SETTIMANA DI GUADAGNI PER L’AZIONARIO USA

di Redazione Wall Street Italia
14 Marzo 2003 22:00

Complici le forti ricoperture e le diminuite pressioni sul fronte geopolitico, i mercati azionari americani archiviano la settimana in positivo. Il recupero si e’ materializzato nel corso delle ultime due sedute, con un rally che ha risollevato gli indici dai minimi dello scorso ottobre, toccati all’inizio della settimana.

La spaccatura sulla crisi irachena in seno alla comunita’ internazionale rimane l’ostacolo principale alla crescita dei mercati. L’incertezza frena o rinvia le decisioni di investimento. La decisione del presidente Bush di rimandare il voto su una nuova risoluzione Onu ha parzialmente allentato la pressione, ma l’affaire Iraq rimane irrisolto.

“Gli operatori sono nervosi a causa dello scenario di guerra e non sanno come muoversi – osserva Todd Leone, analista di SG Cowen –. Per il momento ancora non si intravedono soluzioni”.
Nella seduta di giovedi’, la sensazione che il mercato azionario si trovasse in una situazione di forte ipervenduto ha rotto gli indugi degli investitori.

Con un rialzo del 2,68% (+35,04 punti), il Nasdaq ha registrato il guadagno settimanale piu’ consistente, portandosi a quota 1.340,33. Dall’inizio dell’anno l’indice tecnologico segna un incremento di 4,82 punti (+0,36%), mentre rispetto allo stesso periodo del 2002 accusa un calo di 527,97 punti (-28,26%). Rispetto al massimo storico di 5.048,62 punti, raggiunto il 10 marzo di tre anni fa, il Nasdaq ha perso quasi il 74% del suo valore.

Il Dow Jones ha guadagnato 119,68 punti (+1,55%), portandosi a quota 7.859,71. Dall’inizio anno l’indice industriale ha ceduto 481,92 punti (-5,87%), mentre rispetto a un anno fa segna un ribasso di 2.747,52 punti (-25,90%).

L’S&P 500 e’ avanzato di 4,37 punti (+0,53%), a quota 833,27. Dalla chiusura del 31 dicembre 2002 l’indice e’ in calo di 46,56 punti (-5,29%), mentre su base annua la perdita e’ di 332,9 punti (-28,55%).


































Performance settimanale dei listini
americani
Indici Valori al 14/3/2003 Variazioni ultima
settimana
Variazioni da inizio anno Variazioni ultimi 12 mesi
DJIA 7.859,71 +119,68
(+1,55%)
-481,92 (-5,78%) -2.747,52 (-25,90%)
S&P500 833,27 +4,38
(+0,53%)
-46,55 (-5,29%) -332,89 (-28,55%)
Nasdaq 1.340,33 +35,04 (+2,68%) +4,82 (+0,36%) -527,97 (-28,26%)
Fonte dati: Ufficio Studi
WallStreetItalia

IL MERCATO AZIONARIO

Gli ordini di acquisto di questa settimana si sono riversati soprattutto sui semiconduttori, come e’ ben evidenziato dal +6,74% messo a segno dal Philadelphia Semiconductor Index (SOX).

Tra i titoli maggiormente rappresentativi, Applied Materials (AMAT – Nasdaq) ha guadagnato il 3,4%, sospinta dalle cifre incoraggianti sulle vendite mondiali di infrastrutture chip (dati SEMI). Intel (INTC – Nasdaq) ha invece registrato un rialzo del 7,25%, beneficiando anche dei consensi raccolti dal suo nuovo microprocessore, Centrino.

Alcuni errori contabili commessi da Hewlett-Packard (HPQ – Nyse)(definiti “onesti” da Merrill Lynch) sono invece pesati sulla performance del colosso informatico, che solo grazie al rally del 4,4% di oggi (venerdi’), e’ riuscito a chiusere la settimana in pareggio.

Le previsioni non brillanti sul giro d’affari dell’industria dei Pc hanno poi aumentato la sfiducia degli operatori sul comparto, consentendo all’indice Gsti Hardware Index (GHA) di avanzare solo dello 0,45%.

