Stop aperture di domenica, imprese in rivolta: “addio a 50 mila posti di lavoro”

12 Settembre 2018, di Alessandra Caparello

Stop alla liberalizzazione selvaggia degli orari di apertura dei negozi voluta da Mario Monti. Questa la promessa fatta qualche giorno fa dal ministro del lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio che ha annunciato lo stop alle aperture domenicali entro quest’anno.

La liberalizzazione sta “distruggendo le famiglie italiane” ha detto il vicepremier che ha l’appoggio anche della Lega secondo cui le aperture senza vincoli hanno danneggiato le piccole imprese. La proposta allora è di far abbassare le saracinesche dei negozi la domenica e durante le festività nazionali, con un’eccezione all’inizio del Natale. L’Italia però non è l’unica in Europa a prevedere la liberalizzzazione. Sulla stessa scia è anche il Regno Unito che ha un regime quasi completamente liberalizzato mentre ci sono regole piuttosto rigide in Francia e Germania dove le aperture domenicali sono fortemente limitate, così allo stesso modo anche in Austria, Belgio, Cipro, Grecia, Malta e Paesi Bassi.

Le imprese comunque non ci stanno e fanno la voce grossa. Francesco Pugliese, l’amministratore delegato della catena di supermercati Conad, parlando al Guardian ha affermato che la proposta del governo potrebbe portare a una perdita compresa tra 40.000 e 50.000 di posti di lavoro, rafforzando lo shopping online, a discapito dei piccoli rivenditori. Con i suoi 19,5 milioni di acquisti, la domenica è il secondo giorno della settimana per i ricavi dei negozi.

 “Bloccare [lo shopping della domenica] in un momento in cui il mondo sta andando in una direzione diversa è ridicolo. Mi preoccupo sempre quando lo stato inizia a dirti quando fare acquisti.”

Marco Marazza, professore di diritto del lavoro presso l’Università Luiss di Roma, ha dichiarato al quotidiano inglese come la misura proposta dall’esecutivo avrà ripercussioni anche su stipendi e salari.

“La maggior parte dei contratti ordinari include il lavoro di domenica, per il quale le persone sono pagate di più, quindi [la misura] avrà un impatto sui loro stipendi e sul numero di quelli assunti solo con contratti per i weekend. “