Scandalo kazako: ma Alfano mente, quando dice di “non essere stato informato”?

16 Luglio 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – I vertici del Governo non sono stati informati della delicata vicenda dell’espulsione di Alma Shalabayev, moglie del dissidente kazako Ablyazov, e questo rappresenta un fatto gravissimo che non si deve mai più ripetere. Per questo sono state accettate le dimissioni del capo di Gabinetto, Procaccini, e quelle del capo della segreteria del dipartimento, Valeri. E’ questa la linea del Governo che Angelino Alfano ha oggi spiegato al Parlamento – prima al Senato e poi in serata alla Camera – mentre il Pd resta silenzioso e in attesa non nascondendo il forte disagio nel quale sta vivendo le ripercussioni interne di quello che ogni giorno che passa sta diventando sempre più un pasticcio di livello internazionale.

“In queste ore ci preoccupano le molte reazioni a livello europeo di una vicenda che non può essere derubricata ad esclusivo fatto interno”, spiega una fonte governativa dando voce ad alcune perplessità che si stanno materializzando anche a Bruxelles intorno ad una ‘spy story’ che ha ramificazioni in diversi Paesi.

A partire dalla Gran Bretagna dove si trova proprio oggi in visita il premier Enrico Letta. Il quale continua a mostrare nervi saldi anche da Londra: “non ho dubbi che il governo andrà avanti e supererà questi ostacoli”, ha replicato a un giornalista inglese che gli chiedeva se il governo avrebbe retto all’urto progressivo della vicenda kazaka e della eventuale condanna di Silvio Berlusconi. Se il premier fa sfoggio di ottimismo, nel Pd non si nasconde che si profilano giornate ad altissimo rischio per la maggioranza: il ministro dell’Interno passerà infatti dalle forche caudine della mozione di sfiducia individuale – chiesta sia da Sel che da M5S – solo venerdì prossimo. Quasi tre giorni di fuoco che il Colle osserva dall’alto – per ora silenzioso – ma con grandissima preoccupazione.

Anche perchè, mentre il caso Kyenge sembra lentamente riassorbirsi, il Governo è alle prese con la quadratura del cerchio di due provvedimenti decisivi per la vita dell’esecutivo, Imu ed Iva. In questo terreno friabile si inserisce ancora una volta Matteo Renzi che punge la maggioranza chiedendo che sia proprio il premier a metterci la faccia e a riferire in aula. Il sindaco di Firenze cerca di dare corpo all’irritazione di molti parlamentari del Pd che vacillano di fronte ai continui colpi di scena di questo giallo a puntate. Per fortuna dell’esecutivo il voto di venerdì sulla sfiducia ad Alfano sarà a scrutinio palese altrimenti – come si scherza a Montecitorio – “lo spettro dei 101” che impallinarono Prodi avrebbe potuto rimaterializzarsi beffardo.

“La relazione del ministro Alfano è poco convincente e lascia spazio a numerosi ed inquietanti dubbi. Serve l’intervento in aula del Premier Enrico Letta”, motivano i renziani. Mentre il Pdl è compatto a difendere il proprio vicepremier, la compagine governative cerca di serrare i ranghi per resistere a nuovi scoop giornalistici che potrebbero rivelarsi letali: “il Governo deve fare quadrato ed esprimere solidarietà al ministro dell’Interno Alfano perché il lavoro di un ministero si basa sul principio della leale collaborazione”, ricorda il ministro della Difesa, Mario Mauro.

E poi tutti sanno che con le dimissioni di Alfano, o la sua improbabile sfiducia in aula, “sarebbe la crisi”, ha spiegato senza mezzi termini il segretario del Pd Guglielmo Epifani. Nel frattempo, dopo la prima ‘purga’ che ha colpito Procaccini e Valeri, il governo si muove anche all’esterno e ha annunciato che presto sarà convocato l’ambasciatore kazako a Roma. Appuntamento che vedrà però il ministro Bonino potersi interfacciare probabilmente solo con l’incaricato d’affari in quanto l’ambasciatore al momento si troverebbe fuori Roma. (ANSA – di Fabrizio Finzi)

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E’ cominciata nell’Aula del Senato l’informativa urgente del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, sul caso di Alma Shalabayeva e della figlia Alua, le due cittadine del Kazakistan espulse dall’Italia con un provvedimento che è stato poi revocato.

“Sono qui per riferire di una vicenda di cui non ero stato informato”. Dal Governo “massimo impegno per la protezione internazionale” delle due cittadine kazake espulse dall’Italia”. “Nessun ministro del governo” è stato informato di quanto avvenuto nel caso Ablyazov. Lo ha detto il ministro dell’Interno al Senato.

“In nessuna fase della vicenda i funzionari italiani hanno avuto informazione alcuna che Ablyazov fosse un rifugiato politico e non un pericoloso latitante”. “Non è mai stata presentata domanda d’asilo da parte di Alma Shalabayeva”. Lo ha detto il ministro dell’Interno ricordando che la richiesta è stata avanzata dai legali solo in un secondo tempo. “La donna – ha aggiunto – non ha mostrano neppure nessun permesso di soggiorno”.

