Spagna: in forse libertà di riunione e manifestazione

2 Ottobre 2012, di Redazione Wall Street Italia

MADRID – Mentre manifestazioni sempre più frequenti invadono la capitale spagnola, intensificandosi man mano che la crisi continua a peggiorare, il governo di Madrid sta pensando di ‘rimodulare’ la libertà di riunione e manifestazione. Lo riportano oggi diversi media spagnoli.

“Troppe” manifestazioni, ha accusato Ana Botella, sindaco di Madrid nonché moglie dell’ex premier José Maria Aznar: e Cristina Cifuentes, la delegata del governo centrale di Mariano Rajoy – del post-franchista Partido Popular – ha spiegato che la legge in materia di libertà di riunione e manifestazione è “molto ampia e permissiva”, secondo quanto riferisce El Pais nella sua edizione elettronica. Da qui l’idea di “modulare” la legge per “razionalizzare l’uso dello spazio pubblico”, come ha precisato Cifuentes.

Leggi anche:
Spagna chiederà 207 miliardi euro. Ma ora Merkel ha paura

Secondo la destra al governo, non ci sarebbe bisogno di cambiare la costituzione – cosa non alla portata della maggioranza attuale – ma basterebbe modificare la ‘Legge Organica’ (legge-quadro) che regola questi diritti. L’obiettivo, si è affrettata a precisare la delegata, non sarebbe “ridurre” il diritto, ma ampliare i margini di manovra delle amministrazioni per modificare i percorsi e orari. La differenza, almeno negli effetti concreti, non sarà chiara a tutti.

Il problema è politico: tanto che la delegata di Rajoy non si è limitata a ricordare le 2.200 manifestazioni sfilate a Madrid quest’anno, con comprensibili disagi per i residenti, ma ha accusato “gruppi che cercano di ottenere in strada quel che non hanno ottenuto nelle urne”. In altre parole, soprattutto il rivale Partito socialista (Psoe).

L’articolo 21 della costituzione spagnola del 1978, simbolo della transizione dal franchismo alla democrazia, precisa che chi voglia manifestare in luoghi di pubblico transito deve darne “comunicazione previa alle autorità” che le potranno proibire solo quando vi siano “fondate ragioni di alterazione dell’ordine pubblico, con pericolo per persone e beni”.

La legge organica del 1983 che dà esecuzione al dettato costituzionale quantifica in 10 giorni il preavviso minimo alle autorità, salvo in “casi straordinari e gravi che giustifichino la convocazione” del corteo, nel qual caso il preavviso si riduce a 24 ore. Per il momento Cifuentes ha detto di voler solo “aprire un dibattito”, ma molti sospettano che il governo abbia in mente un giro di vite: l’esecutivo di Rajoy è preoccupato dalle continue proteste, cominciate il 15 maggio del 2011 con il movimento degli ‘indignados’ e che finora sono state per lo più pacifiche, ma che lo scorso 25 settembre a Madrid sono sfociate in scontri con la polizia in cui ci sono stati 64 feriti.