SCUDO FISCALE: A LUGANO CHIESTA L’APERTURA DI UN’INCHIESTA SU BENETAZZO

26 Novembre 2009, di Redazione Wall Street Italia
Questi due articoli vengono pubblicati per gentile concessione di TicinoOnline, che ringraziamo. Il contenuto di questi scritti esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – “Segnalazione per presunta e/o probabile violazione del Segreto Bancario”. Paolo Sanvido, componente del Comitato d’iniziativa “Difendiamo la Svizzera, Il Segreto Bancario nella costituzione” si rivolge al Ministero Pubblico, invitandolo ” in occasione della permanenza del signor Benetazzo a Lugano, di aprire un’inchiesta d’ufficio e convocare l’economista indipendente a fare due chiacchiere al Pretorio affinché i nomi dei “Private bunker o funzionari licenziati da lui citati” siano forniti all’autorità inquirente”.

La segnalazione parte da un’intervista (vedi a fondo pagina) pubblicata su Ticinonline a Eugenio Benetazzo, economista indipendente che il prossimo 28 novembre terrà il suo spettacolo al teatro cittadella di Lugano (biglietti ancora disponibili su www.biglietteria.ch o direttamente alla cassa la sera dello spettacolo). L’economista ha affermato che “Ci sono degli ex private banker o funzionari licenziati che si sono semplicemente assicurati il proprio futuro. Si sono tenuti la lista dei nomi dei clienti italiani che non hanno scudato e il 16 dicembre si presenteranno all’Agenzie delle Entrate chiedendo se quelli del fisco sono interessati ad avere i nomi”.

Dichiarazione che non è piaciuta a Sanvido che chiede al ministero pubblico di intervenire.

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“Il segreto bancario – si legge nella nota stampa diffusa da Sanvido – risulta anzitutto dal diritto civile, in particolare dall’obbligo contrattuale del banchiere di mantenere la discrezione in merito alla situazione personale del proprio cliente. La sfera privata del cliente è protetta anche dalle disposizioni generali del Codice civile svizzero riguardanti la protezione della personalità (CC, RS 210; art. 27 segg.) e dalla legislazione in materia di protezione dei dati. D’altra parte, la legislazione sulle banche considera l’obbligo di discrezione del banchiere, fondato sul diritto civile, come obbligo professionale la cui violazione può essere perseguita (art. 47 LBCR)”.

Inoltre nella comunicazione culturale che il Ministero Pubblico vorrà farsi carico di trasmettere al signor Benetazzo sul Segreto Bancario – scrive Sanvido – sarebbe importante anche sottolineare che secondo la cultura democratica svizzera, i cittadini non vivono per lo Stato, ma è lo Stato ad essere a disposizione dei cittadini. In prima linea questi ultimi non sono contribuenti, bensì uomini liberi che godono in particolare del diritto alla sfera privata. Il segreto bancario si situa in questo contesto. Il segreto bancario protegge la sfera finanziaria privata dei cittadini da intromissioni non autorizzate di altri privati o dello Stato. Esso non protegge tuttavia i criminali.

Infatti, è circoscritto da una serie di limiti legali. La Svizzera si impegna in prima linea a livello internazionale alla lotta contro la criminalità finanziaria transfrontaliera. La Svizzera è disposta a integrare nelle convenzioni contro la doppia imposizione l’articolo 26 del modello di Convenzione dell’OCSE concernente l’assistenza amministrativa. Si impegna in tal modo a fornire, nel singolo caso, informazioni a scopi fiscali agli Stati parte sulla base di una domanda concreta e motivata, indipendentemente dall’esistenza di un reato fi-scale. Tale comunicazione di informazioni si estende anche alle informazioni bancarie”.

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Intervista a Eugenio Benetazzo

LUGANO – Biondo, occhi azzurri, l’economista dal volto pulito. Eugenio Benetazzo è uno che le cose non le manda a dire. Con il suo inconfondibile accento veneto, risponde ad ogni domanda con capacità espositiva lucida, chiara e senza troppi giri di parole.Il prossimo 28 novembre presenterà il suo spettacolo al Teatro Cittadella di Lugano. Si intitola Funny money, tutto quello che non sapevi. Benetazzo però, spiegando il significato di Funny Money, dice che c’è poco da divertirsi: “Da ridere non c’è proprio nulla . Se prendiamo l’espressione inglese in italiano possiamo tradurla con denaro pazzerello. E’ una rilettura, con un’altra chiave, di quello che ci sta accadendo. A dispetto di quello che ci stanno raccontando”.

La finanza, il capitalismo e tutto quello che succede attorno a noi visto da un altro punto di vista. Una sorta di analisi indipendente dell’illusione del capitalismo della piccola e media borghesia che, a partire dagli anni ‘90, si è illusa di potere investire nelle borse mondiali, con quell’ebbrezza tipica di chi si sente proprietario di quei mattoncini di multinazionali della nuova globalizzazione, che i grandi promettevano giusta ed equilibrata. Tutto questo in un contesto “fatto di consulenti, intermediari senza alcuna professionalità , promotori finanziari che, – sempre parole sue – “erano volgarissimi bancari trasformati in piazzisti asserviti alle logiche commerciali delle banche per cui lavoravano”.

