Sette immigrati su dieci hanno competenze finanziarie insufficienti

24 Gennaio 2019, di Alberto Battaglia

Gli stranieri che si trovano in Italia hanno competenze finanziarie ancor più basse rispetto a quelle degli italiani, già al di sotto della media dei Paesi G20. Lo rivela il primo studio dedicato alla materia, condotto da Ipsos per il Museo del Risparmio di Torino.

Solo il 30% degli stranieri, residenti in Italia in un periodo compreso fra i tre e i dieci anni, ha competenze finanziarie adeguate, contro il 37% della media dei cittadini italiani. Viene definita “competenza adeguata” quella che permette di rispondere correttamente a cinque domande su tassi di interesse e rendimenti. All’interno del campione, se la sono cavata meglio i sudamericani e gli europei dell’est, mentre i meno colti dal punto di vista finanziario sono risultati gli immigrati africani.

In più, il 45,5% degli immigrati “non sente la necessità di avere informazioni aggiuntive perché ha una gestione semplice del denaro”, si legge nel comunicato del Museo. Del resto, solo il 19,5% possiede almeno tre prodotti finanziari e solo il 13% ha una casa di proprietà.

Nonostante questo, un migrante su due riesce a mettere da parte dei soldi, uno su cinque risparmia almeno un quinto del suo reddito. In particolare, riescono a risparmiare i cinesi (65%), seguiti a distanza da europei dell’Est (49%) e sudamericani (43%).

Perché questo disinteresse per le competenze finanziarie, allora? A causa della “mancanza di tempo per approfondire”, sostiene la ricerca: gli immigrati “vorrebbero avere risposte immediate e ‘spicciole’, con il rischio quindi di non arrivare a una competenza finanziaria più solida. La maggior parte non conosce prodotti e servizi finanziari che vengono percepiti come poco interessanti per chi ha un reddito basso”.

Una componente non trascurabile degli immigrati, infine, non invia denaro nel Paese d’origine o lo fa occasionalmente: il 42%. Ne consegue, però, che in maggioranza il fenomeno delle rimesse all’estero resta costante almeno per dieci anni dall’arrivo in Italia.