«SE CROLLA
IO COMPRO»

20 Marzo 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – «È in atto una radicale rivalutazione del rischio – dice David Kotok, presidente e gestore della Cumberland Advisors – Fintanto che il processo si svolgerà, le azioni resteranno sull’ottovolante con fluttuazioni ben maggiori di quelle sperimentate mediamente nel periodo 2003-2006». «Sono però convinto – aggiunge Kotok – che ogni scivolone profondo dai livelli attuali costituisca un’eccellente occasione di acquisto per gli investitori pazienti».

I conti sono presto fatti: i titoli inclusi nell’indice S&P500 portano in dote utili pari al 6,25 della capitalizzazione di Borsa. Messe a confronto, le obbligazioni governative decennali garantiscono il 4,55 per cento. Insomma, chi rinuncia a tenere nel reddito fisso i propri risparmi e li canalizza verso Wall Street, intasca un extraguadagno dell’1,7%, a cui dovrà sommare, nei prossimi 10 anni, il normale ritmo di espansione degli utili e dei dividendi.

«Ecco perché – continua Kotok – ad alleggerire le mie posizioni non ci penso proprio. Semmai le aumenterò qualora i prezzi dovessero colare a picco in risposta a paure transitorie come quelle legate all’immobiliare, alla fine del carry trade sullo yen o anche alla stretta delle condizioni del credito in Cina». Il nostro «guru», come molti suoi colleghi, inquadra il nervosismo delle ultime due settimane nella logica di una normale correzione, che riporterà in equilibrio il trend rialzista.

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I sintomi che questo possa essere lo scenario più convincente si moltiplicano. Ad esempio, secondo David Coleman, consulente di Argus: «Le vendite da parte degli insider si vanno assottigliando». Lo zenit è stato raggiunto nel mese di febbraio, quando amministratori, direttori e azionisti di rilievo hanno scaricato i loro pacchetti di titoli a piene mani. «Gli insider – aggiunge Coleman – beneficiano del miglior punto di osservazione possibile per valutare i fondamentali delle compagnie, sicché quando si impegnano in vendite massicce non è mai un buon segno. Adesso il sentiment di questi attori del mercato è in miglioramento, anche se non ha ancora toccato i livelli generalmente associabili a una ripresa degli indici azionari».

Se l’umore dei «bene informati» vira gradualmente in territorio positivo, i piccoli risparmiatori stanno sprofondando nel pessimismo più cupo. Conferma Ian Scott di Lehman Brothers: «I riscatti dai fondi comuni d’investimento hanno doppiato il passo del giugno 2006, quando gli investitori individuali scappavano a gambe levate». Allora però i piccoli rimasero a bocca asciutta: non fecero a tempo a rientrare quando le Borse riconquistarono velocemente il bull market.

Non è certo un fatto inusuale. In base ai calcoli di Scott, i riscatti massicci dai fondi comuni spesso coincidono con i punti di minimo della Borsa. Sul fronte dei rischi, diverse case di brokeraggio (Société Générale, Bank of America, Credit Suisse e parecchie altre), stanno abbassando le stime relative alla crescita degli utili. Ciò vale sia per i listini americani che per quelli europei.

Infine, Gaetano Oteri, un veterano di Piazza Affari, segnala i pericoli connessi all’eccesso di liquidità in circolazione: «È trascorso un anno da quando la Fed ha deciso inopinatamente di cancellare l’andamento della massa monetaria dal novero delle statistiche ufficiali, eppure tutti sanno che lievita a un tasso ben maggiore rispetto alle esigenze del sistema dei pagamenti». La tendenza è confermata in Europa, dove invece la statistica esiste. Insomma, in un modo o nell’altro, il sentiero di crescita della moneta deve essere ricondotto entro limiti più stringenti se si vuole evitare l’inflazione: «E ciò non può che penalizzare il mercato azionario», conclude Oteri. Ci si può però consolare: le opinioni divergono, ma trovano anche un filo conduttore. Se la Borsa cala parecchio è il momento di comprare.

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