Benetazzo è uno che non crede a tutto quello che gli si dice e con lui abbiamo parlato di borsa, scudo fiscale, la piazza finanziaria svizzera e il segreto bancario.

Cominciamo dalle borse, come si stanno comportando?

“Pur sottolineando che ci sono bassissimi volumi di negoziazione, in queste ultime settimane si comportano in maniera antitetica. Probabilmente stanno scontando le buone notizie che arrivano ormai da più di un mese. Notizie profondamente alterate e fuorvianti”.

Dice che c’è poco da stare ottimisti?

“Vedendola da un’altro punto di vista il marcio è appena iniziato”.

A Milano venerdì scorso i titoli legati all’acqua erano in rialzo. Acqua privatizzata, nuove energie.. E’ questa la nuova bolla?

“No, non penso proprio. Il governo italiano ha appena varato la liberalizzazione del mercato delle sorgenti d’acqua. Una notizia che sta creando appeal attorno a quei titoli. Ma non c’è nella maniera più assoluta un rapporto tra quello che sta accadendo e quello che ci raccontano”.

E gli investitori, allora, su cosa punteranno?

“Ora sono in molti ad ancorarsi a posizioni legate all’inflazione. C’è ancora un mondo di liquidità e si punta, di conseguenza, in fondi monetari. In tutti i casi, non confido assolutamente che il peggio sia passato. E’ vero che, a livello finanziario, c’è stata un po’ di mitigazione, anche se a pagare il prezzo saranno i piccoli. Negli Stati Uniti, per esempio, a trovarsi in difficoltà sono ora le community bank e non più i grandi istituti bancari”.

A proposito di banche, come sta andando lo scudo fiscale?

“Sta andando a gonfie vele. Stanno rientrando i capitali dai 50mila ai 500mila, legati a posizioni di persone fisiche. C’è grande paura per come la Svizzera in futuro potrà perdere il proprio appeal. Soprattutto a causa delle pressioni che ci potrebbero essere dai paesi che sono al di fuori dell’Unione Europea, ma che aderiscono pur sempre allo spazio economico europeo”.

Brutta aria in Ticino?

“Ho tanti ex compagni d’università che lavorano a Lugano. Sono senza lacrime. Sono disperati. C’è molta gente che sta portando via disponibilità. Clienti che non si fidano più della Svizzera”.

Della Svizzera?

“Vede, il contenzioso fiscale tra l’UBS e gli Stati Uniti non è passato inosservato. L’UBS ha effettuato in America investimenti da cow boy e il governo statunitense ha agito di conseguenza. In tutti i casi, nei salotti della finanza indipendente, cominciano a girare voci secondo cui, visto il ridimensionamento delle forze lavoro che ha toccato funzionari sulle varie piazze svizzere, tanti di loro aspettano il 16 dicembre per andare a bussare alla porta dell’Agenzia delle Entrate per fornire l’elenco di clienti italiani che hanno i conti all’estero”.

Mi faccia capire, un gestore patrimoniale licenziato andrebbe a fornire i nomi dei clienti italiani in Svizzera?

“Ci sono degli ex private banker o funzionari licenziati che si sono semplicemente assicurati il proprio futuro. Si sono tenuti la lista dei nomi dei clienti italiani che non hanno scudato e il 16 dicembre si presenteranno all’Agenzie delle Entrate chiedendo se quelli del fisco sono interessati ad avere i nomi”.

E può succedere?

Il rischio è oggettivo.

Un pericolo in più per la piazza finanziaria ticinese…

“Più che altro ancora più rischi per chi ha disponibilità fuori dall’Italia. Rischierebbero sanzioni fino al 150% dell’importo accertato. Ed è anche per questo motivo che in tanti stanno scudando. La Svizzera è stata da sempre considerata un’enclave sicura e protetta da contrazioni e crolli economici. Ma ora non lo è più. Il caso UBS ha dimostrato che anche la Svizzera è una piazza pari a quelle anglosassoni. Con la pressione dall’Europa, il beneficio della sicurezza, è ormai a rischio. Meglio portare a casa pagando con un pezzo di pane i propri soldi e poi se ne riparlerà”.

Alla fine, però i più furbi con lo scudo riusciranno a cavarsela…

“Lo scudo, più che una manovra politica è stata un’esigenza di natura contabile, necessaria per tamponare il crollo delle entrate fiscali. Cinque o sei miliardi arriveranno in cassa.

E l’Italia che futuro ha? C’è chi dice che è fallita…

“Da economista non me la sento di dire che l’Italia avrà un futuro radioso. L’unico vantaggio che ha l’Italia rispetto ad altri grandi paesi europei è l’enorme massa di risparmio accantonato. Prendiamo la Francia, ha un debito sul PIL del 50%, mentre l’Italia viaggia sul 120%. E’ però anche vero che la massa di risparmio delle famiglie italiane, aggiunto al nero sommerso, è il reale punto di forza. Una montagna di denaro parcheggiato. Gli altri paesi hanno un debito più contenuto, come per esempio la Gran Bretagna. Ma le loro tasche sono ormai vuote”. (p.d’a.)

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