Il settore networking ha invece risentito della nota negativa di Wachovia su Lucent (LU – Nyse, -6,2%) e Nortel (NT – Nyse, -1,4%). La discreta prova di Cisco Systems (CSCO – Nasdaq, +1,21%), promossa dalla banca d’affari Credit Lyonnais, e’ pero’ riuscita a limitare i danni, consentendo all’AMEX Networking Index (NWX) (+1%) di chiudere la settimana in pareggio.

Contrastate sono state anche le performance delle società Internet (GIN, +2,7%), dove al +5% messo a segno da eBay (EBAY – Nasdaq) (il titolo e’ al livello massimo di 52 settimane) ha fatto da contraltare la perdita di AOL Time Warner (AOL – Nyse, -2,37%). Sull’azienda multimediale continuano a pesare i sospetti per irregolarita’ contabili.

Decisamente negativa e’ stata invece la settimana per le compagnie aeree (XAL, -5,6%), entrate nell’occhio del ciclone a causa delle tensioni geopolitiche e del rincaro del greggio. Tra le perdite piu’ consistenti si segnalano quelle di AMR (AMR – Nyse) (-45,9%), sempre piu’ in odore di bancarotta, e di Delta Airlines (DAL – Nyse) (-9,68%), che ha lanciato un ‘warning’ sul cash flow di marzo.

Le difficolta’ delle case automobilistiche (DJ_ATO) (-2,57%) hanno trovato ulteriore conferma nel taglio della produzione del 7% decisa da Ford (F – Nyse, -6,37%) per il secondo trimestre. General Motors (GM – Nyse), che e’ riuscita ad avanzare di quasi il 3% grazie al buon recupero messo a segno, nel corso della settimana ha raggiunto il livello piu’ basso degli ultimi 10 anni.

In rosso anche i titoli petroliferi (XOI, -2,4), colpiti dallo scetticismo di J.P. Morgan sulla possibilita’ che continuino a sovraperformare il mercato. Tra le società piu’ importanti si segnalano i cali di Exxon Mobil (XOM – Nyse) (-1,15%) e ChevronTexaco (CVX – Nyse) (-1,64%).

Passando alle case farmaceutiche, infine, ha scosso il comparto il ‘profit warning’ lanciato da Baxter (BAX – Nyse), costato al titolo piu’ del 31%. Le variazioni negative hanno poi riguardato, nell’ordine, Bristol-Myers Squibb (BMY – Nyse, -5%), Pfizer (PFE – Nyse, -3,4%) e la blue chip Merck (MRK – Nyse) (-2,98%). L’indice DRG ha cosi’ archiviato un calo dell’1,5%.

I DATI MACROECONOMICI DELLA SETTIMANA

  • Scorte di magazzino all’ingrosso. Le scorte di gennaio hanno registrato una flessione dello 0,2%, portandosi a quota $286,50 miliardi. Il consensus del mercato aspettava un incremento dello 0,2%.
  • Bilancia Commerciale. Il deficit commerciale a gennaio si e’ attestato a $41,11 miliardi, un saldo nettamente inferiore a quello atteso dagli economisti.
  • Prezzi import/export. I prezzi all’importazione di febbraio sono aumentati dell’1,3%, sospinti in particolare dal rincaro dei prodotti petroliferi. I prezzi export sono invece aumentati dello 0,4%.
  • Vendite al dettaglio. Il dato di febbraio ha registrato un calo dell’1,6%. Le cifre piu’ deludenti hanno riguardato i comparti auto e arredamento.
  • Sussidi di disoccupazione. Le nuove richieste di sussidi la settimana scorsa sono diminuite di 15.000 unita’, portandosi a quota 420.000. Si tratta del primo calo delle ultime quattro settimane.
  • Prezzi alla produzione (PPI). Mentre l’indice grezzo di febbraio ha registrato una crescita dell’1%, il ”core PPI” (depurato dalle componenti alimentari ed energetiche), e’ sceso dello 0,5%.
  • Produzione industriale. L’output industriale a febbraio e’ cresciuto dello 0,1%, in linea con le stime del mercato. La capacita’ di utilizzo degli impianti e’ invece rimasta invariata al 75,6%.
  • Fiducia Michigan. L’indice preliminare di marzo sulla fiducia dei consumatori e’ sceso a 75,0 punti dai 79,9 di febbraio. Si tratta del livello piu’ basso dall’ottobre 1992.

