Sell su Borse Ue, pesa la Grecia

15 Giugno 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – La fumata grigia all’Ecofin, con le divisioni sul nuovo piano europeo di aiuti alla Grecia, spaventa le borse. Dopo un’ora di scambi a Piazza Affari il Ftse Mib fa segnare un calo dello 0,87% a 20.178 punti, mentre l’All Share segna un -0,83% a 20.932 punti, con ribassi che fanno di Milano il peggiore fra i principali mercati europei.

A soffrire, soprattutto i titoli bancari: Intesa Sanpaolo perde il 2,33%, la Bpm il 2,17%, Unicredit il 2,04%. Male, di riflesso, anche risparmio gestito e assicurativi. Contiene le perdite l’energia, con i difensivi Terna e Snam Rete Gas sulla parita’ e Enel Green Power in salita dello 0,31%, mentre i big Eni e Enel fanno segnare ribassi nell’ordine dello 0,4%. Misti gli industriali: tiene Fiat Auto, scende Industrial (-1,17%), continua ad avanzare Pirelli (+0,66%). Piatta Mediaset, sale invece il lusso: Luxottica segna un progresso dello 0,19%, mentre Tod’s sale dello 0,94%

Con il segno meno tutte le piazze finanziarie d’Europa, tranne Zurigo che e’ sostanzialmente piatta. Dopo il nulla di fatto di ieri nella riunione straordinaria dei ministri delle Finanze dell’Eurogruppo sulla questione calda greca, i timori sulla crisi del debito pesano sui listini. Intanto nel paese oggi si rischia la paralisi per uno sciopero generale che e’ stato indetto per la giornata di oggi.

A livello settoriale a Piazza Affari in tenuta farmaceutici e media, pesanti le banche. Moody’s avverte che potrebbe rivedere le tre principali banche francesi per la loro esposizione ad Atene. L’agenzia ha messo sotto osservazione il merito di credito di Bnp Paribas, Societe’ Generale e Credit Agricole, minacciando una bocciatura a causa della loro esposizione verso la Grecia. Si legge in una nota, in cui vengono citati i crediti vantati dalle banche nei confronti del settore pubblico e privato in Grecia e ”l’incoerenza fra l’impatto di un potenziale default o ristrutturazione in Grecia e gli attuali rating”.

Sul fronte macro, nel mese di aprile la produzione industriale nell’Eurozona e’ salita dello 0,2% su base mensile destagionalizzata. Lo comunica Eurostat. Un dato migliore del consensus degli economisti che si aspettavano una contrazione pari a -0,2%. Su base annuale il progresso e’ del 5,2%. Nei tre mesi febbraio-marzo-aprile la produzione e’ aumentata dello 0,3%. In Italia l’output dell’industria ad aprile e’ salita dell’1% mensile, dopo il +0,7% di marzo, mentre su base annuale l’incremento di aprile e’ del 3,7% dopo il +3,4% di marzo.

in Usa attesa produzione industriale e inflazione. Sul primario oggi tocca al Portogallo dopo che ieri le aste di Italia, Spagna e Grecia hanno visto in tutti i casi rendimenti in rialzo.

Sul valutario l’euro scambia in calo dello 0,77% a quota $1,4369. L’attenzione e’ tutta alla situazione critica del debito sovrano dei paesi periferici dell’Europa. Ogni 15 giorni da gennaio c’e’ in calendario un meeting importante per salvarel a Grecia. Ma i problemi sono complessi e trovare una soluzione concreta e’ difficile.

“L’euro ha sette vite, potrebbe essere molto piu’ giu'”, dice a Class Cnbc Gianmarco Salcioli di Citigroup. Tuttavia siamo di poco sopra $1,435, qualche operatore a questi livelli e’ costretto a comprare dollari per una strategia che si chiama “stop loss”. In una fase in trading range come questa preferiamo scommettere su una discesa dell’euro. Il prezzo obiettivo degli analisti della banca svizzera e’ per un ritorno dell’euro in $1,35 da qui a tre mesi.

“L’andamento del franco svizzero nell’ultime 24 ore e’ fondamentale”, sottolinea Salcioli. Il dollaro sta recuperando contro la valuta elvetica nelle contrattazioni di oggi. Potrebbe trattarsi di semplici ricoperture, ma “potrebbe tutto spostarsi verso il dollaro, preferito dagli operatori come bene rifugio. In questo caso il biglietto verde avrebbe molto piu’ spazio contro la moneta unica”.

Sugli altri mercati, il prezzo del petrolio apre in calo e resta sotto i 99 dollari al barile. Sui mercati asiatici i future sul Light crude arretrano di 65 cent a 98,72 dollari e quelli sul Brent cedono 24 cent a 119,92 dollari.