STAGFLAZIONE, GLI ERRORI DELLA MANOVRA

9 Agosto 2008, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Stagflazione significa diminuzione della ricchezza prodotta da un Paese, e forte crescita dei prezzi. Il nostro paese oggi è a rischio di stagflazione. Ce lo dicono le stime del pil nel secondo trimestre del 2008 diramate ieri dall´Istat (-0,3 % rispetto al primo trimestre): un altro trimestre così e saremo ufficialmente in recessione. Le indagini Confindustria prevedono un calo degli ordini, vale a dire della produzione futura. L´inflazione continua ad aumentare: nei dati provvisori di luglio ha superato la soglia del 4 per cento. La stagflazione è un rischio che bisogna scongiurare in tutti i modi soprattutto in Italia, un Paese che proviene da 15 anni di bassa crescita e dove non c´è un paracadute, una rete di protezione sociale che tuteli chi perde il posto di lavoro e cade in condizioni di povertà estrema.

Quando c´è stagflazione si paga il conto due volte: primo la recessione ci rende mediamente più poveri; secondo le politiche che devono ridurre l´inflazione impongono una cura da cavallo all´economia, fiaccandola ulteriormente. Per evitare la stagflazione si può sostenere la domanda e l´offerta, cercando al contempo di raffreddare la dinamica dei prezzi. Il nuovo Governo ha avuto l´eccellente idea di anticipare all´estate le principali scelte di politica economica. Serviva per affrontare in tempo l´emergenza. Non si poteva aspettare, come di consueto, la scadenza naturale di fine anno. Ma la manovra varata dal Parlamento martedì scorso non tiene affatto conto del peggioramento della nostra economia. Toglie agli italiani ogni speranza di una futura riduzione della pressione fiscale e accentua gli effetti sui prezzi del caro petrolio. Si basa, del resto, su previsioni di crescita del prodotto nel 2008 ormai largamente superate dagli eventi. Strano che in Parlamento non sia stato chiesto di aggiornare il cosiddetto «tendenziale», lo scenario a politiche invariate. Come previsto dal DPEF (Documento di Programmazione Economica e Finanziaria 2009-2013) la pressione fiscale addirittura aumenterà dal 43 al 43.2 per cento.
Gli italiani, la cui fiducia è ai minimi, hanno così appreso in questi giorni che non solo non ci sarà la riduzione della pressione fiscale al di sotto della soglia del 40 per cento che era stata promessa in campagna elettorale, ma che addirittura le tasse aumenteranno in questa legislatura. Vero che le nuove imposte introdotte nel 2008 sono nominalmente a carico di banche e aziende energetiche, ma colpiranno soprattutto i consumatori in termini di aumenti dei prezzi della benzina, della bolletta elettrica e dei servizi bancari. Questo non aiuterà certo il contenimento dell´inflazione. C´è poi un´altra tassa che l´erario sta incassando soprattutto quest´anno, con un´inflazione così elevata: si tratta del cosiddetto fiscal drag, che i cittadini pagano quando il loro reddito reale non cambia ma addirittura diminuisce mentre il loro reddito nominale, gonfiato dall´inflazione, fa scattare una aliquota Irpef più alta. Con un´inflazione al 4 per cento, la tassa da inflazione potrebbe ammontare a non meno di 4 miliardi di Euro. Il fiscal drag e i proventi dalla lotta all´evasione condotta nella passata legislatura potevano essere restituiti alle famiglie come da tempo promesso agli italiani. Come? Nel modo più semplice, aumentando le detrazioni fiscali sui redditi da lavoro. Servono a coprire i costi per la produzione di reddito, che sono aumentati col caro trasporto. Aumentando i salari netti proporzionalmente di più per chi ha redditi più bassi, crescerebbero sia i consumi – che sono addirittura diminuiti in termini reali nell´ultimo anno – che l´offerta di lavoro. Sarebbe anche ossigeno per la difficile partita in corso sulla riforma della contrattazione, un passaggio così importante per il nostro Paese e servirebbe a scongiurare il rischio di una spirale prezzi-salari allontanando anche in questo modo la stagflazione. Invece ci saranno più tasse e tante nuove promesse, come quella sul piano edilizia popolare. Questo prevede l´alienazione di immobili pubblici per costruirne di nuovi.
Come ci insegna l´esperienza recente, ci vogliono tempi lunghi per queste operazioni se non si vuole svendere il patrimonio pubblico. Inoltre si tratta di materie di competenza delle Regioni, e una promessa fatta “in conto terzi”. Credevamo che il federalismo significasse che ognuno si deve prendere le sue responsabilità.

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