Spazio, più vicini alla prova dell’esistenza della materia oscura

5 Dicembre 2017, di Alberto Battaglia

Una prova tangibile dell’esistenza materia oscura. Questo traguardo potrebbe essere più vicino grazie una ricerca scientifica internazionale pubblicata su Nature, che ha rilevato importanti variazioni nel flusso di elettroni e positroni cosmici di altissima energia che impattano costantemente la Terra. L’analisi è stata possibile grazie all’esperimento “Dampe”, avviato su satellite nel 2015 e i cui primi risultati giungono ora a pubblicazione. “Per la prima volta la misura diretta di queste particelle nello spazio riesce a mettere in evidenza e valutare una brusca variazione, in gergo break, nell’andamento del loro flusso in funzione dell’energia”, spiega l’Istituto nazionale di astrofisica.
La materia oscura è definita come una forma di materia che non emette radiazioni elettromagnetiche (a differenza delle stelle, ad esempio). Si ritiene che l’Universo si composto in buona parte da questa materia sfuggevole alle rilevazioni degli strumenti e la cui esistenza, finora, era stata ipotizzata a partire dagli effetti gravitazionali sul moto delle stelle.
Il principale obiettivo scientifico di Dampe è proprio identificare possibili segnali della presenza di materia oscura studiando le caratteristiche delle particelle ordinarie misurate dal suo rivelatore.  Dampe, ricorda il sito dell’Istituto nazionale di astrofisica, è il primo satellite astrofisico cinese, e vede la collaborazione internazionale di oltre 100 tra scienziati, tecnici e studenti provenienti da istituzioni cinesi, italiane e svizzere.

 

Lo studio pubblicato su Nature pochi giorni fa, ha dichiarato Giovanni Ambrosi, portavoce italiano dell’esperimento, “dimostra come mettere in orbita strumenti altamente sofisticati permetta di individuare nuovi fenomeni. Questo risultato rappresenta solo l’inizio del ricco programma scientifico che ci aspetta nei prossimi anni per capire il comportamento dell’universo alle alte ed altissime energie, contribuendo a svelare la natura ultima della materia oscura, di cui sappiamo ancora molto poco”.