Si torna a investire in Europa: dove conviene di più?

15 Ottobre 2013, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Chi segue con regolarità il blog di Advise Only, sa come questi la pensino sull’argomento: per noi non ci sono bolle sul mercato azionario e da mesi diciamo che c’è del valore nelle azioni europee.

Sono perfettamente consapevoli che gran parte dei problemi strutturali della zona euro non sono ancora stati risolti e che ci vorrà del tempo per superarli, tuttavia se proviamo a toglierci il cappello da tifoso (Euro sì, Euro no) oltre alle interessanti valutazioni, ci sono almeno tre aspetti che possono giustificare un certo ottimismo.

1. La reazione composta del mercato alla crisi politica italiana (seppur breve) ed allo shutdown negli USA è un’ulteriore conferma della notevole diminuzione del rischio sistemico rispetto ad un anno fa.

2. Gli ultimi dati sul PMI della zona euro sono coerenti con un PIL in crescita, anche nel terzo trimestre dell’anno. Sicuramente non è soddisfacente per riassorbire un tasso di disoccupazione aumentato, ma è sufficiente per aspettarsi un graduale miglioramento dei profitti delle aziende.

3. Da qualche mese a questa parte, leggendo i dati sui flussi finanziari e i report delle grandi banche d’affari, le azioni europee sono tornato nei portafogli di molti investitori istituzionali. Sono di moda, insomma.

Nel complesso gli analisti trovano che le valutazioni del mercato azionario sono ragionevoli rispetto ai fondamentali e che le condizioni di mercato sono favorevoli. Tuttavia, ciò non significa che ogni mercato abbia le stesse opportunità di investimento.

Quali sono i mercati più interessanti

Per individuare le potenzialità di un certo mercato azionario sono state considerate: la performance dell’indice azionario MSCI del Paese di riferimento negli ultimi dodici mesi (asse delle ordinate – Y), per riassumere l’abbrivio di mercato; il multiplo P/E di G&D (asse delle ascisse – X), che permette di unire una grandezza di mercato (il prezzo) con una grandezza reale (gli utili per azione degli ultimi dodici mesi).

Riassumendo: a sinistra dell’asse delle ordinate ci sono quei settori con valutazioni di mercato inferiore alla media di lungo periodo (a buon prezzo), mentre a destra quei Paesi con valutazioni superiori alla media storica (probabilmente care). In alto rispetto all’asse delle ascisse, invece, ci sono quei mercati che godono di un buon momentum di mercato, al contrario in basso ci sono quelli con basso abbrivio.

Da questa simulazione emerge che Francia, Svezia e Spagna sono i mercati più interessanti; al contrario la zona euro, la Germania e Italia sono da evitare. Gli investitori puramente value (“compro quando ci sono i saldi”) dovrebbero puntare su Inghilterra, Portogallo o sull’indice europeo. Invece, gli investitori momentum (“compro adesso perché è di moda”) dovrebbero essere allettati dall’investimento in Olanda, Irlanda o in zona euro.

Riflessioni

In base a questi risultati vorrei soffermarmi su un paio d’aspetti interessanti.

La divergenza tra l’Europa e la zona euro si spiega in parte dal fatto che l’indice di riferimento per la zona euro (che è composto da un numero inferiore di società) è fortemente influenzato dalla componente finanziaria (banche e assicurazioni) e dalla Germania. Infatti, prendendo un aggregato più ampio (l’indice europeo), questi effetti si riducono, rendendo il mercato più interessante.

L’Italia è l’unico Paese tra i PIIGS (la Grecia non c’è nel grafico, ma verrebbe collocata nel quadrante in alto a sinistra) ad avere basso momentum e valutazioni non particolarmente buone: gli utili sono troppo bassi rispetto al prezzo di mercato (almeno rispetto alla storia). Insomma, il mercato italiano non gode di particolari attenzioni e probabilmente a ragion veduta.

In conclusione, è vero che in Europa c’è del valore, ma tenendo conto dei parametri di valutazione del grafico, non tutti i mercati offrono le stesse opportunità d’investimento.

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Advise Only – che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

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