IL MERCATO OBBLIGAZIONARIO

Le correnti di acquisto che si sono diffuse sui listini azionari nelle ultime due sessioni di borsa hanno avuto l’effetto di cancellare i guadagni realizzati dai titoli di Stato ad inizio settimana. Alla chiusura di venerdi’, il rendimento sui bond a 5 anni si e’ attestato al 2,68%, contro il 2,54% della settimana scorsa.

Lo yield sul Treasury a 10 anni, benchmark della categoria, e’ salito invece al 3,70% dal 3,69% di venerdi’ scorso. Da sottolineare che nell’intraday di martedi’ il rendimento era sceso al 3,55%, il livello piu’ basso degli ultimi 45 anni. Ricordiamo che il rendimento segue un andamento inverso rispetto ai prezzi.

Secondo gli esperti, la corsa al “safe haven”, alimentata dalle tensioni internazionali e dall’assenza di una politica condivisa con cui affrontare la crisi irachena, ha registrato una battuta d’arresto anche per la presenza di una chiara situazione di ipercomprato.

Il fatto che il reddito fisso sia stato incapace di accelerare in occasione dei dati deludenti sulle vendite al dettaglio di ieri (giovedi’) dimostra che nel comparto era “necessario” un ribilanciamento delle posizioni lunghe.

I deficit di bilancio attesi come conseguenza dello “stimulus package” del presidente Bush, inoltre, aumentano il rischio di un aumento dei tassi di interesse e, di conseguenza, di una perdita di valore dei bond.

IL MERCATO VALUTARIO

Dopo essere salito ai livelli piu’ alti degli ultimi 4 anni, il cambio dollaro/euro nel tardo pomeriggio di venerdi’ a New York si e’ attestato a quota $1,0733, contro i $1,1001 della settimana scorsa. Dall’inizio dell’anno il biglietto verde ha perso il 2,27% del proprio valore nei confronti dell’euro.

A restituire ossigeno al dollaro, consentendogli di riguadagnare parte delle posizioni perdute negli ultimi mesi nei confronti della divisa comunitaria, e’ bastata la notizia che il voto sulla nuova risoluzione Onu e’ stato aggiornato alla settimana prossima.

Molti analisti, tuttavia, sottolineano come la debolezza del dollaro trovi spiegazione soprattutto nei problemi strutturali dell’economia americana. Nel 2002 il deficit delle partite correnti Usa e’ aumentato del 28% a $503 miliardi, una cifra pari a quasi il 5% del Pil americano.

Un simile disavanzo necessita di quasi $2 miliardi al giorno di afflussi di capitale per essere finanziato — e perche’ la quotazione del dollaro regga: una cifra davvero notevole, considerando le incerte prospettive di crescita dell’economia e dei mercati finanziari Usa.

LE CONCLUSIONI

La condizione di ipervenduto dei mercati azionari e lo spiraglio diplomatico che si e’ aperto sulla crisi irachena sono certamente alla base del rally di questa settimana. Gli esperti, tuttavia, ritengono che ci sia anche dell’altro.

In particolare, un numero (ancora contenuto) di analisti e’ dell’avviso che le azioni siano sottovalutate. E’ vero che l’attuale P/E ratio dell’S&P 500 (pari circa a 20) e’ piu’ alto della media storica, osservano gli esperti, ma e’ altrettanto vero che gli utili sono depressi dall’attuale fase del ciclo economico.

Quando l’economia rientrera’ a un livello di pieno impiego delle risorse, i profitti delle aziende saranno ben superiori a quelli attuali. L’incremento della produttivita’, inoltre, consentira’ agli utili societari di crescere ad un tasso maggiore rispetto alla media storica.

Da non dimenticare poi l’effetto propulsivo che avra’ sul mercato e sull’economia lo “stimulus package” proposto dalla Casa Bianca. Dopo la fase di “irrational exuberance” della fine degli anni Novanta, insomma, il rischio da evitare e’ quello di sprofondare in un “irrational pessimism”.