SCANDALO GRASSO: ANCHE IL NYT CHIEDE LE DIMISSIONI

17 Settembre 2003, di Redazione Wall Street Italia

Adesso manca solo un commento della Casa Bianca. Dopo gli operatori di Borsa, la Securities and Exchange Commission, i responsabili della contabilità degli Stati della California, della Carolina del Nord e di New York, tocca al primo quotidiano americano chiedere la testa di Richard Grasso, presidente del New York Stock Exchange al centro delle critiche per la sua paga-record da 139,5 milioni di dollari.

Ad invitare Grasso a farsi da parte e a godersi privatamente l’ ingente somma è il New York Times che dedica al numero uno della Borsa un duro editoriale. Il presidente del Nyse – scrive il quotidiano – “renderebbe un grande servizio dimettendosi rapidamente. Prima se ne va, e con lui un numero di suoi direttori, prima il principale mercato finanziario mondiale può iniziare a riconquistare la piena fiducia delle società quotate e del pubblico degli investitori”.

Un invito – quello del giornale newyorchese – diretto e senza mezzi termini, che va rafforzare le prese di posizione manifestate negli ultimi giorni da diversi esponenti della scena finanziaria statunitense. “Un’ altra ragione per la quale Grasso dovrebbe farsi da parte – attacca ancora il Nyt – è il suo ritardo nel promuovere una riforma societaria” sia in relazione al mercato sia in relazione alle aziende che su questo sono quotate.

“Le questioni della sua paga e della sua scaletta di lavoro sono collegate” – conclude l’ editoriale – poiché difficilmente la Borsa può imporre regole e “standard stringenti” alle società scambiate quando “lo stesso presidente della Borsa” compie “molte di quelle cose che hanno sollevato lo sdegno degli investitori”.

Le parole del New York Times arrivano all’ indomani della richiesta di dimissioni indirizzata a Grasso dai responsabili contabili della California (Phil Angelides), della Carolina del Nord (Richard Moore) e dello Stato di New York (Alan Hevesi). In particolare, la richiesta avanzata dalla California assume un tono estremamente forte, poiché accanto alla voce del suo Tesoriere si sono alzate quelle dei fondi pensione dello Stato, forti di un capitale gestito superiore ai 200 miliardi di dollari.

Dal canto loro, gli Stati dell’ Unione hanno fatto seguito agli operatori di Borsa – i quali hanno avviato una petizione per invitare Grasso alle dimissioni – e alla Sec la quale, ieri, ha chiesto alla Borsa ulteriori informazioni sul suo stipendio dopo quelle ottenute nei giorni scorsi.

Proprio la Sec – che, verso il Nyse, ha solo un potere di persuasione morale senza potere intervenire dal punto di vista disciplinare – aveva spinto il New York Stock Exchange a rendere noti, in una lettera di 12 pagine, tutti i punti fondamentali legati alla corresponsione della retribuzione a Grasso. Questa è composta da 139,5 milioni di dollari tra fondi bancari (40 milioni di dollari), benefit pensionistici (51,6 milioni di dollari) e incentivi (47,9 milioni di dollari) senza contare il bonus da 48 milioni di dollari da qui al 2007 rifiutato dallo stesso Grasso.