Societe Generale: l’ombra di una americanizzazione della finanza

13 Febbraio 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Il 2011 e’ stato un anno “di rottura per tutte le banche e un periodo di “frammentazione del mondo finanziario”. Il paradosso e’ che si rischia di rafforzare il ruolo giocato dai mercati nella fornitura di finanziamenti: proprio come avviene negli Stati Uniti.

A lanciare l’avvertimento e’ il patron di Societe Generale, Frederic Oudea, che di crisi ne sa qualcosa. I problemi del debito in Europa hanno fatto tremare le fondazioni del suo gruppo bancario, il cui titolo in borsa ha perso un terzo del valore negli ultimi sei mesi.

Un tonfo dovuto anche agli effetti delle norme per una regolamentazione piu’ severa per le banche – note come Basilea III – che impongono al settore finanziario la ricostruzione e il rinforzo del bilancio in tempi ristretti e ben definiti.

“La trasformazione degli istituti di credito subira’ un’accelerazione, che condurra’ in Europa sempre piu’ verso un modello di concessione dei finanziamenti vicino a quello in voga negli Stati Uniti”, avverte il banchiere in un’intervista concessa al quotidiano Le Temps.

“Siccome sara’ molto piu’ complicato per le banche conservare i prestiti accordati nei loro bilanci, spiega Oudea, si verifichera’ uno svantaggio di disintermediazione”: i tradizionali canali di distribuzione e vendita di un servizio verranno scavalcati.

Il manager in testa alla banca francese da maggio 2009 spiega che per ottenere i fondi, le aziende dovranno andare a bussare alla porta dei mercati. Proprio come in Ameirca. E la “deregulation” sara’ piu’ viva che mai. Risultato? Le attivita’ delle banche d’affari – “quelle piu’ colpite dalle regole di Basilea III” – dovranno essere “adattate” ai cambiamenti, per “accompagnare questo movimento di disintermediazione”.

Il manager francese, intervistato dal quotidiano elvetico a Ginevra,

Queste attivita’ che hanno alimentato la bolla degli ultimi dieci anni attraverseranno “due anni di rapida trasformazione”. Ma in nessun caso a un processo chiaro.

Il responsabile di un istituto di credito che ha vissuto una grave crisi l’estate scorsa – Oudea ha dovuto smentire in pubblico le voci di nazionalizzazione dell’istituto – assicura il suo “attaccamento a un modello di banca universale”, ovvero di un’impresa presente in tutti i generi di attivita’ possibili.

E conta persino di appoggiarsi a “due franchising internazionali” nel dominio “dei derivati sui titoli azioniari e sulle risorse naturali di base”. Una scelta che dovrebbe assicurare una reddittivita’ piu’ alta, secondo il team manageriale. Giovedi’, quando usciranno risultati fiscali e outlook sull’esercizio in corso del gruppo dotato di 157 mila dipendenti, se ne sapra’ di piu’.

Il patron della seconda maggiore banca francese prevede un allentamento inesorabile dei vincoli tra gli istituti europei e i governanti del continente. Questi ultimi dovranno pagare un conto salato per la crisi. Ma gli istitui spazzeranno via gli ultimi resti di un “modello di finanza renano”.