SILVIO SI VENDICA: MAX E UOLTER NEL MIRINO

31 Agosto 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – Non è finita. Neanche dopo la tensione col Vaticano. Quasi un incidente diplomatico dopo che è saltata la cena all’Aquila tra il segretario di Stato Tarcisio Bertone e Silvio Berlusconi. Neanche dopo che ieri Bagnasco ha difeso, a spada tratta, il direttore di Avvenire: «L’attacco a Boffo è un fatto disgustoso e grave».

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No, non è finita. Al primo posto dell’agenda di palazzo Chigi resta la grande vendetta sul sexgate: colpire quelli che in questi mesi hanno fatto rampogne moralistiche sullo stile di vita del Cavaliere. Tutto il resto viene dopo. Quando si sarà consumata la resa dei conti. Che si annuncia lunga visto che Berlusconi è convinto che Repubblica sta per sfornare nuove puntate sulle notti a palazzo Grazioli. Un azzurro vicinissimo al premier spiega a microfoni spenti: «Tratteremo con la segreteria di Stato al momento opportuno. Ma non c’è stato nessun incidente. Basta vedere quello che scrive l’Osservatore romano. Silurando Boffo poi è stato fatto un regalo a Bertone. E la reazione di Bagnasco era prevedibile. La crisi si è aperta più Oltretevere che nei rapporti tra Santa sede e governo».

A palazzo Chigi è l’ora dei falchi. Perché l’attacco a Boffo è piaciuto a mezzo governo. Tranne qualche teocon, quelli che contano hanno scelto il silenzio-assenso. E in privato si sono detti soddisfatti: da Brunetta alla Gelmini, da Frattini a Matteoli. Per Tremonti poi il problema nemmeno sussiste. E i leghisti non vedevano l’ora. Del resto Silvio Berlusconi, prima di riprendere il timone politico, ha un piano ben preciso. Che non passa per l’ala diplomatica di palazzo Chigi, quella, appunto, di Letta e Bonaiuti. Anche se il tavolo dell’appeasement continua a lavorare, smussare, ricucire.

Tanto che ieri da palazzo Grazioli è partito un giro di telefonate ai parlamentari: «Non dichiarate su Bagnasco, teniamo tutti i toni bassi con la Chiesa», questo l’ordine di scuderia. Ma il Cavaliere, parallelamente, ha deciso di rovesciare lo schema di questi mesi sul sexgate: un’impostazione – a suo giudizio – tutta difensiva (dall’«utilizzatore finale» al «non ho invitato consapevolmente persone poco serie») neanche fosse già in un’Aula di tribunale per induzione alla prostituzione. Lui – che considera tutta questa storia come una manovra per screditarlo, ma senza alcun rilievo penale – vuole giocare all’attacco. E ricostruire la sua immagine politica. Subito.

E questo ruolo lo ha affidato, neanche a dirlo, a Vittorio Feltri. Con cui, si dice, si sia sentito telefonicamente durante il caso Boffo: «Caro Vittorio, tu non mi deludi mai» la frase consegnata al cronista. Una conversazione in cui il premier avrebbe ribadito l’obiettivo di colpire duro i mandanti del sexgate per arrivare, tutti, a più miti consigli: «Andiamo avanti così. Sarà il caso che tutti quelli che fanno lezioni senza averne titoli siano sbugiardati».

Per questo a via Negri si lavora neanche fosse un’agenzia investigativa. Al setaccio delle truppe del Diretur dieci anni di archivi per trovare indizi, piste, prove che no, proprio nessuno è senza scheletri nell’armadio. E se per ora resta nel cassetto il colpo finale su Boffo (pare che tra le accuse ci sarebbe anche la frequentazione di minori) non è affatto escluso che Feltri riparta con una campagna sull’Affittopoli di sinistra.

Soprattutto, però, dopo l’attacco a Ezio Mauro, gli obiettivi sensibili sono i capi veri del Pd. Come Massimo D’Alema. Berlusconi lo considera il mandante della procura di Bari. E al Giornale stanno scavando su un paio di dossier dove non tornerebbero i conti, in base ai redditi dell’ex premier: l’acquisto di una azienda vinicola in Umbria. E pure una seconda barca oltre all’Ikarus che il lìder maximo si sarebbe concesso di recente. Al setaccio anche carte su un sexgate di Walter Veltroni (il titolo della puntata dovrebbe suonare così: «Tutte le donne di Uolter»). Insomma, come saranno le prossime settimane lo ha annunciato Feltri nell’editoriale di ieri: «Finché i moralisti speculeranno su ciò che succede sotto le lenzuola di altri, noi ficcheremo il naso (turandocelo) sotto le loro».

La grande vendetta berlusconiana prevede dunque che mentre Feltri bombarda il nemico, senza andare troppo per il sottile, Silvio proverà a riconquistare il territorio perso. Ovvero il voto della «zia Maria» (cioè delle donne over quaranta soprattutto del Sud) dove ultimamente è andato sotto di tre punti, secondo l’ultimo sondaggio commissionato a Pagnoncelli. L’idea è quella di una serie di interviste a giornali popolari come Oggi, Gente e – se il Milan glielo permette – pure quelli sportivi in cui il premier si mostrerà sereno e pimpante in vista della ripresa autunnale. Per quando cioè si tornerà a parlare di politica.

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