“Le espulsioni non vengono segnalate al ministro”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Angelino Alfano al Senato riferendo i contenuti della relazione del capo della Polizia sulla vicenda di Alma Shalabayeva. Le informazioni al ministro dell’Interno vengono selezionate e classificate dal Capo di Gabinetto e dal capo della Polizia o suoi sostituti.

L’insistenza con la quale i diplomatici del Kazakistan si sono mossi per il rimpatrio di Alma Shalabayeva e della figlia imponeva che il ministro fosse informato.

Il ministro Alfano ha accettato le dimissioni del capo di Gabinetto del Viminale prefetto Giuseppe Procaccini. “Ho chiesto al capo della polizia una riorganizzazione complessiva del dipartimento della Ps, a cominciare dalla direzione centrale dell’immigrazione. Ho accettato le dimissioni del mio capo di gabinetto e proposto l’avvicendamento del capo della segreteria del dipartimento”.

La mozione di sfiducia nei confronti del ministro Alfano verrà esaminata dall’Aula del Senato venerdì prossimo alle 8.30. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama. Il voto comincerà alle 12,30.

Il Capo di Gabinetto del ministro dell’Interno, prefetto Giuseppe Procaccini, si è dimesso in relazione alla vicenda Ablyazov. Avrebbe presentato una lettera al ministro in cui spiega i motivi per cui lascia l’incarico. Chi lo ha visto lo descrive provato e commosso.

Epifani: Procaccini dimesso fatto non usuale,aspettiamo carte – Che il capo di gabinetto del ministero degli Interni si sia dimesso “non è un fatto usuale, non ricordo uno con un ruolo così importante dimissionario”, per il resto “vediamo le carte e capiamo cosa il governo decide di fare e poi faremo una valutazione corretta”. Lo ha detto il segretario del Pd Guglielmo Epifani al videoforum di Repubblica.it parlando del caso kazaco.

“Se sapeva e ci sono fatti acclarati va da se ma se non sapeva realmente, ma io mi domando perchè è stato fatto a sua insaputa, cosa c’è dietro e sarebbe stato più inquientante”. Lo afferma Epifani a proposito dell’ipotesi di dimissioni di Alfano.
Sulla mozione che chiede le dimissioni di Alfano il Pd aspetta di “leggere le carte”. Una mozione, comunque “prematura”: “qui – ha aggiunto – c’è la corsa a far subito”. Si sarebbe dovuto attendere che il governo riferisse e poi “sulla base di quello si decide la mozione di sfiducia verso chi e perché”.

Franceschini, relazione Pansa pubblica – “Su questa vicenda nell’interesse di tutti serve la massima trasparenza per questo il governo ha chiesto che la relazione del Capo della Polizia fosse resa pubblica dal ministro dell’Interno”. Lo ha detto il ministro Dario Franceschini a margine della capigruppo del Senato.

La relazione del capo della Polizia, Alessandro Pansa, sul caso Ablyazov è sul tavolo del ministro dell’Interno, Angelino Alfano. Nella relazione Pansa ricostruisce le fasi e i passaggi burocratici della vicenda che ha portato all’espulsione dall’Italia della moglie e della figlia del dissidente kazako.

“Nessuna informazione è stata data al ministro Alfano”. E’ quanto si legge nella relazione Pansa sul caso Ablazov, secondo quanto si apprende da fonti del Viminale.

“Non faccio valutazioni, dico solo da ex ministro dell’Interno che casi del genere erano gestiti dalla struttura con il coinvolgimento di tutti, anche ovviamente del ministro”. Così il segretario della Lega, Roberto Maroni, ha risposto a chi gli chiedeva se ritenga che il ministro Alfano debba dimettersi per la gestione del caso Ablyazov.

La Farnesina “valuterà i termini delle iniziative da assumere presso le aurotità kazake”, in particolare per capire “come l’ambasciatore abbia potuto accedere agli uffici del Viminale. Sicuramente non si è rivolto a noi”. Lo ha detto il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli in Commissione Esteri della Camera.

La Farnesina sta lavorando “non solo a livello bilaterale” con il Kazakistan, ma anche “con gli uffici dell’Unione europea e in stretto contatto con il presidente della Commissione Ue Barroso”. Ha aggiunto Pistelli.

Aisi, noi estranei alla vicenda – L’Aisi non è stato coinvolto nella vicenda della cattura della moglie della figlia del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov. E’ quanto il direttore del servizio segreto interno, generale Arturo Esposito, ha riferito oggi al Copasir.

“Con questa audizione – ha spiegato il vicepresidente del Copasir, Giuseppe Esposito – è stata confermata la completa estraneità del nostro servizio alla vicenda, che è stata soltanto un’operazione di polizia attuata su richiesta di Interpool e Criminalpol. I servizi – ha aggiunto – non se ne sono mai occupati come ci ha anche comunicato con una lettera il direttore del Dis, Giampiero Mazzolo”. (ANSA)

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Roma, 16 lug. (TMNews) – Nel caso Shalabayeva gli interrogativi “sono tanti” e se “a molti la relazione di Pansa dà risposta, altri meritano approfondimento”. In particolare “va capito non solo cosa è successo, ma perchè? Chi ha deciso, per quali fini, per quali progetti. Ci vuole trasparenza”. Lo ha detto il senatore Claudio Martini, intervenuto per il Pd nel dibattito seguito all’informativa del ministro Alfano.

