Sostenibilità e private asset, le nuove frontiere di Schroders

26 Novembre 2019, di Alessandro Chiatto

Sostenibilità, non solo una moda, forse un termine un po’ abusato, ma la rotta per le case d’investimento è tracciata. Gli investimenti dovranno guardare alle grandi tematiche che stanno cambiando il nostro mondo. Ne ha parlato, non più tardi di un paio di settimane fa, anche il ceo di Schroders, Peter Harrison, durante l’International Media Conference 2019 di Londra. Ne abbiamo parlato con il country head in Italia, Luca Tenani, per capire anche i progetti futuri nel nostro Paese.

Uno dei temi principali è quello della sostenibilità, quindi. 
Assolutamente sì, ma non è un tema nuovo. Abbiamo iniziato a parlarne vent’anni fa, introducendo elementi di sostenibilità all’interno della nostra analisi. Da lì, poi, abbiamo continuato a svilupparla e oggi, che è un argomento di attualità, il nostro obiettivo è di essere ancora più posizionati su questo tema. Questo approccio olistico nella pratica si traduce non solo utilizzando dei criteri di esclusione nei confronti di società con attività controverse come alcool, tabacco, armi, ma permette di selezionare quei titoli più attenti all’ambiente e trasparenti nei confronti degli azionisti. Mi piacerebbe sottolineare come Schroders sia attiva anche sul fronte dell’engagement: sono oltre 3000 gli incontri che facciamo ogni anno con le aziende per persuaderle ad adottare pratiche più sostenibili.

I mercati sono, quasi a sorpresa, cresciuti in questo 2019. Come ha vissuto questo anno la clientela? 

Credo abbia partecipato in modo marginale alla crescita dei mercati del 2019. La prova è data dal fatto che ci siano 1.400 miliardi di euro parcheggiati in liquidità sui conti corrente e che rappresentano un terzo della ricchezza degli italiani. Non c’è dubbio che questa liquidità rappresenti un bacino interessante che reti di consulenti, private banking e banche possono “aggredire” in senso positivo. Certamente c’è bisogno di tanta educazione, di collaborazione fra fabbrica prodotto e distribuzione per individuare delle soluzioni d’investimento che siano in linea con le aspettative di mercato e del cliente. Ci sono delle survey che dimostrano come gli italiani sappiano risparmiare molto bene ma investire molto male.  La ricchezza degli italiani cresce meno rispetto a quella dei cugini europei. Tra le iniziative educational che abbiamo messo in atto è il lancio del sito investirefabene.it, dove sono presenti pillole video con messaggi molto semplici e insegnare a investire con un orizzonte temporale nel lungo termine e in modo sostenibile.

I consulenti finanziari sono sensibili a questi cambiamenti? Mi spiego meglio: si riesce ad arrivare al cliente finale con il giusto messaggio? 

Siamo fortemente impegnati a mantenere un dialogo costante e aperto con le reti di consulenza finanziaria proprio perché il messaggio che arrivi al cliente finale arrivi in maniera corretta. Siamo reduci da un roadshow che ha toccato 17 città parlando proprio con i consulenti di queste tematiche; lo facciamo anche con la tecnologia, con un portale dedicato con webinar, presentazioni e articoli su tematiche molto specifiche.

Quali sono gli obiettivi di Schroders in Italia? 

I pilastri di crescita sono legati ad abbracciare un diverso paradigma di investimento. Se in passato si era abituati ad allocare il proprio portafoglio tra azioni e obbligazioni per area geografica o stili d’investimento, oggi c’è una nuova frontiera legata soprattutto ad abbracciare dei cambiamenti epocali che stanno toccando il nostro mondo. Mi riferisco agli investimenti tematici: tra quelli che noi abbracciamo particolarmente, tra gli altri, ci sono i cambiamenti climatici, un tema molto sentito, e l’urbanizzazione. Già oggi le grandi città generano ll’80% del PIL globale e si stima che entro il 2050 il 68% della popolazione sarà rappresentato da una popolazione urbana. C’è una grande sfida in atto tra le grandi città per offrire servizi sempre più efficienti e una qualità della vita migliore e questo si traduce in investimenti. Quello che abbiamo fatto noi è creare un modello proprietario interno che ci consente di stilare la classifica delle trenta megalopoli più promettenti e di dare la possibilità agli investitori di accedere ai programmi di crescita di queste città tramite un fondo d’investimento.

Un altro tema importante è quello del retirement, della pensione. Gli italiani, specialmente quelli giovani, forse ci pensano troppo poco. 

È un tema che va affrontato. Noi italiani abbiamo la fortuna/sfortuna di partire da una situazione privilegiata rispetto ai nostri colleghi europei, dato che ci siamo abituati, guardando ai nostri genitori e ai nostri nonni, a un sistema di welfare molto generoso, ma questo non è più sostenibile. Sono stati fatti dei cambiamenti, passando da un sistema a ripartizione a capitalizzazione, con una pensione calcolata sulla base di ciò che abbiamo versato e ciò significa che avremo una pensione molto inferiore all’ultimo stipendio di cui abbiamo beneficiato. All’estero questa situazione è molto diversa, dato che è da vent’anni che non esiste un sistema di welfare così generoso e si è così potuto fare un lavoro importante dal punto di vista dell’educazione e pianificazione finanziaria già rivolto alla pensione. In Italia è un esercizio che nasce adesso: ci vorrà del tempo, non sarà facile, gli italiani non sono abituati ancora a risparmiare con un orizzonte temporale tanto lungo, però è l’unica soluzione altrimenti il rischio è trovarsi in età pensionabile con la mancanza di un capitale adeguato per poterci garantire lo stesso tenore di vita.

 Cosa si può fare per sensibilizzare da questo punto di vista? 

Noi ci siamo presi da sempre l’impegno di spostare l’attenzione dal breve al lungo termine, con progetti di finanza comportamentale. Credo che anche lo sviluppo dei private assets possa aiutare a raggiungere questo obiettivo, perché questo investimento si porta dietro il premio dell’illiquidabilità. Quindi, è insito nel concetto del prodotto il concetto di lungo periodo e non di mordi e fuggi. Diversi anni fa abbiamo iniziato a istituire nei nostri fondi anche il concetto di distribuzione della cedola e questo credo abbia aiutato alcuni clienti desiderosi di percepire un reddito, di trovare in queste formule la soluzione ai loro bisogni.