Spread stabile, i veri rischi per l’Italia sono altri

6 Novembre 2018, di Alessandra Caparello

Termometro rischio Italia in una fase di stabilità con lo spread che al momento, da metà ottobre viaggia senza sbandate e dopo aver chiuso ieri a 289 punti base, stamani in avvio ha aperto a 290 pb. Una ragione c’è scrive Il Corriere della Sera.

Gli investitori ora dispongono di quasi tutti i dati che aspettavano in questi mesi. Il mercato ora sa che struttura ha la legge di bilancio, ha visto come hanno reagito le agenzie di rating che valutano la tenuta del debito, ha misurato la frenata dell’economia, Ha anche capito che l’Unione europea risponderà in modo aggressivo e queste informazioni, messe insieme, producono uno spread attorno ai 300 punti.

Insomma lo spread è alto sì ma stabile perché l’incertezza è calata e la volatilità dei titoli di Stato anche. Tuttavia, scrive il quotidiano resta da capire se la tregua sui mercati sarà stabile come sembra ma a giudicare da ciò che avverrà nei prossimi giorni così non sembra. I due rischi all’orizzonte che possono minare questa stabilità sono da una parte il PIL e dall’altra il rating. Il PIL perché fa giorni la Commissione Ue pubblicherà la sue proiezioni economiche che non saranno ottimiste come quelle del governo: nel 2019 deficit vicino al 3% del PIL,  e debito in lieve aumento. Rating perché a marzo e aprile del prossimo anno, prima l‘agenzia Fitch e poi S&P dovranno dire se declasseranno l’Italia all’ultimo gradino prima del rating junk, spazzatura. Quindi l’apparente stabilità terminerà e lo spread tornerà sull’ottovolante come accaduto i questi mesi. Come reagirà il governo?

Resta certo ancora possibile che il governo M5S-Lega sfrutti una tregua dei mercati, superi l’inverno e centri i suoi obiettivi ma da oggi alle Europee, sarà come attraversare un campo minato su due gambe che non si muovono all’unisono.