso di equity Usa.

Complessivamente il rialzo dei tassi ha riportato maggiormente in equilibrio la valutazione relativa equity/bond. L’indice di sopravvalutazione dell’equity costrutito sui dati del sondaggio di MLynch è arrivato ai massimi dal 2004. I gestori però mantengono il sovrappeso di azionario pur dichiarandosi disposti a ridurlo. Contemporaneamente il forte
rialzo dei bond viene percepito come occasione di lieve riduzione del sottopeso dei bond. Il processo di riduzione del sottopeso bond dovrebbe comunque essere graduale ed interessare soprattutto la parte a breve della curva, dal momento che sul lungo termine, la percentuale netta di coloro che si attendono un incremento ulteriore dei tassi è passata da 37% di marzo a 59% di giugno. Complessivamente prevale il miglioramento dello scenario macro ed i gestori rimangono ampiamente sovrappesati di azioni, soprattutto in area Euro.

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