Stiglitz: eliminare paradisi fiscali, tasse minime fino 20% in Usa e Ue

23 Settembre 2016, di Laura Naka Antonelli

Eliminare i paradisi fiscali, vietare gli accordi selettivi tra Stati e multinazionali e imporre una tassa minima del 15-20% sulle imprese in Usa e Unione europea. E’ questa la proposta che Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia che ultimamente sta facendo parlare molto di sé per il suo libro sull’euro, ha illustrato in collegamento diretto con l’Università Bocconi di Milano.

L’occasione si è presentata con l’evento “Tax Avoidance and Privacy in the Digital Age” dello scorso 21 settembre, che ha visto ospiti l’ex premier Mario Monti e in collegamento Margrethe Vestager, commissaria Ue alla Concorrenza e, da New York, il premio Nobel e anche professore della Columbia University Stiglitz.

Stiglitz ha dimostrato per l’ennesima volta di non far parte della schiera di coloro che hanno gridato allo scandalo, e al presunto abuso di potere fiscale dell’Ue, nella decisione che è stata presa sul caso Apple (la multa da $13 miliardi). Anzi, a suo avviso il fallimento della globalizzazione è confermato proprio da casi di elusione fiscale come avvantaggiano ovunque le multinazionali. Così Stiglitz:

Apple prende ma non vuole restituire. La prima “responsabilità sociale d’impresa” è pagare le tasse e tra i principali problemi che riguardano l’accordo che Apple ha preso con il governo irlandese “c’è stata la segretezza”, dal momento che “i cittadini europei non erano informati”.

Stiglitz aveva già manifestato preoccupazione nel corso di altre interviste per quelle trattative che avvengono in gran segreto tra le multinazionali e i governi di tutto il mondo.

Il Premio Nobel auspica una nuova armonizzazione fiscale a livello globale, basata su tre pilastri.

  • Il primo è l’eliminazione di tutti i paradisi fiscali, che “ci stanno derubando di tutto quello che abbiamo”. Stiglitz ha fatti i nomi, elencando “Panama, le Isole del Canale (Channel Islands), le Isole Vergini” . Stiglitz ha aggiunto che “non c’è ragione per cui tali paradisi fiscali esistano”. In ogni caso “non sarà difficile eliminarli, esistono solo perché c’è l’1% di aziende che li vuole”.
  • Secondo principio: dire basta alla possibilità che hanno governi di tutto il mondo e multinazionali di siglare trattamenti fiscali privilegiati a favore di aziende, ancora, di multinazionali.
  • Il terzo principio si basa sulla creazione di un regime unico fiscale, che elimini il transfer princing, ovvero le transizioni tra i gruppi di multinazionali che creano perdite fittizie in paesi ad alta tassazione e ricavi in paesi a tassazione molto bassa. L’obiettivo di rendere più omogeneo a livello globale il sistema fiscale può essere raggiunto attraverso l’adozione, da parte di Usa e Ue, di un “nuovo regolamento fiscale”, e dell’imposizione di una imposta minima per le aziende pari al 15-20% degli utili”. Se riescono a farlo, “potranno risolvere alcuni dei problemi che affliggono il pianeta”