SINDACI IN MUTANDE

15 Ottobre 2003, di Redazione Wall Street Italia

I sindaci italiani minacciano di farsi fotografare in mutande. Non è l’effetto Schwarzenegger, ma un’istantanea delle casse comunali dopo i tagli della Finanziaria. L’idea è venuta a quello di Mantova e annovera dei precedenti fra i deputati (il verde Cento è un noto mutandista) e anche fra i sindaci. Già il milanese Albertini si ridusse ai minimi termini, sia pure in funzione ludica. Adesso aderisce vestito alla protesta, proponendo di non accendere le luminarie di Natale.

Negli anni dell’ultima cuccagna, quando Albertini andava alle sfilate di moda a far rima con slippini, avremmo potuto sorridere sul tanga bifamiliare della Iervolino o sui sette colli di ciccia affioranti dagli addominali illanguiditi di Veltroni. E sarebbero fioccati gli esercizi di stile, traboccanti di indignazione per la deriva spettacolare della politica.

Purtroppo oggi la situazione è talmente grave e il menefreghismo talmente alto, che le provocazioni servono più delle battute. I Comuni vantano, si fa per dire, una storia di sprechi senza pari, ma stavolta rischiano di finire in mutande sul serio. Con un danno doppio per i cittadini: meno servizi e più balzelli.

A rimetterci sarà soprattutto quel ceto medio a reddito fisso che sta scivolando verso la povertà nel silenzio di una classe politica e intellettuale attardata a baccagliare su De Gasperi e Salò. Ben venga un sindaco in mutande, se la sua mortificazione può riportare tutti alla realtà. Avessimo dei sindacati con un po’ di fantasia, sfilerebbero in mutande anche loro.

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