SKY ITALIA

17 Maggio 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Se c’è una cosa che rende nervosi i mercati è l’incertezza. Soprattutto se a complicare il lavoro di analisti e gestori, arriva una novità sgradita e inattesa, che immediatamente va a riflettersi sul rischio (che aumenta) e sui prezzi (che scendono). Il fenomeno, naturalmente, pesa di più sulle matricole, che non hanno una storia borsistica alle spalle. L’effetto Juventus, sotto questo profilo, rischia di essere devastante, almeno per una debuttante che deve al calcio tanta parte dei suoi profitti. Come Sky Italia, provincia dell’impero di Rupert Murdoch. Certo, è presto per valutare l’effettivo impatto dello scandalo sulle abitudini (e i consumi) degli italiani. Ma la questione non può essere sottovalutata: quando, a esempio, nell’estate del 2003 Prada era alla vigilia della quotazione, bastò lo scandalo Mci WorldCom per consigliare a Patrizio Bertelli di non quotarsi. E lui, che poteva scegliere, fece il passo indietro.

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Stavolta, a differenza di allora, il rapporto tra l’attività core di Sky e le vicende di questi giorni è molto stretto. Il risultato? Sky Italia potrebbe decidere di procedere comunque all’Ipo, magari con un forte sconto rispetto alle prime stime (si parla di un possibile valore di 5,5 miliardi basato su un parco di 3,71 milioni di clienti). Ma il mercato, probabilmente, non apprezzerebbe il coraggio. Anzi. Le malelingue potrebbero sospettare che Sky Italia intende andare avanti per consentire al gruppo di rientrare dell’investimento e non per garantire visibilità o per finanziare lo sviluppo.

Magiste-Bpi

Sostiene il gip Piero Gamacchio, nell’ordinanza di arresto dei protagonisti del crac Fin.part, che Giovanni Brumana, nella qualità di direttore generale della Popolare di Intra, avesse costituito in capo alla banca «la posizione di socio occulto di controllo oltre che di maggior creditore» della Fin.Part. Prima di dire una parola definitiva sulla vicenda, ovviamente, dovremo aspettare che si pronunci un tribunale, e che vengano percorsi tutti i gradi di giudizio. Una piccola lezione, tuttavia, si può già trarre adesso per analogia. Che cosa accadrebbe se mai la Procura di Roma dovesse chiedere, e ottenere, il fallimento di Magiste? La situazione del gruppo fondato da Stefano Ricucci (anche lui in carcere, come Brumana e Gianluigi Facchini) è nota e vede la Bpi nei panni di creditore principale, se non unico, della Magiste, con un’esposizione da 700 milioni. Nell’ipotesi di fallimento, è evidente che qualsiasi pm potrebbe alzare il dito per sostenere che l’istituto (allora gestito da Fiorani) fosse socio occulto di Ricucci. Anzi, secondo fonti d’agenzia, proprio sul tema dei soci occulti si è concentrato l’interrogatorio di ieri dell’immobiliarista. Certo, una cosa sono le tesi della pubblica accusa, altro è il verdetto di una corte. Ma tanto basterebbe per mettere sulla graticola la banca lodigiana, che sotto la guida di Divo Gronchi, sta per lanciare un aumento di capitale da 800 milioni, con l’obiettivo di lasciarsi definitivamente alle spalle il passato.

Noemalife

La società specializzata nei servizi sanitari e diagnostici si è quotata all’Expandi lo scorso 10 maggio al prezzo di 9 euro per azione. Ma ieri – dopo solo cinque sedute di contrattazione – il titolo ne valeva già 12,20 (più 35,5% rispetto all’Ipo). Sempre ieri dal sito Consob si è inoltre appreso che Tamburi Investment Partners detiene una partecipazione del 2,62% del capitale di Noemalife fin dal giorno del collocamento. Ma proprio Tamburi, insieme a Rasbank e Unipol Merchant, ha fatto da advisor al placement del 23,09% del capitale dell’azienda. La piccola matricola (53 milioni di capitalizzazione) ha ricevuto richieste boom, per cui molti investitori sono rimasti a bocca asciutta a guardare, gelosi, Tamburi fare la parte del leone dopo aver avuto un ruolo attivo nel collocamento. Merito del banchiere, capace di seguire un’azienda come Noemalife con l’ottica dell’investimento di lungo periodo. Ma c’è chi mastica amaro.

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