“In questo momento girano voci e illazioni: il gas kazako, i servizi segreti… Le ombre vanno rimosse. Non ci interessa la dietrologia, ma il Parlamento deve sapere su che terreno ci muoviamo”, dice Martini. Dunque, dice rivolto ad Alfano, “prendiamo atto del suo intervento, e del dato essenziale e cioè che non è stato informato il ministro”. Ma “ci riserviamo l’approfondimento di tutti gli elementi informativi che ci ha dato, che sono tanti”.

Perchè la vicenda “è grave”, è “un atto che dà un colpo serio all’immagine del Paese, in un momento in cui non ne avevamo bisogno”, e che chiama in causa “temi rilevanti per ogni democrazia: la tutela dei diritti umani, ancora di più quando ci sono di mezzo donne e bambini; l’efficacia delle azioni di Polizia; la catena di responsabilità nelle amministrazioni dello Stato; la trasparenza”. Questioni “delicatissime”, insiste Martini, “che non possono concludersi con esiti incerti e incompleti”.

Dunque “si tengano accesi tutti i riflettori sulla vicenda, perchè non è detto che questa vicenda abbia detto tutto”. In particolare, il senatore Democratico pone alcuni interrogativi: “Perchè le autorità diplomatiche kazake possono rivolgersi alle nostre strutture di Polizia con tanta dimestichezza? Perchè l’attenzione spasmodica su una donna e una bambina non ha destato sospetti? A che punto sono i rapporti con le autorità kazake?”.

Su tutti questi aspetti “il Governo tenga informato il Parlamento”. Quanto ai provvedimenti presi, “occorrevano sanzioni, ci sono state. Non è la ricerca di capri espiatori, ma la necessità di ripristinare valori e gerarchie”. E “non solo sulle procedure burocratiche occorre che quanto successo non avvenga mai più, ma anche sulla caduta nel rispetto dei diritti umani: mai più”.

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A poche ore dalla consegna della relazione del capo della Polizia Pansa sul caso Shalabayeva, si è dimesso il prefetto Giuseppe Procaccini, capo di gabinetto del Ministero dell’Interno. E’ quanto confermano fonti del Viminale, secondo cui sarebbe stato lui stesso a presentare le dimissioni, in relazione alle polemiche politiche suscitate dalla vicenda della moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov.

Intanto è all’attenzione del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, la relazione del capo della Polizia, prefetto Alessandro Pansa, sul caso. Il documento che ricostruisce la vicenda è stato consegnato al Viminale. Alfano riferirà in Senato alle 18 sulla vicenda.

Mentre nell’audizione di oggi al Copasir, il direttore dell’Aisi, generale Arturo Esposito, ha assicurato che il servizio segreto interno non è stato per nulla coinvolto nella vicenda. “E’ stata confermata la completa estraneità dei Servizi segreti, essendo un’operazione solo di polizia”, ha aggiunto Esposito.

Che il capo di gabinetto del ministero degli Interni si sia dimesso “non è un fatto usuale, non ricordo uno con un ruolo così importante dimissionario”, per il resto “vediamo le carte e capiamo cosa il governo decide di fare e poi faremo una valutazione corretta”, ha commentato il segretario del Pd Guglielmo Epifani al videoforum di Repubblica.it parlando del caso kazaco.

“Non faccio valutazioni, dico solo da ex ministro dell’Interno che casi del genere erano gestiti dalla struttura con il coinvolgimento di tutti, anche ovviamente del ministro” ha detto Roberto Maroni a chi gli chiedeva se ritenga che il ministro Alfano debba dimettersi per la gestione del caso Ablyazov.

La Farnesina “valuterà i termini delle iniziative da assumere presso le aurotità kazake”, in particolare per capire “come l’ambasciatore abbia potuto accedere agli uffici del Viminale. Sicuramente non si è rivolto a noi” ha dichiarato il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli in Commissione Esteri della Camera.

Intanto, chiede al governo italiano di indagare e rendere pubbliche tutte le circostanze che hanno portato all’espulsione illegale della moglie e della figlia dell’oppositore politico kazako Mukhtar Ablyazov, Amnesty International. ”Le autorità italiane devono assicurare che vi sarà un pieno accertamento dei fatti, inclusa ove necessario l’apertura di procedimenti penali, per ogni violazione dei diritti umani delle due persone espulse – dichiara John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty – Solo in questo modo potrà essere messa da parte ogni accusa di collusione con le autorità del Kazakistan”. ”L’annullamento dell’ordine di espulsione – sottolinea Dalhuisen – è un piccolo passo avanti in una vicenda che richiede trasparenza e assunzione di responsabilità a ogni livello da parte delle autorità di polizia e di governo. E’ grottesco che una donna e sua figlia siano state portate in tutta fretta su un aereo privato, senza un giusto processo, e inviate in un Paese dove sarebbero state a rischio di persecuzione”.