SCHROEDER
CERCA UN ALIBI

8 Aprile 2003, di Redazione Wall Street Italia

Mentre le borse europee stanno salendo, fra il ministro delle Finanze inglese Gordon Brown e il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder è in corso una polemica sulla colpa del cattivo andamento dell’economia in Europa.

Secondo le stime di Bruxelles, quest’anno dovrebbe esserci una crescita media soltanto dell’1 per cento, pur nel quadro dell’ipotesi “guerra breve”, che appare ora la più attendibile. Secondo Brown la Gran Bretagna avrà una crescita del pil (il prodotto interno lordo) del 2 per cento anziché del 2,7, per colpa del continente europeo e della Germania in particolare, che, con le sue rigidità, non riesce a rilanciare la propria economia.

In effetti, secondo le previsioni di Bruxelles, la Germania quest’anno crescerebbe solo dello 0,4 per cento, anziché dell’1,4. Schroeder replica che la colpa di questo cattivo andamento va attribuita all’azione militare in Iraq che ha depresso di un punto le stime ufficiali, generando incertezza a livello internazionale.

Le sue affermazioni però sono in contrasto con la posizione del suo ministro dell’Economia, Hans Eichel, che dopo i recenti successi degli alleati vede le cose con minore pessimismo e cerca di immaginare una presenza tedesca nella ricostruzione irachena, tramite i finanziamenti che potrebbero essere erogati dal Fondo monetario internazionale (guidato da un tedesco) e dalla Banca mondiale.

Ma Schroeder non sente ragioni e continua a tacere sul fatto che l’incertezza è stata alimentata soprattutto dalla ostinata linea franco-tedesca di avversione all’intervento militare in Iraq. Perché quell’avversione ha dato luogo a un lungo periodo di attesa, ha creato tensioni nei rapporti economici internazionali e ha dato la sensazione che le carte in mano a Saddam fossero maggiori di quelle effettivamente a sua disposizione.

Un diverso atteggiamento di Schroeder non potrebbe oggi che migliorare le prospettive della Germania nella ricostruzione irachena. Ma il punto vero della situazione resta quello sollevato da Gordon Brown: la locomotiva tedesca è da tempo in panne e, guerra o non guerra, il governo rosso-verde non riesce a farla ripartire. Servono riforme che purtroppo non arrivano.

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