SCUDO FISCALE: UN DRONE SORVEGLIA IL CONFINE

2 Novembre 2009, di Redazione Wall Street Italia

Scruterà da 3000 metri di altezza il Ticino per le prime tre settimane di novembre, con particolare attenzione alla fascia di confine: per intercettare movimenti lungo la frontiera e impedire azioni illegali. Parliamo del drone – ovvero un velivolo senza pilota – in dotazione del Corpo guardie di confine con il sostegno delle Forze aeree.

L’obiettivo delle guardie di confine, ricordano in un comunicato, è garantire la sicurezza interna. Per questo ricorrono a tutte le risorse disponibili, facendo appello alla comprensione della popolazione per eventuali disagi.

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Scudo fiscale. Gendotti: Berna ha sottovalutato il problema.

La decisione del presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz di sospendere i negoziati con Roma in vista della conclusione di un nuovo accordo di doppia imposizione è stata accolta favorevolmente dal presidente del governo ticinese Gabriele Gendotti. Tuttavia l’esponente liberale-radicale si rammarica che il provvedimento non sia stato adottato prima e accusa Berna di aver sottovalutato il problema.

Orgoglio svizzero – “È importante che la Svizzera mostri di non essere disposta ad accettare tutto”, ha dichiarato Gendotti in un’intervista pubblicata oggi dai quotidiani romandi “24 heures” e “Tribune de Genève”. Secondo lui, la decisione di Merz costituisce un “segnale politico importante” nonché “un gesto in favore dei Ticinesi, che si sentono maltrattati dall’Italia senza che Berna intervenga”.

Misura tardiva – Il consigliere di Stato ticinese si dice però dispiaciuto che “questa misura giunga un po’ troppo tardi” e ricorda che, prima di essere votato dal Parlamento italiano il 2 ottobre scorso, “lo scudo fiscale è stato discusso per almeno quattro mesi. La Svizzera ne parla invece soltanto da una decina di giorni!”. Questa offensiva contro le banche ha conseguenze per tutta la Confederazione, e non unicamente per il canton Ticino, rileva Gendotti.

Sospensione dei negoziati – Il presidente del governo ticinese dubita inoltre dei reali effetti della sospensione dei negoziati e ritiene che “per il momento, nessuno ha interesse a portare a buon fine questo accordo di doppia imposizione”. Berna ha infatti già firmato 12 convenzioni rivedute di doppia imposizione ed è stata stralciata dalla lista grigia dell’OCSE. Dal canto suo, l’Italia tenta “piuttosto di far passare la Svizzera per un paradiso fiscale”. Qualora Roma sottoscrivesse un trattato, non potrebbe più tenere un discorso simile, aggiunge Gendotti.

Scudo fiscale – Inoltre, lo scudo fiscale italiano scade a metà dicembre. “Coloro che volevano rimpatriare i loro soldi lo hanno già fatto”, dichiara il presidente del governo ticinese, il quale riconosce tuttavia che Roma ha tutto il diritto di fare uno scudo fiscale. “Si potrebbe invece discutere se eticamente sia lecito proporre tre amnistie in sette anni”, deplora Gendotti. I precedenti scudi fiscali erano infatti già stati decisi dal ministro delle finanze italiano Giulio Tremonti nel 2001-2002 e nel 2003.

Reciprocità – Gendotti accusa inoltre l’Italia di non voler punire reati fiscali e penali come il falso in bilancio o il fatto che gli intermediari non dovranno denunciare i sospetti di riciclaggio di denaro. Inoltre, Roma applica “in maniera aleatoria” la reciprocità degli accordi bilaterali con Berna, basti pensare alle “difficoltà che hanno le imprese ticinesi” a lavorare nelle vicine regioni italiane.

Posizione di Lombardi – Prima di Gendotti, anche il consigliere agli Stati Filippo Lombardi (PPD/TI) aveva accolto ieri con soddisfazione la decisione di Merz. Il “senatore” ticinese aveva pure suggerito di segnalare il problema alla Commissione europea.

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