Strage ad Ankara, 28 morti. Turchia attacca postazioni PKK

18 Febbraio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Il bilancio è di 28 morti e 61 feriti. Ennesime scene di sangue in Turchia: la capitale Ankara è stata colpita dall’esplosione di una autobomba, in un’area vicina al Parlamento e ai quartieri generali dell’esercito.

Il vice premier Bekir Bozdag ha definito la strage “un atto di terrorismo” opera dei curdi. Il veicolo imbottito di esplosivi è saltato in aria nel momento in cui alcuni autobus militari stavano attraversando l’area.

Si apprende che alcune vittime erano civili. Al momento nessun gruppo ha rivendicato l’attacco.

Il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan ha commentato l’attentato affermando che la Turchia è più determinata che mai a utilizzare “il suo diritto all’auto-difesa”.

“La nostra determinazione a rispondere a questo genere di attacchi che colpiscono i nostri confini sia interni che esterni è più forte di questi atti”, ha detto Erdogan, cancellando il viaggio per l’Azerbaijan previsto per la giornata di oggi. Anche il primo ministro Ahmet Davutoglu ha cancellato i propri impegni, e non sarà presente oggi nei meeting di Bruxelles che si terranno per affrontare la questione dei migranti in Europa.

Immediata la reazione della Turchia, con l’aviazione militare che ha bombardato alcuni obiettivi del PKK in Iraq, come reazione all’attentato che, secondo Ankara, sarebbe stato opera del PKK, ovvero il Partito curdo dei lavoratori, e della milizia curdo siriana.

Lo ha detto lo stesso Davutoglu, affermando che le forze dell’ordine hanno arrestato nove persone a seguito dell’attentato e che il kamikaze autore della strage era un cittadino siriano. Secondo le autorità turche è evidente il coinvolgimento del governo di Bashar al-Assad, avversario dichiarato insieme ai curdi di Ankara nella sanguinolenta guerra per procura siriana.