SE LA FIAT VA BENE, PUO’ ANDAR BENE ANCHE L’ ITALIA?

30 Gennaio 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Dopo quattro anni di apnea la Fiat torna a respirare. Come il
Riformista aveva anticipato venerdì scorso, il settore auto ha
messo a segno nel quarto trimestre il primo risultato positivo
(21 milioni di euro) dopo diciassette consecutivi in rosso. Un risultato
salutato con «grande soddisfazione» dal presidente, Luca
Cordero di Montezemolo, che ha rivendicato con orgoglio il raggiungimento
«di tutti i target fissati nel luglio 2004».

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Notevole il ridimensionamento
delle perdite, scese da oltre mezzo miliardo di
euro a 281 milioni di euro, ottenuto naturalmente anche grazie al
miliardo di euro ottenuto dall’indennizzo di General Motors, e alla
plusvalenza da 878 milioni di euro realizzata con la cessione della
partecipazione in Italenergia Bis.
Ma non è tutto e lo ha spiegato ieri lo stesso Montezemolo, quando
ha citato gli artefici del successo, ossia gli uomini e i manager, gli
azionisti e le banche.Anche se una rondine – com’è noto – non fa primavera,
la strategia di risanamento sembra funzionare. Quella, tanto
per dirne una, di puntare ancora sulla riedizione della Punto, che veniva
da una storia di successi straordinaria, invece di insistere troppo
sull’infelice Stylo.

O quella di emanciparsi dal gigante americano Gm,
che sta colando a picco.E la gratificazione per questi primi timidi segnali
di ripresa scaturiti da un piano industriale credibile è arrivata a
stretto giro di posta, poco dopo il cda. Moody’s ha deciso di migliorare
l’outlook del gruppo Fiat, passandolo da «negativo» a «stabile»,
confermando i rating a lungo termine e Corporate Family a Ba3.
Certo è che i risultati della Fiat sono la prima buona notizia per
l’economia italiana da molto tempo a questa parte. Significa che,
concentrandosi sul core business e accettando la competizione internazionale,
il declino non è un destino segnato.Dal luogo dove la
crisi del paese si era manifestata più violentemente, giunge un segnale
di ripresa. Per una volta, vorremmo credere al motto: se la
Fiat va bene, può andar bene anche l’Italia.

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