STIPENDI D’ORO
E BILANCI IN ROSSO

19 Maggio 2008, di Redazione Wall Street Italia

Drago Cerchiari è stato amministratore delegato della Sorin dal gennaio 2004 al 24 maggio dell’anno scorso. Per meno di cinque mesi di lavoro nel 2007 nella società di tecnologie medicali per cardiochirurgia, Cerchiari ha ricevuto 7,14 milioni di euro lordi.

Cerchiari è un outsider, al decimo posto nel «pay watch» 2007 dei dirigenti delle società quotate in Borsa, davanti alla coppia che guida la rimonta della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo e Sergio Marchionne. Una busta paga sorprendente. Anche perché la Sorin l’anno scorso ha presentato un bilancio consolidato in rosso per 82,9 milioni, su un valore della produzione di 813 milioni.

Oltre a «emolumenti per la carica» di 153mila euro e a «bonus» di 368mila, Cerchiari ha ricevuto «altri compensi» per 6,62 milioni. Questa voce – secondo il bilancio – «include indennità speciali di fine rapporto». Lo stipendio dell’ex a.d. Sorin è difficile da comprendere.

Come è difficile spiegare per quali ragioni Luigi Zunino, presidente e amministratore delegato di Risanamento, abbia meritato 4,79 milioni, il 15% in più dell’anno precedente, nonostante il gruppo immobiliare, di cui possiede il 73%, abbia aumentato le perdite da 9 a 91 milioni.
I superstipendi dei manager in Europa, di cui queste due vicende sono solo un caso estremo, sono ormai nel mirino dei Governi, dopo l’affondo di Giulio Tremonti e dei ministri finanziari dell’Ue, nell’Ecofin il 14 maggio.

In campagna elettorale, il 26 marzo, Tremonti ha chiesto una stretta sulle stock option, gli incentivi in azioni che possono far guadagnare decine di milioni: il record è di Rosario Bifulco, ex Lottomatica, con 37,35 milioni di guadagno nel 2006. Nella classifica dei manager più pagati segue Corrado Passera di Banca Intesa, con plusvalenze per 35,7 milioni realizzate tra il 2005 e il 2006, tutte reinvestite in titoli della banca. L’a.d. della Fiat, Marchionne, dispone di 20 milioni di opzioni. Finora non le ha esercitate. Ai prezzi correnti, il manager italo-canadese avrebbe un guadagno virtuale di oltre 90 milioni.

«Sono diventate una cosa mostruosa, non c’è più un rapporto chiaro fra risultati conseguiti e stock option. Secondo me – ha detto Tremonti – non è giusto darle in questo modo, anche a gente che sta rovinando aziende, e in ogni caso non è giusto fargliele pagare, in termini fiscali, meno di quello che pagano i loro operai sul mercato. Ci vuole una “aliquota della malora”, invece».

Nel tabellone, Il Sole 24 Ore ripropone i compensi al lordo delle tasse ricevuti nel 2007 dai primi cento manager di società quotate italiane. Rispetto alle tabelle pubblicate il 29 e 30 marzo 2008, il «pay watch» è aggiornato con i bilanci pubblicati nelle settimane successive.
A parte Cerchiari, le altre novità di rilievo sono i 4,89 milioni a Ezio Paolo Reggia, ex amministratore delegato della compagnia di assicurazioni Cattolica. Poi c’è Adolfo Bizzocchi, direttore generale del Credito Emiliano, la banca controllata dalla famiglia Maramotti, 249 milioni di utile netto consolidato nel 2007: ha ricevuto 4,725 milioni lordi, quasi il quadruplo del 2006, è ventiduesimo. Guadagna più di Corrado Passera, il quale con 3,52 milioni è indietro di dieci posizioni.

Il manager con lo stipendio ordinario più alto è Alessandro Profumo, concorrente principe di Passera. L’amministratore delegato di Unicredit ha ricevuto un aumento del 39,7% a 9,427 milioni ed è settimo. Ha inoltre ricevuto 575mila azioni gratuite della banca, che all’epoca quotavano 6,812 euro: il pacchetto, che Profumo non ha però venduto, valeva 3,92 milioni. Comprendendo le azioni gratuite, i compensi di Profumo salirebbero a 13,35 milioni, quasi quanto i numeri uno della Deutsche Bank Josef Ackermann (13,98 milioni) o del Credit Suisse, Brady Dougan (13,59 milioni in euro).

Gli uomini d’oro del 2007 restano i manager che hanno incassato superliquidazioni o premi speciali. In testa il giovane banchiere Matteo Arpe, ora 44enne, che ha incassato 37,4 milioni lordi grazie alla superbuonuscita all’addio da Capitalia. Lo segue l’ex presidente Cesare Geronzi, con 24 milioni. Terzo l’ex a.d. di Telecom Italia Riccardo Ruggiero, con 17,277 milioni. Poi l’ex Telecom Carlo Buora (11,94 milioni), il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, con 11,56 milioni, quindi Gabriele Galateri di Genola, con 11 milioni ricevuti all’uscita di Mediobanca.

Superliquidazioni e premi hanno gonfiato le retribuzioni dei top manager. I primi 100 hanno ricevuto nel complesso 403 milioni, il 17% in più dei primi cento del 2006 (344 milioni). L’incremento è circa otto volte il tasso d’inflazione, mentre l’indice Mibtel di Borsa è diminuito del 7,8 per cento.
In teoria, si potrebbe dire che i primi cento manager hanno uno stipendio medio di 4 milioni, contro i 3,4 milioni del 2006. In realtà, il grosso del guadagno, un quarto del totale, è per i primi cinque, con 102 milioni contro i 61,6 milioni del 2006. Dal sesto al decimo nel 2007 c’è un guadagno di 42,8 milioni, contro i 35 milioni del 2006. I primi cinquanta del 2007 hanno ricevuto 305 milioni, il 23,3% in più del 2006 (247,4 milioni). Il secondo blocco di cinquanta manager è stabile a 98 milioni.

Ci sono 71 dirigenti con almeno due milioni lordi di compensi, come nel 2006. Sono 25 quelli con oltre quattro milioni (21 nel 2006). A metà classifica il patron dell’Inter, Massimo Moratti (2,62 milioni, quasi tutti dalla Saras). Ultimo tra i cento è Pietro Giuliani, a.d. di Azimut Holding, con 1,49 milioni.