Scenari Usa a un anno dalle elezioni presidenziali

22 Novembre 2019, di Alessandro Piu

Le elezioni presidenziali Usa sono un evento che riguarda tutto il mondo. Arca Fondi Sgr ha riunito a Milano un panel di esperti per discutere dei possibili esiti della tornata elettorale che si concluderà a novembre 2020 e sulle eventuali conseguenze per i mercati azionari

La campagna elettorale Usa e le elezioni presidenziali a novembre saranno soltanto uno dei fattori, e neanche il più importante, di cui gli investitori dovranno tenere conto nel 2020. Non possono essere ignorate, essendo ancora oggi gli Stati Uniti l’unica vera superpotenza mondiale ma

“a livello di trend globali, la capacità delle elezioni di incidere nel breve periodo è limitata. Noi siamo totalmente tranquilli su questo fronte. Piuttosto, vedo più un pericolo derivante da una crescita globale che potrebbe rallentare, anche se non si vedono grandi criticità all’orizzonte. Ci preoccupa, inoltre, il livello delle valutazioni sui mercati. Ci sono 17 trilioni di dollari di obbligazioni con tassi negativi in giro per il mondo mentre Wall Street si trova sui massimi storici”

ha affermato l’amministratore delegato di Arca Fondi Sgr, Ugo Loser (nella foto), nel corso di un incontro tenutosi a Milano a cui hanno preso parte Matt Browne, senior fellow Center for american progress, David Roche, presidente di Independent strategy, Giuliano da Empoli presidente di Volta e Nicola Maccanico, segretario generale dell’associazione Civita.

Niente stravolgimenti nella politica Usa

A sostegno della tranquillità espressa da Loser, David Roche ricorda che

nel 2020 si eleggerà il Presidente e una parte dei seggi del Senato. Con tutta probabilità quest’ultimo rimarrà sotto il controllo del Partito repubblicano. Anche in caso di elezione di un presidente democratico, quindi, il bilanciamento dei poteri previsto dalla Costituzione e dal sistema elettorale statunitense non permetterebbero stravolgimenti nella politica Usa con spostamento su posizioni meno favorevoli ai mercati. Al momento c’è una sola persona che può battere Trump ed è Joe Biden. Gli altri candidati in vista tra i democratici sono Elizabeth Warren e Bernie Sanders, che però mostrano uno svantaggio superiore ai 10 punti percentuali rispetto al presidente in carica, mentre è appena entrato in gara Michael Bloomberg”.

In ogni caso non cambierà molto è le previsioni di alcuni hedge fund, che nell’ipotesi di vittoria di un democratico prevedono una pesante discesa dei mercati, vengono allontanate da Roche:

“Anche se dovesse vincere Elizabeth Warren, che si è caratterizzata per una retorica fortemente spostata sulla redistribuzione della ricchezza a favore dei più poveri, le politiche che potrebbe adottare una volta arrivata alla Casa Bianca non sarebbero neanche lontanamente vicine alle sue dichiarazioni da campagna elettorale”.

Cina, il convitato di pietra

Peraltro, a essere determinante nell’elezione del prossimo presidente degli Stati Uniti potrebbe essere proprio il principale avversario commerciale, la Cina. Prosegue Roche:

“Per essere rieletto, Trump ha bisogno che i mercati azionari rimangano nella situazione in cui si trovano oggi, ossia ben impostati. Ma se i mercati sono arrivati alle quotazioni attuali il merito è anche del commercio globale e di quello con la Cina. Quindi i cinesi potrebbero far scendere i mercati azionari del 20 o 30 per cento, se solo volessero”.

Come? Allontanando la possibilità di un accordo sul commercio internazionale. Anche alla Cina, tuttavia, conviene trovare un accordo con gli Stati Uniti.

“Se l’azionario Usa perde dai 20 ai 30 punti percentuali – riprende Loser – si innescherebbero delle reazioni a catena, il rischio di una recessione globale diventerebbe concreto e la stessa Cina ne farebbe le spese. Non penso che tireranno la corda fino a romperla. Sul fronte opposto è chiaro che non è nell’interesse del presidente americano esacerbare i rischi che ci sono a livello globale”

ha proseguito Loser, identificando tali rischi in

una recessione globale che arriverebbe in presenza di un debito che non è mai stato così alto. La crisi da eccesso di debito del 2008 è stata curata con ancora più debito, grazie all’intervento non ortodosso delle banche centrali che ha portato i tassi in negativo, specialmente in Europa e Giappone. Neanche la Cina ha interesse a precipitare il mondo in una situazione del genere”.

Un po’ di prudenza è comunque consigliabile in quanto

la Cina non ha ancora deciso se preferisce avere come presidente Trump o Biden. Sicuramente Warren e Sanders sarebbero i meno graditi in quanto adotterebbero posizioni ancora più difensive sul commercio. Biden sarebbe invece il candidato migliore”.

Potrebbe però non essere lui a giocarsi la Casa Bianca.

“Al momento Biden è l’unico che può battere Trump – conclude Matt Browne – ma non credo che alla fine sarà lui a correre per le elezioni presidenziali. Per diverse ragioni: appare molto stanco e la sua raccolta fondi procede a rilento, è molto bassa”.