Stagnazione secolare minaccia le pensioni

11 Maggio 2016, di Alberto Battaglia

Lo aveva già paventato Larry Fink, ceo di BlackRock, circa un mese fa: la “nuova normalità” dei tassi d’interesse ultrabassi potrebbe essere di ostacolo alla spesa delle famiglie. Ora anche Mario Seminerio, ex portfolio manager ed editorialista economico, mostra timori assai simili per le future prospettive di crescita. In particolare,“a fronte della prospettiva di ritrovarsi con un capitale a fini previdenziali molto inferiore alle attese”, scrive Seminerio sul Fatto, “i lavoratori potrebbero aumentare il proprio tasso di risparmio, frenando ulteriormente la crescita”. Come Fink anche il commentatore italiano è convinto che “se questo andamento depresso del livello dei tassi d’interesse reali divenisse effettivamente la ‘nuova normale’, la ricaduta più vistosa si avrebbe sul risparmio previdenziale”.

Che le politiche monetarie saranno forzate a mantenere un assetto assai espansivo per molto tempo ancora è un fatto piuttosto condiviso; infatti, “la stessa innovazione finanziaria” che aveva permesso l’esuberanza borsistica degli scorsi trent’anni, “la bolla di credito ed il suo successivo scoppio”, hanno “spinto le banche centrali su un sentiero di stimoli non convenzionali per contrastarne le pressioni deflazionistiche”. Queste pressioni deflazionistiche, cui corrispondono livelli di debito sempre crescenti sono state contrastate facilitando afflusso di nuovo denaro nel sistema riducendo i tassi d’interesse. Interrompere tale “correzione”, come spesso ha ricordato il presidente della Bce, Mario Draghi, condurrebbe a una deflazione molto grave.
Pur con gli interventi espansivi delle banche centrali, tuttavia, difficilmente l’economia globale e le borse potranno tornare ai ritmi di crescita precedenti. Secondo un rapporto del McKinsey Global Institute “dopo una crescita media del 7,9% dei mercati azionari statunitense ed europeo negli ultimi trent’anni, i prossimi venti potrebbero vedere guadagni medi annui dell’ordine del 4%”.

Come aveva teorizzato l’ex ministro del Tesoro statunitense, Larry Summers, si avvicina lo scenario della “stagnazione secolare”, concetto che descrive una realtà in cui la propensione al risparmio tende aumentare a discapito di quella verso gli investimenti, accompagnata a persistenti politiche monetarie morbide. In questo contesto, sottolinea Seminerio, si è portati a mettere a rischio più reddito per ottenere la previdenza sperata, infatti: “Nelle realtà anglosassoni è da tempo iniziata la migrazione dai piani pensionistici a beneficio definito a quelli a contribuzione definita, dove il rischio di investimento grava tutto sulle spalle del risparmiatore. Lo stesso accade per modelli di previdenza alternativa come il nostro”.
Se queste risorse sono sottratte dai consumi “la sensazione”, conclude il commentatore, è “di essere prossimi ad un muro”.