“Shrinkinflation”: che cosa è, esempi

4 Aprile 2022, di Mariangela Tessa

L’inflazione c’è ma non si vede, benvenuti nell’era “shrinkinflation”, termine inglese, crasi di ‘shrink’, restringere, e di “inflation”, inflazione per indicare la nuova strategia messa in piedi dalle multinazionali per evitare di perdere volumi di vendita. In che cosa consiste? Lo stesso prodotto viene offerto allo stesso prezzo ma il contenuto cambia. Questo per non dare al consumatore una sensazione di impoverimento tale da bloccarne la spesa e quindi i consumi.

Shrinkinflation: qualche esempio

L’esempio classico che lo spiega è proprio quello del pacchetto di patatine. Chi va a fare la spesa si troverà davanti lo stesso prezzo di sempre e lo stesso pacchetto che è abituato a comprare.
A cambiare è il numero di patatine all’interno, 5 o 10 in meno. Lo stesso succede per le confezioni di pasta, improvvisamente meno pesanti, o per il detersivo per la lavatrice  con flaconi pieni a tre quarti, i bagno schiuma, i dentifrici e i rotoli di carta per la casa, dove ad aumentare è il diametro del buco interno. Un modo per risparmiare materia prima senza che il consumatore se ne accorga, ma riversando comunque indirettamente su chi compra il costo dei rincari.

La shrinkflation non è certo un fenomeno nuovo. Il caso passato alle cronache è stato quello della barretta del Toblerone: qualche anno fa, per far fronte all’aumento del costo del cacao, i produttori decisero di ridurre il numero dei ‘denti’ di cioccolato, allungando gli spazi tra l’uno e l’altro per risparmiare sulla materia prima.

Anche ristoranti e hotel si adeguano

Gli alimentari sono oggi solo la punta dell’iceberg. La strategia delle multinazionali ha contagiato anche gli hotel, a partire dalle grandi catene come Marriot o Hilton, che hanno studiato offerte differenziate: a prezzo più alto con tutti i servizi di sempre, come la pulizia giornaliera della stanza, a prezzo ridotto rinunciando a qualche confort, come il cambio quotidiano della biancheria. Anche nei ristoranti gli chef stanno invece cominciando ad eliminare gli ingredienti più costosi dai loro piatti e a ridurre le porzioni.

Rincari alimentari: i prodotti più costosi

Coldiretti, intanto, ha stilato una classifica dei maggiori rincari dei generi alimentari. Sul podio gli oli di semi (+23%), seguiti da verdura fresca (+17,8%) e burro (+17,4%). Rincari a doppia cifra anche per pasta (+13%), frutti di mare (+10,8%) e farina (+10%). Seguono carne di pollo (+8,4%), frutta fresca (+8,1%), pesce fresco (+7,6%) e gelati (+6,2%). Esce dalla top ten il pane (+5,8%).